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Il randagismo che sfocia in aggressività: spunti di riflessione PDF Stampa E-mail

Scritto da Manuel Codo   
Venerdì 10 Aprile 2009 06:21

Il randagismo che sfocia in aggressivitàI crudeli eventi cinofili che lo scorso marzo hanno catalizzato l’attenzione di tutti in  Sicilia,  hanno finalmente dato la possibilità di analizzare un problema legato all’universo cinofilo da un nuovo punto di vista. Il randagismo e gli abbandoni, infatti, sono temi che vengono affrontati  quotidianamente dagli operatori (soprattutto volontari) che prestano servizio nei canili municipali, e nel periodo estivo  non esiste  mass media che non ne parli a seguito del vertiginoso incremento di tali fenomeni. Ma in questo caso ci siamo tutti trovati davanti a spiacevoli avvenimenti dei quali non ricordo precedenti simili e ammetto di essere rabbrividito al pensiero che qualcuno dei miei cari potesse trovarsi al posto di quelle sfortunate vittime.

 

di Manuel Codo

Subito dopo il rammarico però, un paio di domande mi hanno attraversato la mente: “ma se fossi stato io al posto di quella turista tedesca o la mia piccola al posto di quei bambini, come sarebbe andata a finire? Quel poco che so’ e che ho insegnato alla bimba ci avrebbero aiutato?” Nessuno lo saprà mai, ma questo spiacevole avvenimento può e deve farci riflettere, ma soprattutto dovrebbe far pensare tutte le istituzioni preposte alla salvaguardia  e tutela di uomini e cani.

Dal mio punto di vista, per essere ben analizzata, quella situazione dovrebbe essere suddivisa in due differenti parti: la prima riguarda la carenza di cultura cinofila in tutta la popolazione, carenza che spesso porta ad incrementare il numero di incidenti a seguito di morsicature; la seconda, invece, riguarda la parte legata al  problema dell’abbandono, del randagismo e, di conseguenza, delle strutture (pubbliche o private)  che si occupano del recupero di questi soggetti.

Tutti coloro che leggono questo articolo sono sicuramente amanti dei cani e sapranno comportarsi benissimo di fronte a  quei soggetti che si avvicinano a noi con fare minaccioso; tutti noi, infatti, abbiamo letto almeno una volta un libro o un articolo che parla dei segnali di calma: unico vero strumento di approccio per rapportarsi in modo corretto e  inequivocabile sia ai cani di nostra proprietà che a quelli che non ci appartengono e non conosciamo.

Questo tipo di strumento, però, ritengo non dovrebbe essere un’ esclusiva degli amanti dei cani o di chi ha la volontà di essere e vivere da cinofilo; dovrebbe altresì essere uno strumento di educazione dedicato sia a chi i cani li ama (ricordando che a livello statistico le morsicature avvenute dai cani di proprietà supera quelle avvenute da cani sconosciuti o randagi), sia e soprattutto a chi i cani li teme  perché è solo grazie a questo tipo di educazione che si possono limitare ed evitare le aggressioni che spesso riempiono le cronache dei giornali. Ad esempio, a scuola i nostri figli studiano l’educazione stradale e viene insegnato loro a 7-8 anni come comportarsi in bicicletta o come attraversare correttamente la strada.

Ma i cani? Quante scuole danno spazio all’educazione cinofila? Perché non approfittare dell’attività scolastica per insegnare ai bambini i “segnali di calma” e “come approcciare correttamente un cane”?

Ho avuto la fortuna di partecipare come istruttore, assieme al mio rottweiler Victor, ad un progetto di educazione cinofila nelle scuole e ne sono stato positivamente colpito: parlare di questi animali con i  bambini (che spesso lo desiderano o lo posseggono), farlo con i cani in aula e successivamente passare alla parte pratica dove i bambini si relazionano e provano ad approcciare il cane in modo corretto (con i genitori presenti, attenti e pronti ad intervenire con domande e curiosità) è uno step che permetterebbe di diminuire la possibilità di aggressioni.

Insegnare ad un bimbo come comportarsi nel caso in cui un cane si avvicinasse in corsa (in particolar modo se il piccolo è  cinofobo), come toccarlo se  sconosciuto, come sia  indispensabile chiedere sempre il permesso prima di accarezzarlo, ecc. credo potrebbe essere uno strumento valido a fornire quelle conoscenze  necessarie a cavarsela davanti un cane, proprio come l’educazione stradale fornisce gli strumenti per cavarsela quotidianamente in prossimità della strada.

I bambini hanno dimostrano di essere particolarmente ricettivi ed interessati a queste argomentazioni e se anche uno solo  di loro dimostra di aver appreso la lezione avvenuta a scuola portandola all’atto pratico e quindi evitando, ad esempio, punti di sutura a seguito di attacchi, penso sia una grandissima vittoria degna di nota. Tutt’altra cosa è invece argomentare del fenomeno randagismo, degli abbandoni e delle strutture di recupero.

Tutti sappiamo quale purtroppo sia la condizione dei canili oggi (sovrappopolamento, strutture spesso inadeguate, mancanza di addetti, ecc.) e tutti sappiamo quale meravigliosa utopia sarebbe quella di avere un canile con un numero limitato di cani, con strutture nuove, adeguate, seguite da professionisti, ecc. ma dobbiamo fare i conti con la verità: assenza di strutture (che spesso vengono asserviti da ricoveri privati il più delle volte poco seguiti), cani con problemi comportamentali che non vengono dati in adozione perché “difficili”, adozioni bloccate al fine di ricevere sostegno maggiore da parte dei comuni, soggetti che vengono affidati a famiglie nascondendo loro il passato reale del cane, la vera età o i piccoli problemi che ha affrontato, ecc.

