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Allevatori di razza PDF Stampa E-mail

Scritto da Renata Fossati   
Venerdì 23 Gennaio 2009 06:43

Allevare una razza significa conoscerla, amarla e rispettarla. Conservarne e migliorarne le caratteristiche è un’arte che solo gli “allevatori di razza” sanno mettere in pratica. La genetica non è certo un’opinione e gli studi e le continue ricerche effettuate in ambito cognitivo e psicologico fanno parte di un grande mosaico che ridefinisce il cane in una continua evoluzione sociale, comportamentale ed emotiva. Le circa 400 razze canine di cui oggi disponiamo sono il frutto di una ricerca che all’inizio godeva di una grane parte di empirismo, per tentativi ed errori nella speranza di ottenere soggetti adatti ad una certa funzione che avessero un aspetto morfologico di tali fattezze e che si riproducessero con regolarità nella progenie.


di Renata Fossati

Oggi la ricerca in campo genetico si è evoluta a tal punto che di recente in Inghilterra la BBC ha mandato in onda un documentario nel quale si paventava che alcuni allevatori per ottenere soggetti sempre più rispondenti a canoni estetici superlativi, avessero mandato a farsi benedire ogni tipo buon senso e travalicato qualsiasi codice etico, al punto tale che il Kennel Club ha aperto un’inchiesta al riguardo. Dal metodo empirico alla manipolazione genetica, la selezione delle razze conosce nuove frontiere e non resta che affidarsi all’umanità di chi opera nel campo. Ma facciamo un passo indietro. All’inizio dell’opera di selezione, uno solo era lo scopo che muoveva il progetto: creare un ausiliario che aiutasse l’uomo nell’assolvere dei compiti precisi. Venne così il cane da guardia, da guerra e da caccia; da slitta e da pastore e solo nel Medio Evo alcune dame di Corte presero ad occuparsi di cuccioli piccoli e fragili che i loro mariti avrebbero soppresso perché inadatti a qualsiasi funzione: nacquero così i primi cani da compagnia. In qualsiasi parte del globo, l’evoluzione delle razze canine è andata di pari passo con l’evoluzione dell’uomo e da qualsiasi latitudine la si voglia guardare, il risultato è sempre lo stesso: ausiliari creati per assolvere ad un compito preciso. Per secoli è stato fatto un lavoro di selezione in merito alla funzione. Tutto questo ha fatto si che si creasse una “banca dati” non solo di tipo morfologico ma anche di tipo attitudinale, cognitivo ed emotivo. Questa memoria remota la definiremo “memoria di ceppo”.
A seguire, l’opera di selezione moderna delle razze ha creato all’interno di ognuna di esse correnti di sangue specifiche, quello che in gergo viene normalmente chiamato “piano di allevamento”, laddove l’allevatore effettua accoppiamenti mirati al fine di ottenere soggetti sempre più aderenti allo standard. In questo caso viene creata, nel tempo, una seconda memoria che definiremo “memoria recente di razza”. Questi due tipi di memoria andranno ad influire sulle caratteristiche intellettive, comportamentali, emotive ed esperienziali del cane in quella che, per riassumere, definiremo come la sua indole, ovvero, la sua soggettività, il suo essere unico ed inimitabile. Le ricerche effettuate da Elaine, Ostrander, Parker, Kim, Sutter, Carlson, Lorentzen, Malek, Jhonson, Hawkin, De France, Kruglyak pubblicate sulla prestigiosa rivista Science hanno dimostrato che il cane ha modificato, durante il periodo della domesticazione e della selezione, il suo processo cognitivo differenziandosi dai lupi per la sua capacità di socializzazione e di interazione con l’uomo. Come a dire che la banca dati della genetica non contiene solamente dati relativi all’aspetto morfologico delle razze, ma raccoglie e mantiene anche aspetti legati alla funzione per la quale fu selezionato: attitudini, istinti, sensibilità e intelligenza in altre parole, la sua maniera di vedere e di interagire con l’ambiente in cui vive.
