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La Natura insegna l'Arte di allevare PDF Stampa E-mail

Scritto da Nicola Cacciola   
Venerdì 15 Maggio 2009 15:10

L’allevamento è un arte e come tale deve essere compreso, appreso e affinato con pazienza e dedizione. L’allevatore, l’artista, è colui che attraverso l’esperienza e la conoscenza accumulate negli anni, si dedica alla realizzazione di nuove ed irripetibili opere d’arte. L’allevamento stesso, nel suo complesso, è un affascinante museo della vita; sta all’artista allevatore far si che il suo allevamento diventi un museo di meravigliose opere artistiche, piuttosto che un museo degli orrori.

di Nicola Cacciola

Esiste museo più incantevole della natura? Le meravigliose opere che Madre Natura compone da milioni di anni, con tanta cura e grazia, possiamo ammirarle in ogni dove e godere di tutto il loro splendore, purché l’uomo non decida di devastare, come è solito fare, questi inestimabili capolavori senza tempo. Credo che ogni allevatore, almeno una volta nella vita, dovrebbe recarsi  in uno di quei magnifici e seducenti luoghi incontaminati che il nostro pianeta conserva ancora in sé; probabilmente ne trarrebbe la lezione più importante. Potrebbe essere già sufficiente alzare gli occhi al cielo e osservare la stoccata di un falco verso una preda, distendere lo sguardo sul nostro Mar Mediterraneo ed immaginare solo per un attimo di quale incantevole e stupefacente biodiversità noi siano testimoni. Solo un stolto non sarebbe in grado di carpire il perfetto equilibrio verso il quale tende Madre Natura: un equilibrio perfetto tra armonia ed efficienza.

Decine di migliaia di anni fa, l’uomo diede il via ad un processo di evoluzione che portò alla trasformazione di alcune popolazioni naturali in quello che oggi è il Canis Familiaris o Cane Domestico. In questo modo si assunse una responsabilità enorme, un privilegio oneroso (non necessariamente onorevole), un impegno non indifferente che avrebbe lasciato in eredità alle generazioni successive: quello di sostituirsi a Madre Natura. Arrogandosi il diritto di creare nuove specie e gestirne le sorti, l’uomo diventa il vero e unico responsabile di tutte le conseguenze che ne derivano,  sia positive che negative (generalmente le seconde sono più frequenti). Se oggi abbiamo cani che mordono i bambini, non è certo colpa loro... se alcune razze sono soggette a gravi malattie, non possiamo che attribuire le cause a noi stessi. Spesso, noi uomini, pecchiamo di avidità, arroganza e ignoranza e a pagarne le conseguenze è l’ambiente circostante e, in particolar modo, le nostre fragili e spesso biologicamente incoerenti, opere d’arte come le razze canine moderne. Possiamo stare pur certi che Madre Natura non commette di questi errori.

Sia l’uomo che la natura volgono verso lo stesso obiettivo di efficienza morfologica, funzionale e fisiologica. Questo però non si traduce quasi mai in un vero parallelismo, anzi, il più delle volte conduce a risultati opposti. Quando la selezione zootecnica porta ad un differenziamento tale da produrre risultati opposti rispetto a quelli osservati nelle corrispettive popolazioni naturali, le cause vanno ricercate nei criteri selettivi e nelle scelte allevatoriali decisamente contro natura. Se diamo per scontato (e dovremmo farlo) che l’Artemide dei Greci sa il fatto suo (e lo dimostra il fatto che esistiamo da milioni di anni), dovremmo ammettere che alcune delle suddette divergenze, siano fondamentalmente aberranti o, se preferiamo, caratteri destinati a (o causa di) estinzione in natura. Se abbiamo abbastanza fegato per ammettere anche  che tante di queste caratteristiche, sono addirittura distintive e definite a favore della purezza di razza, allora è inevitabile pensare che molte delle nostre razze canine si distinguono tra loro per vere e proprie deficienze morfologiche, funzionali e fisiologiche.

Alcune di queste deficienze possono scaturire quando la selezione accanita e il processo di fissazione, portano a risultati non previsti e poi mantenuti ai fini di un miglior sfruttamento zootecnico o per una questione puramente estetica. Altre invece vengono programmate e il loro ottenimento è il risultato di selezione mirata. In entrambi i casi comunque, alcuni di questi caratteri, se incrementati fino all’esasperazione (abitudine antica nel settore cinotecnico), potrebbero essere precursori di un rapido deterioramento della razza.

