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Studi sulla fertilità hanno indicato che molti fattori influenzano il numero dei nati della cucciolata. Whitney ammette che l’ovulazione avviene di solito nel 16° o 17° giorno del periodo del calore (circa il 5° giorno dell’estro) e che gli accoppiamenti fatti verso il 15° giorno sono i più fertili. Alcuni consigliano di effettuare gli accoppiamenti nel primo giorno in cui la cagna accetta il maschio (allorché probabilmente ha luogo l’ovulazione) e successivamente a giorni alterni fino a che la cagna rifiuterà il compagno, nel caso che l’ovulazione sia continua o ritardata (Kelley, 1949).
Altri (Hancock e Rowlands) trovarono una fertilità massima quando si aveva un accoppiamento nei primi quattro giorni di estro ed un secondo 48 ore più tardi. Nel suo lavoro sugli Airedale, Foxhound, ibridi Foxhound x Airedale e bastardi, Rowlands (1951) confrontò il numero dei concepimenti risultanti da uno o da due copulazioni, trovando che negli Airedale e nei bastardi vi era una differenze del 32% a favore della doppia copula, posto che la prima non avvenisse oltre il quarto giorno dall’inizio dell’estro comportamentale e la seconda 48 ore dopo la prima. La percentuale media di concepimento in questi due gruppi era del 60% per una singola copula, mentre la media di tutti gli animali (i quattro gruppi in studio) fatti accoppiare almeno due volte ogni durante ogni ciclo fu del 87% (per un totale di 86 cicli). Qualche allevatore afferma che non è opportuno permettere il ripetersi dell’accoppiamento dopo più di due giorni dal primo, dal momento che possono aversi cuccioli di età diverse, portando a qualche nato prematuro con sviluppo imperfetto (Spreull, 1949). Newberry e Gier rilevarono che la gravidanza può essere assicurata con una singola copula entro le 24 ore dal primo apparire di leucociti nel secreto vaginale, ma Rowlands ritiene che l’estro sia caratterizzato dalla presenza di cellule epiteliali corneificate nel cecreto, ed il suo termine dalla ricomparsa dei leucociti.
Le dimensioni della cucciolata mostrano una forte correlazione con quelle della razza, per cui le razze più grandi hanno cucciolate più numerose. Sono stati fatti alcuni studi interessanti su questo argomento, ed i più importanti (Heape, 1908; Drucksesi, 1935; Whitney, 1927) trattano anche del rapporto tra i sessi (numero di maschi ogni 100 femmine). Questo rapporto è più alto nelle razze grandi che nelle piccole, facendo pensare che il limitato numero di figli prodotti dalle razze più piccole possa essere dovuto al sovraffollamento nell’utero, con una mortalità più alta tra gli embrioni maschi, piuttosto che ad una minore produzione di ovuli. Winzenburger (1936) stabilì però che nei Pastori Tedeschi il rapporto tra i sessi diminuisci con l’aumentare della dimensione della cucciolata. Heape nota che i levrieri mostrano un più alto rapporto tra i sessi nelle cucciolate nate fra ottobre e dicembre che in altri periodi dell’anno, ma il numero di cuccioli non è riferito in questo testo. Whitney trovò che il rapporto tra i sessi ammontava a 143 nei mesi più freddi e a 116,1 nei mesi più caldi.
Sierts-Roth (1958) analizzò la consistenza delle cucciolate ed il rapporto tra i sessi in relazione all’età dei genitori in 877: figliate registrate di Pastori Ungheresi, comprendenti 5848 cuccioli: il numero ammontava a una media di 6,67 (il massimo era 15) e il rapporto a 105.
Gli esemplari maschi al di sopra degli otto anni tendevano a generare prole meno numerosa, ma sotto gli otto anni l’età del genitore non sembrava avere affetto sulla consistenza della cucciolata.