Allo stato attuale delle cose, osservando in modo oggettivo la situazione critica che sta affrontando il nostro Paese (e mantenere i canili in questo modo è  una grossissima spesa) i problemi concreti su cui ci si dovrebbe soffermare, dal mio punto di vista, sono due, distanti ma concatenati tra loro: il primo è limitare la possibilità di abbandonare un cane, il secondo è quello di evitare il sovrappopolamento dei canili.

Analizzerei subito quest’ultima parte: il sovrappopolamento. Tutti infatti sappiamo che i box dei canili sono sempre più sovrappopolati e ci basta fare una passeggiata in uno di questi per rendercene bene conto: la cosa spesso impressionante  è chiedere quanti fra tutti i cani presenti possono essere adottati: in moltissimi casi, infatti, la risposta potrebbe essere: “Quello no perché ha un carattere troppo duro e dominante … quello non va d’accordo con altri animali e ci tocca tenerlo in isolamento ... quello ha 15 anni ed è molto anziano ... quello tende a scappare e ce lo hanno già riportato indietro 3 volte”, ecc.

Sappiamo anche che i fondi per la costruzione di nuove strutture, in grado di poter accogliere sempre più cani, scarseggiano e non tutti i comuni possono permettersi di affittare box presso centri privati e sostenerne le spese.

Un cane all’interno di un canile costa denaro e molti cani nascono, crescono e muoiono all’interno di queste strutture. E’ vero che tutte le femmine che entrano all’interno dei canili vengono regolarmente sterilizzate ma, per quanto questo tipo di prevenzione sia validissimo,  purtroppo non basta perché il numero dei cani continua ad crescere e non sempre tanto lentamente; ciò non lascia spazio a possibili soluzioni se non ad una progressiva forma di controllo sul numero dei capi.

A questo punto non ci rimane altro che porre la nostra attenzione sulla prevenzione degli abbandoni, unica e vera ancora di salvezza per evitare il fenomeno del randagismo e del sovrappopolamento dei canili. A seguito dei sempre  numerosi e ricorrenti eventi, lo stato Italiano, da qualche anno, ha considerato l’abbandono alla pari di un maltrattamento ed è quindi perseguibile penalmente; inoltre, per cercare di arginare il randagismo, ha da poco introdotto l’obbligo dell’identificazione di tutti i cani attraverso il microchip e l’iscrizione all’anagrafe canina. Tutti provvedimenti, a mio parere, corretti e validi che però non hanno portato a grossi e concreti risultati; ma perché?

Anche in questo caso son due le risposte a questa domanda: mancanza di motivazione da parte di chi acquista un cane e inadeguatezza dei controlli da parte delle istituzioni.

Possedere un cane trovo non sia una possibilità per tutti e credo vivamente che non lo debba essere, perché vivere il cane in modo corretto comporta una forma di dedizione totale, facendosi carico di molte problematiche ad esso legate soprattutto in un contesto sempre più urbano come quello moderno. Il cane è dispendio economico, di tempo, di pazienza; avere un cane significa sapere di dover a volte rinunciare ad uscite, a vacanze e a week end, di doverlo portare fuori di casa spesso, di farlo correre, di prendersi cura di lui in ogni sua forma, di occuparsi della sua educazione, dei suoi bisogni, ecc. Non tutti i neoproprietari sanno però cosa significa tutto questo e spesso, davanti al primo ostacolo, sentono che il percorso più breve sia quello dell’abbandono.

Sarebbe opportuno quindi, rendere obbligatoria la partecipazione al conseguimento di un patentino, inserire il cane all’interno dello stato di famiglia ed introdurre altri piccoli accorgimenti simili al fine di attivare una prima selezione dei proprietari che saranno così in grado di acquisire fin da subito la consapevolezza di un percorso da seguire, se realmente decideranno di acquistare una cane.

E’ altresì vero che tutto questo non si può realizzare se alla base di regole ben stabilite non vi è nessuno che effettua un servizio di vigilanza accurata: come ho detto prima esiste l’obbligo del microchip, dell’iscrizione all’anagrafe canina, ecc, ma quanti di voi sono stati fermati per strada per verificare il chip del cane? A quanti è stata chiesta di esibire l’iscrizione all’anagrafe?...

Allora ecco che potrebbe essere un primo passo quello di richiedere e controllare questo tipo di documentazione ogni qualvolta ve ne sia la possibilità: il veterinario in ambulatorio potrebbe verificare il chip di ogni cane prima di effettuare il suo servizio, segnalando le eventuali irregolarità alle autorità competenti, così come la pattuglia di servizio, che effettua i regolari controlli sulle nostre strade, potrebbe, una volta accortasi della presenza del nostro fidato amico, chiederci la relativa documentazione, ecc.

Non esiste legge senza controllo e per quanto le intenzioni e le regole del nostro Ministero possano essere realmente valide, non lo diventeranno mai se nessuno controllerà la loro applicazione.

 

Ultimo aggiornamento Venerdì 10 Aprile 2009 06:33
 
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