Si è visto che nel momento in cui cessa il lavoro di selezione, parte un rapido processo di “ritorno alle origini” attraverso il quale le popolazioni riacquisiscono i caratteri atavici. Ciò dimostra chiaramente come la natura sia spesso in disaccordo con le nostre scelte. E’ anche vero che la selezione delle razze domestiche ha come fine principale la massima produttività degli animali allevati, ottenibile tramite l’esaltazione dei caratteri interessati e dato che una modificazione di questo tipo sarebbe inutile in natura, talvolta bisogna ricorrere a metodi di riproduzione piuttosto rigidi a costo di rischiare l’insorgenza di caratteri indesiderati. Si crea una sorta di conflitto tra l’allevatore e la natura, la quale, attraverso diversi fattori ambientali, può ostacolare parecchio il lavoro selettivo e la soluzione consiste nell’isolamento degli animali migliori e dunque nella riproduzione consanguinea a sfavore della variabilità genetica; se questa prassi non viene attuata con i più corretti criteri, può dare come risultato l’evidente difficoltà a riequilibrare le caratteristiche essenziali per l’adattamento ambientale.

D’altra parte, se non si ricorre alla consanguineità, sarà vano ogni tentativo di miglioramento e gli incrementi ottenuti in una generazione andranno via via attenuandosi nelle generazioni successive. Dunque l’allevatore si trova ad affrontare un serio dilemma e saranno le sue capacità intuitive, ma soprattutto la sua preparazione tecnica, a guidarlo verso le scelte migliori.

“Bisogna avere la pazienza di scoprire i riproduttori che vale la pena tenere, bisogna avere la perseveranza di costituirsi una buona stirpe attraverso una selezione molto severa e controllata da un quaderno d’allevamento, bisogna infine avere la pazienza e la perseveranza di studiare le leggi che reggono qualsiasi allevamento e imparare ad applicarle. Nei nostri animali esistono tutte le possibilità. Scoprire queste possibilità e metterle in concordanza con le leggi della natura è l’arte che deve possedere l’allevatore.” Dr. Elio Corti

Solo attraverso la dedizione e lo studio della razza e dei metodi di allevamento più appropriati in relazione alle risorse e alle esigenze, si può giungere a risultati migliorativi e continuativi. La natura ci da un primo grande insegnamento attraverso la sua capacità di adattare le specie selvatiche alle condizioni ambientali più estreme. Ciò dipende da una variabilità capace di avvantaggiare la selezione naturale degli organismi più adatti a sopravvivere.  In questo è certamente favorita dall’assenza degli obiettivi puramente estetici che riempiono abbondantemente gli Standard delle nostre razze canine.  In sostanza la natura si serve di risposte prettamente biologiche, rappresentate dal tasso di riproduzione e sopravvivenza dei singoli individui: solo i migliori sopravviveranno! Nell’allevamento domestico, spesso sopravvivono anche od esclusivamente i “peggiori” e quando la capacità riproduttiva o la longevità iniziano a diminuire, l’uomo pone rimedio con metodi alternativi (vedi fecondazione artificiale) piuttosto che agire con una selezione che miri al miglioramento biologico e all’adattamento. In effetti i nostri Standard sono stracolmi di caratteristiche non strettamente correlate alle funzioni vitali degli animali e l’impegno necessario per il loro raggiungimento, spesso è causa di nonchalance per caratteri ben più importanti. Dunque risulta fondamentale un equilibrio selettivo che porti al miglioramento e al mantenimento dei caratteri distintivi, pur conservando, nel contempo, le caratteristiche fondamentali per la sopravvivenza. Questo tipo di equilibrio lo si può ottenere combinando l’uso della consanguineità con quello dell’outcrossing, al fine di purificare o migliorare un numero non troppo elevato di caratteristiche e mantenendo così una certa eterogeneità genetica che offrirà all’allevatore maggiori chance di selezionare validi riproduttori.  Limitando i caratteri da selezionare infatti, non solo i risultati saranno più veloci (vista la maggior possibilità di scelta dei riproduttori) ma si limiteranno i rischi della consanguineità poiché si potrà agire su ceppi non eccessivamente inincrociati.

Se il nostro obiettivo principale è la migliore espressione possibile dei caratteri morfo-funzionali distintivi, la natura ci insegna che la salute e la fertilità sono essenziali per la continuità di una specie. Andranno perciò scartati, a qualsiasi prezzo, i soggetti che si sono dimostrati inefficienti dal punto di vista riproduttivo e/o portatori di caratteri letali o subvitali. Anche se qui non parliamo di sistemi selettivi in termini pratici, bisognerebbe aggiungere ugualmente che è importante partire sempre da capostipiti sani, vigorosi, fecondi e resistenti alle malattie.

Ancora, Madre Natura ci insegna che la forza di una specie sta nella capacità di trasmettere ai discendenti i caratteri utili alla sopravvivenza. Analogamente l’allevatore dovrà scegliere solo animali eccezionali dal punto di vista genetico e per farlo dovrà basare le sue scelte sulla valutazione delle genealogie e degli eventuali discendenti dei riproduttori che intende utilizzare.

Dovremmo riconoscere che la natura è molto più in gamba di noi e le sue strategie di selezione molto più efficaci delle nostre. La bellezza delle sue opere consiste in un equilibrio biologico perfetto. Essa ci suggerisce di non forzare troppo la mano e di aver cura delle nostre opere, affinché potremo dire un giorno, di esserci sdebitati nei suoi confronti e in quelli della nostra così fragile specie canina.



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