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I Titoli di Bellezza come parametro di scelta PDF Stampa E-mail

Scritto da Nicola Cacciola   
Venerdì 06 Novembre 2009 23:57

I Titoli di Bellezza come parametro di sceltaOggi tutti sanno più o meno cos’è e come funziona un’esposizione canina, tanto che per alcuni, i titoli acquisiti nelle gare di bellezza, diventano gli unici parametri sui quali orientarsi per la scelta dei genitori del futuro cucciolo da portare a casa. Questo sistema di valutazione è, senza ombra di dubbio, un valido supporto per il neofita ma la sua applicazione da parte dell’allevatore richiede una certa dose di cautela, poiché è davvero facile che si riveli in breve tempo un’arma a doppio taglio.

 

di Nicola Cacciola

Negli ultimi tempi l’attenzione dei cinofili, alimentata forse anche da una più semplice preparazione alla gara, si è spostata sempre di più sulle prove di bellezza a discapito della valutazione caratteriale/attitudinale al lavoro. Basti pensare che in Italia, in quasi 10 anni (1999 - 2008), si registrano ben  133 Rottweiler col titolo di “Campione Italiano di Bellezza” ma solo 2 “Campioni Italiani di Lavoro”,  45 Rottweiler “Campioni Internazionali di Bellezza” e nessun “Campione Internazionale di Lavoro”; tali dati sono sconcertanti se si considera che il Rottweiler è un cane da utilità e difesa, cioè adatto e destinato ad affiancare l’uomo in varie mansioni e non certo ad essere relegato quasi esclusivamente al mondo delle sfilate canine; ma il Rottweiler è solo uno dei tanti esempi di come, vogliate perdonare il cinismo, l’apparenza spesso prevale sulla sostanza anche in ambito cinotecnico.

La grande importanza che si attribuisce a questo genere di competizioni è probabilmente legata al business che si è creato attorno all’allevamento del cane, visto che tali passerelle diventano spesso e volentieri vetrine per i potenziali acquirenti dei cuccioli del proprio allevamento. Non c’è nulla di peccaminoso in questo ed è sicuramente un mezzo di propaganda molto più trasparente rispetto ad un sito internet o al pettegolezzo dell’amico... dell’amico! Tuttavia ritengo abbastanza inopportuno, a mio giudizio, il fatto che sempre più cinofili si avvicinino a questo tipo di manifestazioni, esclusivamente per avvantaggiarsi di uno spazio pubblicitario o per il semplice gusto della competizione.

Sarebbe bene capire qual è in effetti il fine zootecnico delle esposizioni di bellezza, comprenderne l’utilità ed acquisire una concezione più tecnica che vada oltre il semplice titolo tanto ambito.

La valutazione cinognostica del cane consiste principalmente nell’osservazione, da parte di un esperto, della conformazione, della tipicità e del movimento del soggetto in esame. In base a questi parametri, il giudice fornirà il resoconto della sua analisi al proprietario, che avrà così la possibilità di conoscere, se pur non dettagliatamente, i maggiori pregi e difetti del proprio cane.

Il giudizio ottenuto non è il semplice parere di un esperto, ma rappresenta il sunto di un esame tecnico  ed oggettivo delle qualità fisiche dell’animale, ed insieme alla qualifica (Eccellente, Molto Buono ecc.) indica se e quanto esso sia conforme allo standard della relativa razza ma anche qual è la sua condizione generale al momento della presentazione in gara. A seconda delle qualità osservate nei concorrenti, il giudice sceglie i soggetti migliori e tra questi il più bello in assoluto, o comunque quello che ha dimostrato di essere tra tutti il più simile al disegno ottimale descritto dallo standard di razza.

I vari titoli di bellezza, a seconda del tipo (Campione Italiano, Internazionale, Europeo, Sociale ecc.), vengono rilasciati al vincitore in una singola gara o in seguito all’acquisizione di punteggi stabiliti dalla Federazione Cinologica Internazionale o dall’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana o dalle Società specializzate e accumulati nel corso della carriera espositiva dell’aspirante campione.

Il campione di bellezza, concettualmente, è quel cane che ha dimostrato non solo di possedere i requisiti minimi (ma fondamentali) di tipicità, ma che risulta essere anche uno dei soggetti più rappresentativi della razza o, in altre parole, il più bello. Tale riconoscimento può essere valido a livello nazionale o internazionale, ma in entrambi i casi può essere conferito soltanto ad un esemplare realmente valido.

