| Guida agli Accoppiamenti: Valutazione genetica dei riproduttori |
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| Scritto da Nicola Cacciola |
| Mercoledì 12 Novembre 2008 01:42 |
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Ero incerto se scrivere o meno questa parte. Probabilmente sarebbe stato più comodo, per la comprensione dei lettori meno esperti, distribuire alcune semplici nozioni di genetica lungo l’intero articolo. Credo che una tematica del genere, debba essere trattata in modo approfondito ed è sicuramente insufficiente lo spazio che le sto dedicando. Quando si parla di selezione, e quindi di accoppiamenti mirati, non si può escludere la scienza genetica, perché è su questa che ogni allevatore deve far riferimento per la scelta dei riproduttori. di Nicola Cacciola QUINTA PARTE - Dunque è bene parlarne, anche se qui lo farò in modo piuttosto limitativo. Ho più volte utilizzato l’espressione “salute di razza”, ma cosa significa effettivamente? Purtroppo c’è da sottolineare, in ambiente cinofilo e in particolare nell’allevamento di alcune razze canine, una superficialità allarmante nella valutazione genetica delle linee di sangue e quindi dei riproduttori. Spesso e volentieri le scelte di allevamento si basano sulla semplice valutazione delle caratteristiche esterne (fenotipo), trascurando quello che in effetti è il nocciolo della selezione animale: il genotipo. Quando accoppiamo due animali, dovremmo conoscere abbastanza bene ciò che ognuno di questi potrebbe trasmettere alla discendenza e ciò che l’incrocio potrebbe produrre. Limitarsi alla scelta di campioni di bellezza o di lavoro, solo per la gloria di aver utilizzato esemplari referenziati o per tentare di saziare i nostri gusti personali, può essere molto rischioso. In gara il giudice assegna il primo posto al cane che dimostra di avere caratteristiche tipiche e maggiormente vicine a quelle descritte dallo standard di razza, ma questo non ci dice nulla sulle caratteristiche silenti che il soggetto potrebbe passare alla prole. Sui pedigree dei nostri cani leggiamo i nomi di ben 30 soggetti. Ognuno di loro (senza considerare gli avi delle generazioni più indietro...) è stato scelto presumibilmente per le ottime garanzie riproduttive, ma ciò non toglie che oltre ai pregi avrebbe potuto trasmettere anche dei difetti. Leggiamo anche 15 accoppiamenti responsabili di effetti diversi. Il soggetto finale, il nostro riproduttore, si porta dietro gran parte delle caratteristiche, sia positive che negative, di tutti i 30 soggetti ma anche gli effetti che hanno prodotto gli incroci tra questi. Tali caratteristiche possono esprimersi a livello fenotipico ma possono anche rimanere nascoste per tutta la vita del cane e comunque essere trasmesse alla progenie. Senza un’accurata analisi genetica del pedigree quindi, l’allevatore correrà rischi più o meno gravi, a seconda dei caratteri silenti posseduti dal riproduttore. Il discorso si complica ulteriormente se consideriamo che la maggior parte delle malattie genetiche frequenti in alcune razze, sono dovute all’effetto cumulativo di più geni e quindi difficilmente estinguibili senza che si sia in grado di riconoscerne le cause reali. Ad esempio la displasia dell’anca, è uno dei crucci maggiori degli allevatori di alcune razze di grande mole. Si è visto che la sua incidenza non è attribuibile ad un effetto genico vero e proprio, ma casomai ad una predisposizione genetica. Ciò significa che l’insieme di più caratteristiche, associate all’effetto ambientale, possono avvantaggiare o meno la comparsa di questa grave patologia scheletrica. Cosa può fare quindi l’allevatore per evitare di favorire tale malattia? Deve valutare ogni singolo soggetto che insieme agli altri, costituisce l’albero genealogico del proprio riproduttore e, attraverso alcuni sistemi statistici, deve essere in grado di elaborare delle stime capaci di dire se e quanto esiste la probabilità di produrre cani displasici, attraverso un determinato accoppiamento. I dati dei quali l’allevatore può servirsi per calcolare delle stime attendibili, sono sostanzialmente di due tipi: le registrazioni e le testimonianze di altri allevatori. Per intenderci, le prime indicano dei valori relativi all’esito di test di controllo per le malattie ereditarie. Nel loro insieme questi valori, ci consentono di stabilire quali siano le quote di incidenza di una malattia in un determinato ceppo. Le testimonianze degli allevatori invece, se pur meno attendibili rispetto alle registrazioni, possono offrirci ulteriori informazioni sul tipo di trasmissione genetica di alcuni riproduttori per certe caratteristiche. Solo così potremo avere la certezza di selezionare, realmente, cani sani. La salute della razza è in stretto rapporto a quella dei riproduttori (specialmente quelli utilizzati maggiormente) e dipende unicamente dagli allevatori. Tratto da "Guida agli Accoppiamenti" di Nicola Cacciola
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