Alcuni degli esempi più banali che possiamo riportare è quello di un Samoiedo che non conosce il concetto di “fare la guardia” dato che nella tundra desolata nella quale viveva il concetto di “persona estranea” non esisteva. Il suo abbaiare è dovuto alla curiosità, in realtà, vuole farsi coccolare da chiunque; purtroppo, ha una fiducia estrema in tutte le persone. Oppure, l’istinto innato del Border Collie nel radunare le pecore; quello di un Setter nel fermare il selvatico o di un Segugio nel seguire una traccia, e potremmo andare avanti all’infinito. La memoria genetica di ceppo non si può spegnere come se fosse un interruttore. E allora, parliamo anche dei cani che un tempo erano denominati “da guardia e da difesa” e di quei molossoidi di origini asiatiche o europee che attualmente sfilano, splendidamente presentati, sui nostri ring. Selezionati per difendere e non per offendere, o per la caccia grossa, o per proteggere mandrie e greggi in territori isolati in condizioni climatiche difficili, spesso lontani da ogni tipo di contatto sociale. Dotati di una muscolatura possente, di una tempra eccezionale e di una dedizione al compito commuovente: cani speciali per persone speciali. L’allevamento di queste razze comporta una passione ed una competenza fuori dal comune. Mettere in fila tutta la massa muscolare, posizionare tutte le articolazioni, mantenere il pelo, l’espressione, il portamento della coda; il pigmento e la giusta dentatura; fare i conti con le inevitabili patologie genetiche e conservare il carattere stabile, affidabile e sicuro.
E’ come comporre un’opera d’arte e solo gli allevatori esperti lo sanno fare. Anche di questo stiamo parlando, del corretto sviluppo di queste splendide razze nel nostro Paese. Perché acquistare un cane al di fuori dall’ambito degli allevatori potrebbe comportare dei rischi. Perché gli allevatori possono offrire garanzie non solo riguardanti il futuro aspetto morfologico del cucciolo ma anche sulla sua indole, sulle esigenze della razza affinché al cane venga garantita una vita serena e dignitosa all’interno della famiglia. Un allevatore questo lo può fare perché conosce bene sia la memoria di ceppo che quella recente che riguarda il suo allevamento ed anche la razza in generale. Perché portare a casa un cane che pesa pochi chilogrammi non è la stessa cosa che portarne uno che ne pesa 70, 80 e oltre. Perché l’indole dei cani non è un’opinione ma un dato di fatto, ed anche perché la socializzazione e l’educazione di un cucciolo – che restano assolutamente indispensabili - non possono cambiare la natura di una razza ma semplicemente la rendono più adattabile e gestibile al nostro vivere comune. Acquistare un cane di una determinata razza senza saperne leggere i segnali può diventare scomodo, difficile,ingestibile ed anche pericoloso. E chi meglio di un allevatore che magari ha dedicato tutta la sua vita alla conoscenza, alla ricerca alla cura di una razza, lo può fare? Nessuno.
I cani sono cultura, sono gli ausiliari della nostra vita: compagni di una solitudine, sostegno per un disabile, salvezza per un disperso. Assolvono a compiti diversi perché diverse sono le loro origini ed i compiti loro richiesti, ma tutti sanno stare accanto all’uomo a patto che l’uomo conceda loro una vita dignitosa. Siamo stanchi di bollettini di guerra. Gli incidenti accadono perché manca la conoscenza, il concetto di responsabilità, il comune buon senso, manca persino la logica: una persona che pesa 50 kg non è fisicamente in grado di trattenere un cane che ne pesa altrettanti o di più. Manca il senso critico, il senso civico, l’umiltà e la buona volontà di imparare e di ascoltare i consigli degli esperti. Manca l’informazione, l’attenzione e la sensibilità che dovrebbero accompagnare la scelta di prendersi un cane: ma quale cane? Perché di una cosa siamo certi: i cani non sono tutti uguali e solo gli allevatori hanno una conoscenza adeguata ad ogni circostanza. Per una scelta responsabile nel rispetto del vivere comune e del comune buon senso.





Tratto da "I nostri cani" Enci, Maggio 2007



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