Noi i cani li viviamo, li amiamo e soprattutto li conosciamo. Ma chi non ha avuto questo privilegio, come può comprendere le nostre parole, le nostre discussioni e i nostri punti di vista? Chi non ha esperienza, su cosa può basare le proprie riflessioni? Su quello che afferma la stampa! E la stampa cosa dice? Che i cani grossi e neri sono killer spietati e stop. Non spiega come possono avvenire certi fatti, cos’è l’equilibrio di un cane e come la mano dell’uomo è alla base delle tragedie che sentiamo ogni giorno nei tg.
Come reagirebbe la vittima di un’aggressione leggendo le nostre frasi sempre in difesa del cane? Come potremmo spiegare alla gente ormai terrorizzata da liste, leggi e notizie di cronaca, che i nostri cani non sono ne armi ne killer, ma esserei viventi che meritano tutto il nostro rispetto e necessitano di un controllo affidato a chi il cane vuole conoscerlo davvero?
di Manuel Codo e Nicola Cacciola
Gentile Responsabile di “www.cinomania.net”
Dopo aver visionato alcuni degli argomenti/articoli presentati sul Suo sito, non ho potuto fare a meno di notare che spesso e volentieri, si decantano le doti caratteriali, “eccezionali”, di alcune razze che di eccezionale hanno ben poco. La Sua utenza, come Lei del resto, ha più volte menzionato l’ignoranza della gente eludendo quello che poi è la realtà dei fatti: razze come Rottweiler, Dogo Argentino, Pitbull, ecc fanno parte di una categoria dimostratasi ambigua in più di un occasione, dove a rimetterci, non c’era certo Lei o uno dei Suoi utenti, fortunatamente. Purtroppo è evidente come un cospicuo numero di appassionati cinofili, abbia le idee ancora poco chiare su argomenti che, credo, dovrebbero conoscere molto meglio di me o di chiunque altro. Si tende, mi permetta, ad assumere atteggiamenti quasi paradossali rispetto alla situazione reale, attraverso affermazioni illogiche oltre che controproducenti se considera che il Suo sito, come molti altri, è accessibile a chiunque, e non solo a chi evidentemente riesce a scorgere del buono in tali razze, nonostante i fatti dimostrino tutt’altro. Come probabilmente avrà intuito, ho vissuto in prima persona un’esperienza che mi è costata cara e oggi, aimè, mi porto dietro ancora i segni di quel giorno. Questo mio accanimento non vuole essere una nociva campagna pubblicitaria ma, mi creda, è semplicemente l’opinione di tantissime persone che come me, sono stanche di dover sottostare alla nonchalance di chi basa le proprie affermazioni sul niente, o peggio, si permette di criticare le vittime stesse della ignoranza. Sarei curioso di sapere quanti “esperti”, si sono trovati ad affrontare l’aggressività e la ferocia di razze simili e se dopo un episodio di questo genere, sarebbero ancora propensi a consigliare un cane del genere. Non discuto i Suoi buoni propositi e sono certo che la Sua intenzione non è quella di depistare gli utenti poco esperti in materia, tuttavia il Suo sito induce a pensare il contrario: moltissime parole spese per encomiare caratteristiche che, scusi la presunzione, sono le uniche e reali cause degli eventi più che spiacevoli accaduti in questi anni. Perdoni la domanda piuttosto bruta: se una delle vittime fosse stato un Suo familiare, avrebbe ancora la presunzione di affermare che cani come il Rottweiler sono equilibrati e adatti a vivere nella nostra società? Mi dica con che coraggio potrebbe ancora consigliare l’acquisto di un cane del genere; mi spieghi cosa La spinge a pensare che la colpa è da attribuire sempre e solo ai proprietari; che elementi ha Lei per dirsi sicuro su tali eventi? Più volte i media sono stati accusati di essere vettori di falsa verità e addirittura i responsabili di una messa in scena utile a fare notizia; francamente, mi pare di capire che gli unici a trarre conclusioni affrettate, siete Voi cinofili. Gentile Signore, ci tengo a precisare che il mio non è uno sfogo, ma una considerazione più che oggettiva su fatti che probabilmente, Lei e chi per Lei, prende con superficialità. La invito pertanto a rimuovere le suddette eresie o perlomeno limitare l’accesso al sito solo a chi, per ragioni a me non del tutto chiare (economiche forse?), si ostina tutt’oggi a farsi portavoce di idiozie e avvocato difensore degli unici colpevoli: i cani cosiddetti (non a caso) pericolosi.
Concludo ribadendo che la mia non è un accusa nei Suoi confronti, ma è l’ennesimo tentativo, probabilmente disperato, di portare a galla la verità dando voce a chi, gli eventi visti ai TG, li ha vissuti sulla propria pelle.
