| Il cane e La Divina Commedia : simbolo del cambiamento |
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| Scritto da Francesca Ralli |
| Domenica 07 Settembre 2008 14:33 |
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In tutte le mitologie il cane è sempre associato alla morte, agli inferi, al mondo sotterraneo, ai regni invisibili. Il simbolo sembrerebbe legato alla trilogia degli elementi (terra, acqua, luna) di cui si conosce il significato occulto, femminile, vegetativo, sessuale, divinatorio tanto per il concetto di inconscio quanto per quello di subconscio. La prima funzione mitica del cane, universalmente documentata è quella di psicopompo: è la guida dell’uomo nella notte della morte, dopo essere stato il suo compagno nel giorno della vita: un passaggio obbligato verso l’evoluzione dell’anima istintuale. Il cane ha prestato il volto a tutte le grandi guide delle anime, a tutti i punti di riferimento della nostra cultura occidentale. di Francesca Ralli
Nel primo canto dell’Inferno della Divina Commedia Dante è introdotto al suo viaggio dall’incontro con una lupa, che rappresenta l’incontro con il baratro da affrontare nel percorso esistenziale, nel momento in cui decide di affrontarlo e che presagisce l’avvento del veltro, un levriero, che si identifica con il precursore del secondo avvento di Cristo. Premonizione di rinascita verso una profonda spiritualità. Dante esprime la sua paura all’incontro inaspettato: ...Ed una lupa, che di tutte brame sembiava carca ne la sua magrezza, e molte genti fé già viver grame, questa mi porse tanto di gravezza con la paura ch'uscia di sua vista, ch'io perdei la speranza de l'altezza…Quando vidi costui nel gran diserto « Miserere di me», gridai a lui, «qual che tu sii, od ombra od omo certo!». E Virgilio, per niente rassicurante, verifica la sua capacità di “viaggiare” verso la meta attraverso le difficoltà della vita: «A te convien tenere altro viaggio», rispuose, poi che lagrimar mi vide, «se vuo' campar d'esto loco selvaggio: ché questa bestia, per la qual tu gride, non lascia altrui passar per la sua via, ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide; e ha natura sì malvagia e ria, che mai non empie la bramosa voglia, e dopo 'l pasto ha più fame che pria. Molti son li animali a cui s'ammoglia, e più saranno ancora, infin che 'l veltro verrà, che la farà morir con doglia. Questi non ciberà terra né peltro, ma sapienza, amore e virtute e sua nazion sarà tra feltro e feltro. ...... Nel canto sesto dell’Inferno un secondo cane viene introdotto da Dante, ed è Cerbero, terrificante presenza per coloro che lo temono nella sua possenza, cane che mangia addirittura una zolla di terra gettata dal sapiente che non lo teme, e si acquieta. Il significato delle tre gole di Cerbero si riferiscono ad aspetti relativi ai dannati che governa "Ricchezza, Gloria e Potenza" che alimentano la vita del genere umano, e di cui il saggio (Virgilio) si è spogliato. Cerbero, fiera crudele e diversa, con tre gole caninamente latra sovra la gente che quivi è sommersa. Li occhi ha vermigli, la barba unta e atra, e 'l ventre largo, e unghiate le mani; graffia li spirti, ed iscoia ed isquatra. Urlar li fa la pioggia come cani; de l'un de' lati fanno a l'altro schermo; volgonsi spesso i miseri profani. Quando ci scorse Cerbero, il gran vermo, le bocche aperse e mostrocci le sanne; non avea membro che tenesse fermo. E 'l duca mio distese le sue spanne, prese la terra, e con piene le pugna la gittò dentro a le bramose canne. Qual è quel cane ch'abbaiando agogna, e si racqueta poi che 'l pasto morde, ché solo a divorarlo intende e pugna, cotai si fecer quelle facce lorde de lo demonio Cerbero, che 'ntrona l'anime sì, ch'esser vorrebber sorde. Ecco che il cambiamento proposto da Dante nel suo viaggio spirituale non è cosa semplice: affrontare il proprio istinto, spesso completamente sommerso da maschere e convenzioni sociali, può spaventare al punto tale da abbandonare il viaggio prima di averlo iniziato. Mi viene da pensare agli abbandoni degli animali: forse è capitato questo? Ma per i coraggiosi la strada è spalancata, continua il viaggio con l’entusiasmo dell’esploratore che odora le zolle di terra vergine e assapora l’acqua delle fonti sotterranee.
Tratto da "Il Percorso simbolico del DTG" di Francesca Ralli. Puoi contribuire allo sviluppo del DTG, scaricando e completando il questionario e inviandolo successivamente a Francesca Ralli (l'indirizzo e-mail lo trovi nel file). |
| Ultimo aggiornamento ( Giovedì 11 Settembre 2008 00:38 ) |