Quando il giudice decide di premiare un cane, non emette un verdetto fine a se stesso, ma fornisce un consiglio d’allevamento sulla base della popolazione canina attuale da lui osservata ed esaminata nel corso della sua attività di esperto. Questo avviene sia direttamente che indirettamente. In effetti lo scopo principale delle esposizioni è quello di indirizzare gli allevatori verso la scelta dei soggetti più idonei all’allevamento o lo scarto di quelli non adatti. Il problema sorge quando il titolo diventa più un metro di misura che un consiglio!  E’ ormai un’abitudine diffusa quella di scegliere lo stallone o anche la fattrice, solo in base ai titoli (di bellezza) che questi hanno conseguito ed è impressionante, oltre che discutibile, l’interesse che si crea intorno al vincitore di turno, nonostante sia lo stesso esemplare snobbato dai più fino al giorno prima.

Prima di optare per lo stallone più titolato del momento, sarebbe opportuno esaminare i vari aspetti zootecnici, e non solo, delle esposizioni di bellezza. E’ ovvio attendersi che un campione sia tale perché è oggettivamente superiore alla media e che questo possa dare un valido contributo all’allevamento della razza o migliorare un proprio ceppo. Dal punto di vista del neoproprietario, ci si aspetta che una coppia di animali noti e affermati nell’ambito espositivo, generino cuccioli sani e degni dei loro genitori.  Sebbene queste osservazioni siano valide da un lato, dall’altro si finisce spesso per generalizzare o estremizzare l’utilità dei riconoscimenti espositivi, con la conseguenza che la mossa ritenuta migliore si riveli inutile o persino errata.

Bisogna innanzitutto dire che non sempre un campione merita di essere tale per qualunque giudice. Spesso si sentono allevatori lamentarsi perché il loro beniamino non si è aggiudicato il primo posto nonostante abbia sempre avuto successo con i giudici precedenti. Questo è un punto fondamentale sul quale, prima o poi, si soffermano tutti gli allevatori interessati alle esposizioni di bellezza. Il fatto è che, sebbene l’analisi di un esperto sia basata in primo luogo su una valutazione oggettiva del cane, è abbastanza ovvio che il giudice è pur sempre un essere umano, e anche un allevatore o un ex allevatore e non un robot programmato per la perizia fisica dell’animale, ed è quindi plausibile tenere in considerazione le sue preferenze personali per un tipo di cane piuttosto che per un altro. Intendiamoci, ciò non significa che se il cane Tizio è da squalifica per un giudice, potrebbe essere da primo posto per un altro giudice... quello che in realtà si tenta di spiegare è che il confronto tra due soggetti da eccellente (quindi tipici e davvero superlativi per la gran parte delle loro caratteristiche) può avere esiti diversi a seconda del giudice. C’è anche da sottolineare che il giudizio è “storico”, cioè si riferisce ad un particolare momento in cui il cane è stato sottoposto all’esame zoognostico e non è raro che un individuo considerato superiore alla media, si riveli dopo qualche anno semplicemente nella media o addirittura sotto la media di razza.  Questa storicità non è legata soltanto alle fasi di sviluppo che l’animale attraversa nell’arco della sua vita, ma tiene conto anche di quelle sfumature che in certe occasioni possono fare la differenza, come ad esempio la qualità del pelo o l’attenzione sempre accesa che conferisce al soggetto un tocco di classe in più rispetto agli altri partecipanti; particolari del genere non sono da sottovalutare dato che un 1° posto può spesso dipendere, insieme alle ottime caratteristiche fisiche fondamentali, anche da questi;  quindi il titolo e il consiglio d’allevamento ad esso associato, non sono sempre così definitivi o completi come si potrebbe pensare e non è sufficiente assicurarsi che lo stallone o i genitori del nostro futuro cucciolo siano Campioni Italiani, per garantirsi discendenti di qualità eccezionale.

Altro problema è quello legato all’incapacità di giudicare da parte di certi pseudo esperti. Non è raro infatti, ricevere il Molto Buono o persino il Buono, da quel giudice che la domenica prima aveva dato il 1° Eccellente allo stesso cane. Certo, il giudizio come abbiamo detto è storico, ma da qui a cambiare opinione nel giro di una settimana ce ne vuole! Anche questa è un’anomalia da tenere in considerazione, poiché i punteggi accumulati per ottenere il titolo di campione, qualche volta non sono neanche tanto meritati.

