| Le Relazioni dei Giudici |
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| Scritto da Cinomania |
| Venerdì 24 Luglio 2009 02:20 |
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La relazione dettata dal giudice è l’espressione del giudizio stesso; e questo è sintentizzato dalla qualifica (Eccellente, Molto Buono, Buono etc.) e dalla classifica (1°, 2° 3° etc.). In Inghilterra le relazioni sono lasciate alla discrezione del giudice il quale le fa di solito per i primi quattro. E sono... telegrafiche. In Germania, Francia e Stati Uniti la situazione è la stessa; le relazioni, quando si fanno, sono brevissime. In Germania si pensa che per definire un cane da Eccellente, bastino poche righe. In fondo, essi dicono, quando si è detto che quel cane ha un eccellente tipo, testa, costruzione, appiombi, condizione e movimento, si è detto tutto. In Italia le relazioni sono, e giustamente, più lunghe. Anche se ciò non significa che debbano diventare dei trattati di cinognostica, spesso abbondanti nel superfluo ma carenti nell’essenziale. Mi spiego con un esempio: Soggetto Tizio = ottima testa; tronco, appiombi, movimento. Eccellente 1°. Soggetto Caio = Testa tipicissima e corretta, eccellente costruzione, magnifico movimento. Eccellente 2°. Perché Tizio è primo e Caio è secondo? Che cosa ha trovato il giudice in Tizio di migliore che in Caio, dal momento che dal confronto delle due relazioni sembra che i due soggetti siano di valore identico? Sarebbe stato opportuno che dalle relazioni apparisse il perché per quel giudice Tizio è migliore di Caio. Altro esempio di relazione scorretta: Pallino = Buon Tipo, ottima testa. Vaccino, muove bene. Com’è possibile che muova bene se ha un grave difetto di appiombo? Altra relazione scorretta: Buon Tipo: collo un po’ corto. Rene un filo lungo. Soggetto di grande nobiltà; ottime angolazioni; buona pigmentazione ed impronta. Eccellente. Come può essere eccellente un cane col collo corto ed il rene lungo? Il regolamento sulle qualifiche è chiarissimo a proposito. Oppure: Splendido soggetto per tipicità, costruzione e movimento; attualmente non in perfetta forma. Eccellente. Per il Regolamento Esposizioni un tal cane deve essere retrocesso al Molto Buono. Oppure: Soggetto di ottimo tipo. Appiombi corretti; linea dorso-lombare ben solida; occhi un po’ chiari; coda ben portata. Soggetto di buona sostanza con espressione tipica. Muove correttamente; manto di buona tessitura. E’ evidente che il giudice passa dagli occhi agli appiombi, dalla coda all’espressione; il tutto senza un piano organico, un itinerario preciso che mostri qual è il suo schema di giudizio. Invece dovrebbe seguire un chiaro piano, con punti di preferenza uguali per tutti i soggetti esaminati. In realtà il giudice dovrebbe avere in testa una specie di formulario personale ma che deve in ogni modo essere costante e coerente. E ricordo che la coerenza, e non solo nello stile di stesura delle relazioni, è una virtù di fondamentale importanza per un giudice. Ma non vorrei essere malinteso con questo richiamo alla coerenza. Per esempio, molti giudici si rifiutano di assegnare l’Eccellente ad un cane in Classe Giovani (anche se fosse spettacolarmente bello) per ragioni di principio. E’ un punto di vista personale poiché il regolamento non dice nulla in proposito. La ragione di ciò, essi dicono, è nel fatto che «un giovane può non mantenere le promesse di buono sviluppo, e quindi io posso vederlo ad un anno, trovarlo bellissimo ed assegnargli l’Eccellente e ritrovarmelo poi a due anni con certi difetti che sono venuti fuori ed essere costretto a declassarlo al Molto Buono». Ed ecco un altro esempio ancora di relazione errata: Boxer Tal dei Tali... soggetto piuttosto lungo etc., etc. Muove bene. Ora la domanda è questa: si tratta di un Boxer; cane rigorosamente iscritto nel quadrato. Tal dei Tali è registrato nel rettangolo. Ciò significa che dovrà per forza di meccanica muoversi come è concesso muoversi ad un cane rettangolare: cioè come un Pastore Tedesco, un Setter e via dicendo. E quindi come è possibile che «si muova bene»? Un cane che dovrebbe essere quadrato e che è invece rettangolare dovrà muoversi da cane rettangolare, cioè in maniera non tipica. Quindi... male! Si può obbiettare che il giudizio si svolge in un preciso momento: si svolge nell’arco di quella decina di minuti che il cane è in ring, e quel che avviene dopo non riguarda più il giudice né il giudizio. Così, se un soggetto entra in ring con una leggera zoppia temporanea dovuta ad una storta (della quale guarirà sicuramente in un quarto d’ora), quel soggetto deve essere giudicato zoppo. E se il magnifico cane in Giovani al quale ho dato l’Eccellente, fra qualche mese diverrà un soggetto comune, gli darò il Molto Buono, senza sentirmi per questo “in colpa” né tanto meno fesso. Allora era da Eccellente ed ora è da Molto Buono. E non vedo proprio che ci sia di strano. La coerenza, qui non c’entra per nulla. Quindi non scambiamola col fatto di sentirsi condizionato da un precedente giudizio. Che è tutt’altra cosa. Per coerenza intendo dire che il giudice deve avere in mente un suo modello e deve attribuire a certe qualità o difetti, sempre la stessa importanza. Il suo messaggio agli allevatori è proprio questo. C’è ancora una cosa alla quale il giudice dovrà prestare una certa attenzione, ed è che i cani gli siano presentati in perfetta condizione. E non parlo naturalmente del fatto che il cane sia di peso giusto, né troppo magro né troppo grasso, ben muscoloso ed in ottima salute; questo è assolutamente ovvio. Ma c’è un particolare che taluni trascurano nei propri cani; ed è la pulizia. Il cane deve essere ben pulito e spazzolato; se è a pelo lungo deve essere perfettamente pettinato; se appartiene ad una razza che ha bisogno di una toelettatura, anche questa deve essere in ordine. I denti non debbono essere coperti di tartaro. Anni or sono un famoso giudice inglese declassò un mio cane perché «aveva le unghie troppo lunghe». Quel giudice mi dette una grande lezione; e naturalmente aveva ragione in pieno. Qualcuno potrebbe giustificare la poca pulizia del proprio cane col dire: «è un cane che lavora e non ho il tempo di toelettarlo». Sarebbe come dire «poiché debbo andare in ufficio non ho tempo di pulirmi i denti e farmi la barba». Se l’espositore non ha di suo sufficiente educazione e sensibilità, è compito del giudice di insegnargliela. Tratto da “Giudicare in esposizione” di Piero Renai Della Rena, Olimpia Editore Aggiungi questo articolo ai tuoi social bookmarks preferiti |



