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Guida agli Accoppiamenti: Test attitudinali PDF Stampa E-mail

Scritto da Nicola Cacciola   
Lunedì 09 Febbraio 2009 12:57


Per alcune razze esistono dei test attitudinali ufficiali, emanati cioè dalle associazioni specializzate di razza, sotto il controllo dell’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana, che attraverso la valutazione complessiva dell’animale, verificano il grado qualitativo e quantitativo delle sue caratteristiche innate o attitudinali. Desidero spendere qualche riga a tal proposito. Ho più volte affermato che il compito principale dell’allevatore è quello di migliorare e valorizzare la razza di cui si occupa. Mi sono soffermato molto sulla salute genetica ma poco è stato detto finora riguardo il patrimonio più antico e prezioso della selezione canina: le caratteristiche attitudinali. Paradossalmente, tali caratteristiche oggi sembrano via via attenuarsi e questa perdita costante, è un importantissimo campanello di allarme per gli allevatori.



di Nicola Cacciola

Le razze sono sempre meno specializzate, ed è anche per questo che alcune di esse stanno vivendo, o hanno vissuto, momenti di precarietà piuttosto preoccupanti. I cani da caccia sono sempre meno abili a cacciare, quelli da utilità e difesa spesso scarseggiano di tempra e così via. Le cause di questo crollo, possiamo attribuirle principalmente a tre ragioni diverse:

  • Scarso utilizzo dei cani. La specie canina venne selezionata in antichità, per produrre diversi tipi di cani utili a soddisfare le esigenze dell’uomo, come la caccia, la difesa personale, la conduzione dei greggi ecc. Tali compiti venivano assegnati ai cani per una necessità reale e certamente non per fini agonistici. I soggetti che dimostravano di avere capacità spiccate, per quella particolare funzione, venivano messi in riproduzione. Dunque, generazione dopo generazione, l’uomo consolidava delle popolazioni canine, fissando i caratteri psichici e funzionali che più gli interessavano. Con l’avvento della tecnologia moderna, questa necessità funzionale è venuta a mancare. L’allevatore oggi non ha il reale bisogno di produrre cani utili e i suoi obiettivi spesso eludono dalla salvaguardia di tali caratteristiche.
  • Concezione del cane. La cinofilia, durante i secoli, si è evoluta verso una concezione dell’allevamento canino più estetica che utile. La grande attenzione che prima era rivolta nei confronti delle gare di lavoro, oggi si è spostata verso quelle di bellezza. Vediamo allevatori sempre più affannati alla ricerca di qualità estetiche, trascurando talvolta quelle attitudinali. Il cane inoltre, ha assunto un posto di rilievo nella società moderna, come animale da compagnia. I gusti pretenziosi della gente, hanno portato a fondere le caratteristiche morfologiche di alcune razze con delle caratteristiche comportamentali del tutto sconnesse da quelle originarie o viceversa. Questi cambiamenti (troppo spesso inutili e superficiali), hanno contribuito in parte, alla dispersione delle qualità attitudinali.
  • Questione economica. L’interesse sempre maggiore nei confronti del cane e della cinofilia in generale, ha portato ad una vera e propria speculazione economica da parte delle aziende rivolte alla distribuzione di prodotti e servizi destinati al cane. Di conseguenza gli allevatori hanno iniziato ad avvertire il bisogno crescente di entrate, capaci perlomeno di compensare le spese. Il business in allevamento, si è dimostrato però essere un’arma a doppio taglio. Se da una parte gli allevatori devono puntare al miglioramento e alla salvaguardia di una razza, dall’altra hanno la necessità di accontentare l’acquirente inesperto. Se l’attenzione del pubblico è maggiormente rivolta ad un certo tipo di cane, può capitare che durante gli anni, quello stesso tipo, diventi un modello da seguire per altri allevatori, indipendentemente dalla sua conformità allo standard. Poiché le richieste dei neofiti si basano perlopiù sulle caratteristiche estetiche, purtroppo molti allevatori si piegano a queste, a discapito di caratteristiche molto più importanti.

Spiegate quelle che a mio avviso sono le cause di questo disinteresse per le qualità attitudinali dei cani moderni, dovremmo parlare dei possibili rimedi. Innanzitutto è bene che ogni allevatore tenga sempre a mente, che ogni razza è nata per uno scopo preciso ed è soprattutto per questo che non alleviamo meticci. Anche vantando degli esemplari eccezionali da un punto di vista estetico, senza che essi posseggano le tipiche predisposizioni naturali ad un certo tipo di attività, in mano non avremmo che un pugno di mosche. Le caratteristiche attitudinali devono necessariamente far parte degli obiettivi della selezione canina, perché senza di essere, il cane di razza non avrebbe ragione di esistere. I test nascono quindi per salvaguardare, controllare e migliorare tali attitudini, avvantaggiando non di poco il lavoro dell’allevatore serio. Ogni cane (appartenente a razze soggette a questo tipo di prove), dovrebbe essere testato per verificare le sue doti naturali ed eventualmente utilizzato in riproduzione e, come per il controllo delle malattie ereditarie, i pedigree stessi dei riproduttori dovrebbero presentare il più grande numero possibile di registrazioni. Solo in questo modo la selezione per tali caratteristiche avrà un certo effetto sulle popolazioni. E’ molto meglio scegliere soggetti con qualche pecca morfologica ma con ottime predisposizioni naturali certificate , piuttosto che optare per cani bellissimi ma privi di qualsiasi verifica attitudinale.

 

 

 

Tratto da "Guida agli Accoppiamenti" di Nicola Cacciola

 



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