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L'utilità dello ZTP PDF Stampa E-mail

Scritto da Nicola Cacciola   
Giovedì 29 Gennaio 2009 03:22

Lo ZTP o prova di idoneità alla riproduzione, è un test ideato dagli allevatori tedeschi, per valutare i tratti caratteriali, morfologici e attitudinali di alcune razze. Quindi nel complesso,l’esame dei soggetti, prevede un esito relativo alla funzionalità del cane. Il suo utilizzo, da parte delle associazioni specializzate, ha come obiettivo finale quello di salvaguardare la salute genetica della razza, dove per “salute genetica”, si intende tutto ciò che ha a che fare con le performance fisiche, psichiche e attitudinali in qualche modo trasmissibili da una generazione all’altra. In teoria lo ZTP ha una valore importante per la selezione di una razza ma, in pratica, la sua efficacia è direttamente proporzionale al suo utilizzo.


di Nicola Cacciola

Cerchiamo di capire meglio quest’ultimo concetto, attraverso dei facili esempi. Nella razza Rottweiler, lo ZTP prevede l’esclusione dei soggetti prognati, eppure ancora oggi sono tanti i riproduttori che trasmettono questo difetto. Lo ZTP avrebbe dovuto limitare l’incidenza del prognatismo, ma in realtà questo non è avvenuto o perlomeno non i modo significativo. Come mai? La risposta è semplice, e chi ha un minimo di dimestichezza con l’allevamento, può facilmente intuire le ragioni di alcuni insuccessi. Le cause possono essere riassunte dicendo che, purtroppo, lo ZTP in Italia non è obbligatorio. Ciò significa che l’Ente della Cinofilia Italiana, ammette ai libri genealogici anche l’iscrizione degli individui generati da riproduttori non sottoposti a ZTP, o ancora peggio, da riproduttori che non abbiano superato la prova. Questo vanifica ogni sforzo di selezione attuato per mezzo dello ZTP.

Tornando al Rottweiler, sappiamo che la responsabilità più grande affidata all’allevatore (di qualsiasi razza) è quella di preservare e/o migliorare la salute genetica della razza. Nel caso del Rottweiler, deficit come la displasia dell’anca o il prognatismo, essendo questi difetti ereditari riscontrabili con una certa frequenza, dovranno essere estinti dalle linee di sangue e la loro incidenza, dovrà essere ridotta al minimo. In effetti, lo ZTP, come già detto, vuole dare un contributo importante alla selezione, ed è per questo che gli esemplari displasici o prognati verranno esclusi dalla prova. Se però consideriamo che questi stessi esemplari ,potranno essere impiegati in riproduzione, e che la percentuale dei cani testati è molto bassa, sarà lecito pensare allo ZTP come una prova scarsamente efficace.

Supponiamo di aver sottoposto la nostra fattrice all’esame e di aver conseguito con successo lo ZTP. Questo sarà sicuramente un buon incentivo per utilizzarla in riproduzione. Decidiamo quindi di accoppiarla con un ottimo stallone, anche lui in possesso dello ZTP. Dal momento che i genitori sono stati entrambi sottoposti alla prova, e risultano essere in possesso dei requisiti funzionali richiesti dallo ZTP (e dallo Standard), potremmo in effetti pensare che le probabilità di produrre cuccioli altrettanto pregiati sia alta; tante volte non è così. Se leggendo i pedigree di questi due soggetti, vediamo che la maggior parte degli ascendenti non possiede lo ZTP, e lo stesso discorso vale per le linee collaterali, faremo bene a mettere in conto tutti i rischi del caso.


ZTP


Immaginiamo di trovarci di fronte ad un pedigree come quello illustrato sopra. M2 è la nostra fattrice e P1 è lo stallone che abbiamo deciso di utilizzare. Entrambi hanno lo ZTP e sono quindi certamente esenti da displasia e prognatismo. D’altra parte però solo quattro soggetti su 14 hanno lo ZTP. Cosa significa? Il fatto che M2 e P1 siano sani, non può garantirci che i figli non presenteranno uno di questi due difetti o entrambi. Inoltre, non avendo un quadro chiaro della genealogia, relativo a questi due disturbi ereditari, gli stessi P1 ed M2, potrebbero essere portatori di difetti ereditari come la displasia. Un’altra ipotesi abbastanza inquietante è che uno dei 10 ascendenti non in possesso dello ZTP, potrebbe essere addirittura affetto da prognatismo o displasia. Dunque è senz’altro giusto, in situazioni del genere, considerare l’ipotesi di produrre individui malati.

Quali dovrebbero essere i passi per rendere davvero efficacie la prova dello ZTP? Innanzitutto, gli allevatori delle razze per le quali è previsto questo tipo di test, dovrebbero utilizzare solo ed esclusivamente riproduttori testati. Solo così la media dei soggetti sani potrebbe aumentare in modo costante, di conseguenza, l’incidenza di alcune gravi patologie genetiche verrebbe ridotta drasticamente. Sarebbe opportuno rendere lo ZTP obbligatorio per l’accesso alla riproduzione (non soltanto per il Campionato di Bellezza!), fornendo così agli allevatori, la possibilità di monitorare la frequenza delle malattie ereditarie e quella di valutare le genealogie attraverso una fonte di dati sicura.

Riprendendo l’esempio dell’accoppiamento precedente, e tenendo conto che al momento lo ZTP non è obbligatorio, la prima cosa che dovrebbe fare l’allevatore, sarebbe quella di scartare gli eventuali individui affetti. Dovrebbe poi cercare di sottoporre al test tutti gli altri soggetti (convincendo i proprietari o attivandosi lui stesso), e nel caso decidesse di utilizzarli in riproduzione, scegliere solo partner in possesso di ZTP.

In conclusione credo che di base, sia la concezione errata dello ZTP, da parte di molti allevatori, la causa primaria di alcuni importanti fallimenti. Spesso si acclamano accoppiamenti tra riproduttori con ZTP, senza aver capito che, fondamentalmente, questi stessi accoppiamenti saranno stati inutili se in seguito non verrà adottata la stessa filosofia per i discendenti. Inoltre, bisognerebbe considerare lo ZTP come un test rivolto al miglioramento delle genealogie e quindi della razza e il suo valore relativo, non al singolo individuo testato, ma alla genealogia nel suo insieme. Nessuno può fornire garanzie sulla salute dei nascituri solo perché i genitori sono in possesso di ZTP e, magari, il resto degli ascendenti ne è privo. E’ molto meglio scegliere individui generati da riproduttori non testati, ma provenienti da genealogie costituite da una grande percentuale di esemplari con ZTP, piuttosto che affidarsi ad accoppiamenti del tipo sopra descritto.




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