Cordiali saluti Una persona adirata (Nicola Cacciola)
Gentile “persona adirata”, Chi Le scrive è un “portavoce di idiozie”, un “avvocato di killer” un “superficiale” pazzo furioso perché proprietario di ben 2 rottweiler tenuti liberamente in cortile nonostante la presenza di una compagna e di una bambina di 8 anni. Non sarò di certo io a cambiare le Sue opinioni e non è mia intenzione farlo; l’unica cosa che le chiedo è quella di lasciare da parte i Suoi pregiudizi per qualche minuto e porsi in modo obbiettivo su ciò che le sto per scrivere. Vede, è vero che un cane come quelli che lei elenca ha un potenziale estremamente più elevato di un barboncino, ma parliamo solo di potenziale e non di tare genetiche perché, allo stesso modo, non possiamo affermare che tutte le persone che hanno i capelli rasati siano dei neo-nazisti, che tutti i tatuati siano dei delinquenti o che i palestrati siano dei violenti … questo farebbe di me un violento delinquente neo-nazista. Generalizzare equivale a ghettizzare e ghettizzare è limitativo per chi fa parte della lista, ma soprattutto, a mio parere, per chi la lista la appoggia perché alla fine le fazioni che si vengono a creare sono sempre due: i pro e i contro. Lei riporta un sacco di notizie e cose interessanti, ma per me sono limitative e generalizzate perché sarebbe più onesto da parte sua esprimere gli stessi concetti riportando, ad esempio, statistiche reali e comprovate; ad esempio lei sapeva che nella regione Emilia Romagna nell’anno 2000 su oltre 100 morsicature regolarmente denunciate agli ospedali più del 70% sono avvenute da meticci? E che gli stessi sono seguiti a ruota dai pastori tedeschi? E se le dicessi, per finire, che non vi è stata alcuna morsicatura da Pit Bull e solo una da rottweiler? Lo sapeva che oggi il Rottweiler in Emilia Romagna è il cane più iscritto nelle anagrafi canine? Questo dovrebbe già darle lo spunto per una prima riflessione: è un po’ come dire che l’aereo è un mezzo poco sicuro …. l’aereo fa molti meno morti in un anno degli incidenti domestici, ma l’unica sfortuna è quella di fare numerose vittime per volta. Provi ad immaginare il seguente titolo su una testata giornalistica “Rottweiler uccide bambina di 8 anni” oppure “Setter inglese uccide bambina di 8 anni”, che risonanza avrebbe il secondo? E’ un dato di fatto: il cane “killer” è visto in un altro modo rispetto ad altri cani e affermare che tutti i rottweiler sono dei killer è falso perché così dicendo lei non tiene conto di tutti, ad esempio lei forse non sa che a Ground Zero c’erano dei rottweiler per la ricerca dei dispersi, che in Italia ci sono numerosi volontari in protezione civile e in Croce Rossa che operano con Dogo Argentini, con Pit Bull e Rottweiler; la stessa Polizia di stato per adempiere ai suoi compiti utilizza alcuni di questi cani. Questa è solo una delle prove che mi permette di affermare che questi cani sono ottimi e affidabili purché posti nelle consapevoli mani di un padrone equilibrato e preparato ad accogliere in famiglia un elemento simile. Un buon cinofilo non le dirà mai che uno di questi cani è adatto a tutte le persone, ai bambini o che è un cane dolcissimo; un buon cinofilo affermerà che un cane, qualsiasi sia la sua razza, se mal gestito può diventare un problema per tutta la famiglia, che un cane non deve mai essere lasciato solo con i bambini e che tutti i cani hanno un’identità canina da rispettare. Vede, in Italia abbiamo tantissimi pregi nella cinofilia: ci sono allevatori a livello mondiale, abbiamo esemplari che sono grandi campioni, abbiamo favolosi educatori, addestratori e comportamentisti, manca una gran cosa in Italia: la cultura cinofila. Si è mai chiesto perché la scuola abbia un programma di educazione stradale ma sia priva di un programma sull’educazione cinofila? Io non conosco la disavventura che purtroppo ancora oggi la accompagna, ma non crede che se le fosse stata data la possibilità di imparare da ragazzino di conoscere, approcciare e rispettare il cane forse oggi non sarebbe un uomo con quelle cicatrici? Entrare nelle scuole, insegnare a tutti i bambini, cinofili e cinofobi, come comportarsi in caso di emergenza, insegnar loro la differenza fra un cane che si avvicina in maniera socievole ed uno che è adirato o come ci si avvicina ad un cane sconosciuto, a chiedere sempre il permesso al padrone, a non mettere le mani all’interno dei cancelli altrui, ecc. tutto questo è una prima parte della cultura cinofila. Ma non solo, cultura cinofila è rendere consapevoli ancor prima dell’acquisto i futuri proprietari di cani di quale sia l’importanza di essere presenti e fermi nell’educazione del loro cucciolo, di come sia fondamentale rispettare l’intera società umana formata da chi i cani li ama ma anche da chi non li apprezza, di come far indossare la museruola sia uno degli strumenti per rendere quanto sopra possibile. In tutto questo io non le ho mai detto che i rottweiler siano i cani migliori al mondo o siano adatti a tutti, anzi, le ho detto che questi cani devono essere in grado di indossare la museruola, di rispettare le esigenze della società con cui convivono, di essere messi alla prova per dimostrare alla stessa società, se ce ne fosse bisogno, che loro non sono né un problema né un’arma. Questa è il mio personale modo di vedere la cinofilia, tutto il resto sono solo sistemi che tentano di ridurre gli anni luce di distanza tra il nostro stato di conoscenza e coscienza attuale ed il sogno di un Paese veramente cinofilo: e allora ecco che entra in discussione la riflessione su come riuscire a limitare i danni ed ecco che entra in gioco l’educazione del proprietario, persona che oggi è adulta ma che ieri era il bambino delle scuole al quale venivano insegnati i cartelli stradali e non i segnali di calma del cane. Spero solo di essere riuscito a farle vedere il “problema cani” da un nuovo punto di vista e concludo, nella speranza me lo conceda senza offendersi, non augurandole mai di trovarsi nella situazione per la quale un cane dovrà venire a trarla in salvo perché potrebbe essere, con suo grande stupore, proprio uno di quei cani che lei tanto disprezza, ma in quel caso le garantisco che lui, il famigerato killer, non si porrà nessun problema e la trarrà in salvo nonostante le sue pesanti accuse perché per questo è nato il cane … per stare vicino ed essere il più fidato compagno dell’uomo.
Distinti saluti Manuel Codo e i suoi Rottweiler Victor e Maya
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