C’è poi da dire che molti allevatori, con una lunga esperienza dietro le spalle, conoscono ed escogitano tutti gli stratagemmi possibili per mascherare i difettucci dei loro cani e così il giudizio può risultare compromesso. Altra strategia è quella di presentare i propri soggetti solo a quei giudici che hanno già mostrato più volte il loro gradimento per quel particolare tipo di cane o per certi esemplari, o peggio che si lasciano influenzare inopportunamente dal nome dell’allevatore.

Una parentesi dolorosa la si dovrebbe aprire forse, anche per quei casi in cui il giudizio e la classifica finale fornita dal giudice, sono tutt’altro che il frutto di un’analisi tecnica ed oggettiva, ma tendono ad avvantaggiare certi cani per interessi personali.

Anche la formulazione dei giudizi può non essere così chiara ed esauriente. E’ anzitutto doveroso denunciare la brevità delle relazioni zoognostiche che il giudice fornisce ai proprietari e che in teoria dovrebbero rappresentare l’opportunità di osservare con gli occhi di un esperto il proprio cane. Posso affermare che la maggior parte delle relazioni che mi sono capitate sott’occhio, mi hanno sempre dato l’impressione di essere eccessivamente vaghe o addirittura superficiali; ci si aspetta che il vaglio tecnico di un professionista ritragga abbastanza fedelmente il cane a cui si riferisce, ma in realtà dalla lettura dei giudizi è sempre più facile individuare il giudicante che il giudicato e ciò è piuttosto sconveniente. Lasciando da parte il fatto che le relazioni non vengono quasi mai pubblicate sulle riviste specializzate o sui siti cinofili (il che è abbastanza grave), se è vero che il giudizio dovrebbe essere un consiglio per gli allevatori e che la selezione di una razza dovrebbe prendere in considerazione poche caratteristiche per volta, le due righe riassuntive non sono chiaramente sufficientemente informative e non possono rappresentare un valido supporto per il miglioramento degli animali. Se ad esempio si leggessero tutti i giudizi relativi agli esemplari di una data razza, forniti nell’arco di due anni e non si riuscisse a desumere la media dei difetti più frequenti, il fine zootecnico di quelle esposizioni non sarebbe stato centrato (non completamente almeno). Probabilmente i gusti personali degli allevatori (che sfociano spesso nell’ipertipo) tanto contestati dai Club di razza, sono la conseguenza di una mancata coerenza e precisione da parte dei giudici stessi; se non esistono direttive e consigli validi, è facile che l’allevatore decida di acquisire il completo e libero arbitrio della selezione.

D’altro canto, I pareri dei giudici possono davvero rivoluzionare una razza e non sempre in bene. Ciò è dovuto in parte al fatto che, come detto, questi potrebbero avere delle preferenze nei confronti di certi tipi e tali preferenze non è detto che siano più rispettabili rispetto a quelle di alcuni allevatori di lungo corso, se si mettono a confronto e le si osservano in relazione allo standard; ma proprio perché questo confronto spesso non avviene, gli allevatori seguono indiscriminatamente la scia del campione di turno, illudendosi che il neotitolato Ch. Tal dei Tali sia il soggetto più idoneo alla selezione della razza e dei propri ceppi d’allevamento. Se Tal dei Tali e altri pluricampioni di razza, diventano riproduttori pur non possedendo quelle caratteristiche ideali, si può assistere in breve tempo alla fissazione di nuove caratteristiche futili o addirittura deleterie a discapito di quelle più importanti e richieste dallo standard.

Si dovrebbe dire qualcosa anche a proposito dell’identificazione del campione, specie se questo diviene un riproduttore largamente utilizzato dagli allevatori. E’ ovvio che se ad una genealogia prestigiosa e conosciuta per essere fortemente migliorativa, vengono affiancati numerosi titoli di bellezza, diventa senz’altro utile considerare l’utilizzo del soggetto in questione per la riproduzione. Se però si scoprisse che quel pedigree così pregiato non appartiene in realtà al riproduttore e che quest’ultimo potrebbe discendere da animali non selezionati, i titoli di bellezza diverrebbero soltanto uno specchio per le allodole. Dalle diagnosi di parentela commissionate dall’E.N.C.I. in un arco di sei anni, è emerso che il 7.5% dei cuccioli esaminati non corrisponde al padre dichiarato dall’allevatore e per quanto riguarda i test richiesti direttamente dagli allevatori, in particolari situazioni in cui l'allevatore non era certo dell'identità dello stallone, si è visto che il 53,8% dei cuccioli non corrisponde al presunto padre (L. Guidobono Cavalchini e M. Polli). Se si considera anche che su 4119 richieste di analisi da parte dell’E.N.C.I., ne sono state effettuate solo 714, è del tutto lecito insospettirsi nei confronti di quegli allevatori che potrebbero rifiutarsi di fornire l’accertamento di paternità del cucciolo, o dello stallone, nel caso in cui gli venisse richiesto.