Le cagne fino all’età di tre anni generavano cucciolate più numerose dopo di che il numero diminuiva; il numero delle cucciolate molto piccole cresceva con l’aumento dell’età dei genitori, ma il rapporto tra i sessi non era alterato. I dati principali su questi argomenti sono riassunti nella seguente tabella: 
Il rapporto tra i sessi nei cuccioli nati morti è più alto di quello dei cuccioli vivi (Drucksesi, 1935), cioè muoiono più cuccioli maschi che femmine al momento o poco prima della nascita, sia dovuta ad una fertilità differenziale probabilmente legata alla maggiore attività dello spermio che porta il cromosoma Y, o a una selezione operata dall’uovo. Il rapporto deve di solito essere più alto al momento della fecondazione che alla nascita, poiché vi sono prove che nascono morti più cuccioli maschi che femmine (Rowlands 1951).
Gli allevatori credono che certe cagne abitualmente generino in prevalenza figli di uno solo dei due sessi; questo può essere uno degli elementi che determinano quell’eccesso di figliate monosessuale notato da Winzerburger (1936), il quale peraltro attribuisce il fatto al gemellaggio monovulare. Whitney (1948) ha prove che tale gemellaggio monovulare esiste nei cani e Duke lo conferma descrivendo due embrioni da lui osservati che avevano in comune il corion (membrana protettiva e nutritiva più esterna dell’uovo fecondato) ed il sacco vitellino. Certe cagne hanno una caratteristica fertilità alta o bassa e Whitney fornisce alcuni interessanti esempi al riguardo.
Hancock e Rowlands (1949) hanno trovato che le cucciolate più numerose nascono in autunno ed inverno, ma il tasso di sopravvivenza è più basso che in altri periodi dell’anno e suggeriscono che ciò può essere dovuto alla maggiore dimensione della cucciolata.
Druckseis stabilisce che gli aborti sono in numero minore nelle cucciolate di sette-dieci cuccioli, ma non tratta dei successivi tassi di sopravvivenza. Rowlands (1951) ha trovato che il 4,6% di 711 cuccioli di 93 cucciolate erano nati morti, il 34% morivano durante le prime otto settimane di vita l’82% dei quali nella prima settimana. Inoltre ha notato che la mortalità è più alta nelle razze pure (Foxhound e Airedale) che nei bastardi o negli ibridi di prima generazione: gli Airedale maschi variavano in quanto a capacità di generare cuccioli vivi, ma poi non c’era differenza nella vitalità della prole che questi cani avevano da cagne bastarde.
Andersen et al. (1952) trovarano che in una colonia di Beagle allevati in condizioni controllate la produzione di cuccioli raggiungeva un massimo alla seconda figliata e diminuiva dopo quattro anni, mentre le madri che partorivano più di sei cuccioli avevano una percentuale più bassa di prole che sopravviveva.
Alcune osservazioni hanno confermato la diffusa credenza che la gestazione tende ad essere più lunga per gli embrioni maschili (o per figliate in prevalenza maschili) che per embrioni di femmine (Heape, 1908; Whitney, 1948). Il periodo di gestazione degli AiredaleTerrier era più corto di quello dei Foxhound e dei bastardi (Hancock e Rowlands, 1949; Rowlands, 1951).
Harrop (1960) parla di una strana forma di sterilità maschile che compare in cani da riproduzione con pedigree immacolato, appartenenti a varie razze, e suggerisce che sebbene non vi siano prove definite, possano esserne all’origine dei fattori ereditari. Takenouchi descrive gli organi genitali anormali di quattro cuccioli Pastori (Tedeschi?) che ritiene siano interessi maschili, ed afferma che l’anormalità può essere di origine genetica. La scoperta che la cromatina sessuale femminile può essere identificata nelle cellule somatiche è stata utilizzata in molti studi su un cucciolo Collie ermafrodita, che con questo metodo venne dimostrato essere geneticamente un maschio (Schultz, 1962); ma nessuna anomalia simile fu trovata nei cani apparentati a questo individuo, per quanto ne poterono essere esaminati.
Sbernardori suggerisce una possibile origine ereditaria della malformazione dell’utero delle cagne, ma ancora non si hanno dati certi di carattere genetico. Tratto da “Genetica del cane” di Marca Burns e Margaret N.Fraser, Olimpia Editore
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