| Il comportamento animale e l’uomo che sa riconoscersi |
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| Scritto da Francesca Ralli |
| Giovedì 29 Gennaio 2009 03:44 |
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“Se gli uomini sono immortali perché non dovrebbero esserlo anche gli animali?”. E’ l’ultima provocazione di Eugen Drewermann, docente di teologia a Paderborn (Germania) prima di essere sospeso a divina e dall’insegnamento nel 1992, per le posizioni assunte contro e gerarchie. Drewermann osserva che l’antropocentrismo cristiano, maturato nella filosofia tomistica complice Aristotele, oggi può essere demolito da un semplice sguardo gettato sull’universo tramite un telescopio o un microscopio. Non sarebbe più coerente pensare che “negli uomini si manifesta con maggior evidenza quell’unico spirito che si realizza ovunque?”. di Francesca Ralli Al momento presente dell’evoluzione, siamo di gran lunga più vicini agli animali che all’idea di umano che già ci portiamo dentro, a tal proposito va citato Konrad Lorenz “l’anello mancante tra l’animale e l’uomo siamo noi”. Il vero processo di umanizzazione, insomma, è appena cominciato e gli animali, scolpiti dallo stesso soffio, magari ci supereranno. Per la vecchia teologia l’homo sapiens è ancora il culmine “insuperabile” di ogni evoluzione, perché è l’unica forma in cui cristo è apparso sulla terra. Ma chi può dire in che forma apparirà negli “ultimi giorni” delle scritture? Se ripercorriamo il mito, le religioni animiste e il polimorfismo delle religioni deiste, l’animale appare sempre come trasfigurazione dell’uomo per mostrare i suoi aspetti: una proiezione molto semplice da osservare, terribile da accettare. E’ la teologia cristiana che concepì gli animali come esseri senz’anima destinati a servire l’uomo e a essere sacrificati, per riportare l’uomo al centro di un universo e fargli perdere via via la concezione del se, pericolosa, perché messaggera di liberazione dai sensi di colpa. Angela Delle Foglie ha approfondito gli studi sull'etologia, di recente è stato pubblicato un suo libro sull'argomento, "Adamo e Fido- Introduzione allo studio dell'etologia" Non bisogna confondere la sua presenza costante e silenziosa con la devozione di uno "schiavo": il padrone non è che il partner del suo cane. Questo è il punto di vista da cui partire, quando si decide di prendere un cucciolo: ricordarsi che se i nostri cani finiscono col fare una "vita da cani", ciò dipende solo dai cari amici uomini che, nella notte dei tempi chiesero ed ottennero da loro una collaborazione paritaria, ma poi, col passare del tempo, violarono i termini del patto. Inebriati com'erano dalla smania di dominio tolsero al cane il diritto di parola e continuarono però ad utilizzarlo senza preoccuparsi di scambiare due chiacchiere con il vecchio amico. Eppure "il mondo del cane è più ricco di quanto noi immaginiamo, portando a spasso al guinzaglio il nostro Fido", di questo è fermamente convinto Eberhardt Trumler, che ha imparato a godere della "genuina natura" del cane, partecipando "agli avvenimenti felici" della sua vita, senza pretendere solo ed esclusivamente il contrario. Infatti se qualcuno non se n'è ancora accorto, Fido, mentre l'uomo era impegnato a conquistare il mondo, ha sviluppato la capacità di comunicare con il grande branco degli uomini per entrarvi a pieno titolo. Konrad Lorenz l'ha definita "evoluzione creativa" e solo di fronte ad essa il l'uomo oppresso da una nuova e più profonda solitudine, ha recuperato il senno e ha deciso di ritornare sui propri passi e ricominciare tutto daccapo: così è nata l'etologia. Questo era l'unico modo per uscire dal paradosso in cui l'uomo si era cacciato costringendo il cane ad adattarsi al mondo dei bipedi, senza sforzarsi a sua volta di imparare a capire qualcosa dell'universo misterioso dei quadrupedi. Nessun "padrone", infatti, può esercitare con successo il suo presunto potere su qualcuno, se non è in grado di controllare e prevedere le sue reazioni; o meglio, nessun partner può dirsi soddisfatto di un rapporto tarato da una incapacità di comunicazione reciproca. Bisogna quindi imparare a conoscere ciò che si vuole "dominare". L'etologia serve proprio a questo: presenta il cane nella sua natura e spiega come deve essere studiato sulla base di quello che fa. In questa luce il "comportamento" diventa il principale oggetto di osservazione, l'indicatore determinante di un'evoluzione, alla cui base c'è la magica combinazione tra individuo e ambiente, tra istinto e stimoli esterni, tra predisposizione innata e apprendimento. L'etologia studia appunto i modi attraverso cui l'animale interagisce con l'ambiente esterno, sviluppando risposte ogni volta diverse, per sfidare la selezione naturale. A questa evoluzione contribuiscono, con reciprocità straordinaria di scambi, la componente istintiva e la capacità, pure innata, di rispondere in modo più flessibile alle situazioni, che è il motore dell'apprendimento. Il termine, dall'etimologia che parla da sé (etos/logos comportamento/scienza) è stato coniato nel 1866 da Ernst Haeckel. Ma il primo a riconoscere l'importanza di uno studio al naturale dei soggetti animali fu Konrad Lorenz che, insieme al suo allievo, l'olandese Nikolas Tinbergen, ha segnato il passaggio da un'"etologia di laboratorio" ad un'"etologia di campagna". Il sistema di approccio "oggettivista" inaugurato dai padri dell'etologia ha infatti rappresentato un salto di qualità per una scienza che, fino a quel momento, si era esercitata negli spazi asettici degli studi; cosa che portava ad interpretazioni solo parziali e poco affidabili i "behavioristi " e i "riflessologi" approdati, nonostante tutto, alla definizione dell'importante nozione di "riflesso condizionato". L'uomo contemporaneo, ridotto com'è "ad una dimensione" (Marcuse) non può che trarre giovamento dall'esplorazione del mondo misterioso del suo vecchio amico; dopotutto glielo dobbiamo. visto che Fido è l'unico tra i mammiferi che abbia imparato "a vivere realmente con noi e non semplicemente accanto a noi" (I.E.Eibesfeldt).
Tratto dalla "Tesi finale del 1° anno del Corso intensivo biennale in Psicologia della Comunicazione - Le barriere della comunicazione" di Francesca Ralli. Puoi contribuire allo sviluppo del DTG, scaricando e completando il questionario e inviandolo successivamente a Francesca Ralli (l'indirizzo e-mail lo trovi nel file).
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