Il pool genetico della popolazione canina o di una stirpe, può essere compromesso anche a causa dell’utilizzo indiscriminato di campioni non adeguatamente selezionati. Il motivo per cui parecchie patologie ereditarie mantengono un’incidenza piuttosto alta nelle linee di sangue allevate per le gare di bellezza, è spesso riconducibile ad un ampio utilizzo di certi esemplari plurititolati che, essendo portatori delle suddette patologie, possono diffondere rapidamente i geni deleteri nella razza attraverso gli accoppiamenti. E’ molto strano che i Club non abbiano ancora adottato misure di controllo più rigide per i riproduttori, ed è ancora più strano il fatto che ci si chieda ancora oggi, come mai le malattie che si tenta di eliminare da parecchi anni di selezione, appaiono costantemente nelle linee di sangue più moderne. Il preoccupante incremento registrato riguardo la frequenza delle anomalie note e la comparsa di nuove anomalie nelle razze pure, è palesemente proporzionale all’aumentato interesse per le competizioni di bellezza, che in questi ultimi anni ha modificato considerevolmente la filosofia di allevamento.  Gli allevatori vengono più facilmente attirati dai titoli di bellezza che da qualsiasi altro tipo di merito o valutazione. Così accade spesso che i controlli genealogici vengono trascurati o del tutto ignorati e i geni nocivi, limitati dapprima alla famiglia del neocampione, si diffondono nell’intera popolazione, divenendo frequenti e più facilmente manifestabili negli incroci interlineari.

 

Sarebbe bene che gli allevatori iniziassero a limitare i danni, optando per sistemi di valutazione più consoni al miglioramento delle proprie linee di sangue. Si tenga conto del fatto che il giudice, premiando un soggetto, fornisce un consiglio a carattere generale riguardo l’intera razza: non è detto che gli ottimi angoli del 1° classificato, siano indispensabili per un certo allevatore come lo sono rispetto all’andamento di razza per tale caratteristica.  Diversi autori per esempio sostengono che sia più proficuo tenere in maggiore considerazione i campioni di lavoro, essendo questi frutto di una selezione e di una valutazione meno soggettive e più precise; alcuni studi a tal proposito confermano largamente la validità di questo suggerimento (vedi i Cani Guida della Blind Inc.). Per le razze in cui non è richiesta nessuna particolare capacità attitudinale, né tantomeno un test caratteriale, le esposizioni di bellezza spesso diventano il metro di giudizio più utilizzato per la scelta degli stalloni; ma proprio per tale motivo i margini di rischio sono maggiori e gli abbagli più frequenti. In questi casi, come in qualsiasi caso d’altronde, l’allevatore dovrebbe escogitare sistemi di valutazione schematici e il più possibile oggettivi, valorizzando in misura maggiore le caratteristiche che intende migliorare. Solo a questo punto la preferenza di cani titolati potrebbe avere un senso, dato che si opterebbe per i campioni noti che mostrano in larga misura il carattere desiderato.

Non dovrebbe mai essere sottovalutato l’aspetto attitudinale/comportamentale dei soggetti usati in allevamento, tenendo bene a mente che un campione di bellezza non è necessariamente altrettanto tipico per i tratti caratteriali come lo è per quelli fisici. In parecchie razze, le mostre canine si sono dimostrate effettivamente controproducenti anche da questo punto di vista. I partecipanti alle competizioni di lavoro sono sempre meno, o comunque si registra un calo preoccupante delle linee selezionate per entrambi gli aspetti, fisico e comportamentale, il più delle volte a discapito del secondo.  Per tale ragione oggi vediamo un aumento di soggetti timidi o nevrotici nelle nostre case e nei nostri allevamenti.

Molta più importanza la si dovrebbe dare, probabilmente, ai possessori di titoli a punteggio (come quello Italiano di Bellezza), piuttosto che ai vincitori della singola manifestazione. Ciò potrà fornirci una certa garanzia riguardo l’accertamento dei meriti dell’animale, dato che i punteggi cumulati rappresentano le opinioni, e quindi il consenso, di più esperti. L’allevatore dovrebbe anche informarsi sui nomi dei giudici (o del giudice nel caso della singola gara) che hanno vagliato positivamente il campione, e chiedersi se, quanto e in che modo il loro suggerimento d’allevamento complessivo possa essere produttivo nel caso specifico.

Il campione di bellezza scelto per i propri accoppiamenti, dovrà essere esaminato di presenza prima di prendere una decisione definitiva. Andrà valutato sia sotto l’aspetto caratteriale che fisico, al fine di verificare di persona l’attendibilità del giudizio e se il soggetto corrisponde in effetti ai propri intenti selettivi. Sarà inoltre fondamentale stabilire, specie nei cani divenuti campioni in età relativamente giovane, se nel corso degli anni si sono sviluppate anomalie genetiche in lui e anche nella sua discendenza.

Un ottimo sistema per accertarsi delle qualità dell’animale osservate dai giudici, sarebbe quello di reperire i commenti rilasciati da questi ultimi nelle varie gare alle quali l’animale ha partecipato, sia che abbia ottenuto il piazzamento o meno. Purtroppo non è sempre possibile procurarsi queste informazioni e gli unici dati che vengono sbandierati sono le sigle dei titoli e dei primi posti. Comunque, se il proprietario dello stallone (o dei genitori, nel caso dell’acquisto di un cucciolo), non ha nulla da nascondere, non avrà certamente nessun problema a mostrare i giudizi agli interessati. Non dovrebbero essere considerate le relazioni eccessivamente sommarie, tanto da non poterne ricavare nessun dato utile. A questo proposito si sottolinea l’importanza di concentrare la selezione su poche caratteristiche per volta;  è necessario allora che la scelta di un campione piuttosto che di un altro, sia giustificata dalla qualità per le caratteristiche richieste, e non dal numero dei titoli da lui posseduti!

Il campione di bellezza potrebbe essere eccezionale per certe caratteristiche, ma non altrettanto valido per quelle desiderate dall’allevatore. Alcune caratteristiche potrebbero persino essere peggiorative, se fosse introdotto nella stirpe, il sangue di un pluricampione inadatto agli scopi. Capita di osservare, in un determinato periodo, delle pecche morfologiche nella maggioranza dei concorrenti delle mostre canine, e solitamente la causa va attribuita all’uso sconsiderato del campione di turno, nonché portatore del difetto, nei programmi di allevamento. La cosiddetta “moda” degli accoppiamenti o di un tipo particolare può portare a questo e a molto peggio, e la disponibilità di campioni di razza né rappresenta spesso il precursore.

Da non sottovalutare è anche l’identificazione del riproduttore; sia che si tratti di un campione o di un soggetto qualsiasi, se ne dovrebbe accertare sempre l’attribuzione di parentela. E’ dunque preferibile optare per i cani il cui DNA è già stato depositato dai rispettivi proprietari. L’acquirente del cucciolo inoltre, potrebbe concentrare l’attenzione su quei riproduttori che hanno già prodotto 5 cucciolate, in riferimento all’articolo 8, comma 4 del DM 21203 dell’8 Marzo 2005, il quale richiede il prelievo e la conservazione del campione di materiale biologico per quei soggetti che hanno generato, appunto, più di 5 cucciolate. Tale direttiva è valida anche per i cani che si aggiudicheranno il titolo di Campione Italiano di Bellezza, ma nel caso in cui il riproduttore risulti vincitore di soli titoli stranieri o sia esso stesso straniero, sarà bene documentarsi a fondo riguardo l’attendibilità del relativo pedigree.

Ogni allevatore preparato sa bene che un Campione di Bellezza non per forza trasmetterà i suoi pregi ai discendenti. Le caratteristiche sulle quali si concentra maggiormente l’attenzione del giudice, nonché della selezione, sono quantitative e subiscono fortemente l’influenza ambientale. Un’ossatura forte per esempio, potrebbe essere il risultato di un complesso genico unito ad un’attenta alimentazione senza la quale lo stesso esemplare non sarebbe apparso così possente. Allo stesso modo, un soggetto mediocre rispetto la linea superiore, probabilmente sarebbe stato persino elogiato per tale caratteristica, se le condizioni di allevamento fossero state migliori. Ciò che ci racconta un Campione di Bellezza (ma anche di Lavoro) è solo in parte la storia della sua genealogia; gli allevatori dovrebbero tener conto anche degli aspetti ambientali che potrebbero aver influito pesantemente su questa o quell’altra caratteristica. Sono molti quelli che si lamentano perché un soggetto tanto lodato, non passa le sue doti ai figli; se si applicasse uno studio più approfondito riguardo la sua genealogia, si scoprirebbe probabilmente che quei pregi sono il frutto di un allevamento ottimale e piuttosto rari nel pedigree. La proporzione dell’influenza ambientale e di quella genetica nella determinazione di una certa caratteristica, non è facilmente individuabile. Anche per questo motivo occorre osservare attentamente tutti gli avi del Campione almeno fino alla 3° generazione, ma anche i suoi fratelli e gli eventuali figli, per accertarsi che questi siano altrettanto validi. Ovviamente è preferibile un pedigree in cui gran parte dei parenti sono dei campioni, piuttosto che optare per un Campione Mondiale il cui albero genealogico è poco più di un punto interrogativo. Ancora meglio è stabilire se le caratteristiche di spicco, possedute dai parenti del riproduttore, sono le stesse che si intende migliorare.

E’ ovvio che il Campione di Bellezza, per essere considerato un buon riproduttore, dovrebbe anche aver dimostrato di non trasmettere patologie ereditarie diffuse o meno nella razza. Per questo è necessario che l’allevatore si attivi per l’analisi della relativa genealogia, attraverso l’acquisizione di informazioni e registrazioni indicative, scartando puntualmente tutti gli esemplari portatori o affetti.

Infine sarebbe utile che gli allevatori si organizzassero in modo da poter raccogliere e rendere disponibili tutti i dati utili, relativi ai Campioni più utilizzati in riproduzione e ai loro discendenti. In tal modo sia i proprietari delle fattrici, che gli acquirenti dei cuccioli, avrebbero più chance di ottenere un successo, in allevamento per i primi e nella convivenza con il nuovo cucciolo per i secondi.

 

Progetto di allevamento

 

La tabella sopra mostra un ipotetico database dei Campioni della razza utilizzati in riproduzione, elencando le medie e le percentuali di alcune importanti caratteristiche osservate in tot figli avuti da tot fattrici. La lista potrebbe estendersi a tutti i campioni e a molte più caratteristiche. Un progetto simile sarebbe ancor più valido se fosse curato e gestito da allevatori esperti sotto la supervisione dei Club specializzati. Ciò non garantirebbe la certezza di produrre solo animali superiori, ma fornirebbe un quadro dettagliato sui riproduttori più utilizzati e permetterebbe di scartare in poco tempo i maschi e le relative progenie non conformi allo standard e all’esigenze di un determinato periodo storico della razza.

Negli ultimi tempi, i titoli di bellezza sono quasi diventati l’indice del successo degli allevamenti; tuttavia molti degli allevatori che sventolano orgogliosi i 1° ECC dei loro cani o l’accoppiamento con il campione dell’anno, lamentano di non riuscire a mantenere la stessa qualità nelle generazioni successive; altri affermano spesso di avere avuto cucciolate scadentissime dal noto e plurititolato Ch. Tizio The Best e altri ancora si pentono amaramente di aver seguito la moda del momento per la scelta dello stallone, vista la quantità di cuccioli affetti da questo o quell’altro disturbo ereditario. Sono cose queste che chiunque abbia a che fare con l’allevamento canino sente ogni giorno! Il mio intento qui, non è quello di svalorizzare le gare di bellezza, ma di ricordare piuttosto, che qualsiasi prova cinotecnica dovrebbe sempre essere finalizzata al miglioramento degli animali e non alla fama e alla gloria dei loro proprietari. Ogni allevatore realmente interessato alla sua razza dovrebbe restituire il giusto senso a questo genere di competizioni, lasciando ai dilettanti la corsa sfrenata verso il titolo di campione. L’uso di campioni in riproduzione o l’ottenimento di qualche titolo di tanto in tanto, non necessariamente fa di un allevatore un vincitore.

 

Scritto per Hillside Rendezvous



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