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La testa è composta da due parti : il cranio ed il muso. Si suddivide in regioni e il suo esame è da farsi sempre con la massima attenzione perché consente di riscontrare caratteri importanti ai fini della selezione, della peculiarità di razza, dell’espressione e del temperamento. Nell’osservare le forme vanno considerate le proporzioni con il resto del corpo, la direzione e portamento, e l’incollatura testa-collo. La testa è anche oggetto di misurazioni biometriche (eseguite con il nonio) che, opportunamente correlate, consentono la determinazione di indici, come il più significativo cefalico, ricavato dal rapporto tra la larghezza delle arcate orbitarie e lunghezza dall’occipite alla punta del naso.
di Renato Fongaro L’indice cefalico viene influenzato dal sesso ed è di buona base ereditabile. La forma della testa è determinata dal profilo, ossia dalla direzione che presentano le ossa frontali e nasali. Non c’è standard che non parli della testa in modo forbito e ricco, sia dal punto di vista biometrico, sia dall’espressione, appunto, di razza. Si parla, quindi, di profili ortoide, celoide e cirtoide e di assi craniofacciali paralleli, convergenti e divergenti. Secondo la forma della testa, le razze canine si dividono in : dolicocefale (con testa lunga e sottile), mesocefale (con testa di lunghezza ed ampiezza media) , brachicefale (testa corta e larga). Per stabilire il tipo morfologico della testa è importante il riferimento fra la sua larghezza e la sua lunghezza. La larghezza del cranio si misura con il nonio da un margine esterno di un’arcata zigomatica all’altro. La lunghezza totale della testa si misura con il nonio dall’apofisi occipitale esterna al margine supero anteriore del tartufo. L’indice cefalico è dato dalla larghezza della testa moltiplicato cento e diviso per la sua lunghezza. Il valore di questo indice determina la suddivisione delle razze canine.
I diversi tipi sono: - dolicocefale : il diametro trasversale della testa è inferiore alla metà della lunghezza totale della testa (con indice cefalico totale inferiore a cinquanta);
- brachicefale : la larghezza della testa risulta sempre maggiore della metà della lunghezza totale della testa (con indice cefalico totale maggiore a cinquanta);
- mesocefale : la larghezza della testa è uguale (o quasi ) a metà della sua lunghezza totale (con indice cefalico totale uguale a cinquanta).
E’ inopinabile che dolicocefalia, brachicefalia e mesocefalia sono l’espressione scientifica dell’indice cefalico totale. Purtroppo alcuni standards non forniscono alcun dato riguardante la larghezza e la lunghezza della testa. IL NASOPoco c’è da dire sul naso. Gli standards si riferiscono a questa struttura anatomica con particolare attenzione al colore (rispetto a quello del manto) ed alle depigmentazioni (difetti). Per le razze da caccia, alcuni standards accennano alla funzione delle narici ampie (convogliare masse d’aria più voluminose in minor tempo). GLI ORECCHI
Anche gli orecchi, nella maggior parte delle volte, sono definiti dallo standard : se ne tratta la forma, la direzione, l’attaccatura alla testa, la lunghezza e la tessitura del pelo. Importante ricordare che nei cani da caccia il padiglione è rivolto verso il basso a chiudere il dotto per proteggerlo da eventuali corpi estranei che vi si possono introdurre durante l’attività venatoria. Un padiglione pendente riduce le capacità uditive (non utilizzate nel lavoro della caccia) a vantaggio della protezione.
IL MUSO Il muso visto di fronte può essere più o meno quadrato, più o meno largo, più o meno stretto o a punta. Le facce laterali del muso sono parallele in un muso quadrato e convergenti in un muso appuntito. GLI OCCHI La posizione degli occhi ha grande importanza in quanto difforme tra le razze ed è principale causa, assieme alla loro grandezza in rapporto del cranio, dell’espressione di razza. Nelle razze da caccia, la visione più frontale possibile concede una visione binoculare che è importante, per esempio, per stimare il punto di caduta di un uccello abbattuto. Il loro posizionamento sul cranio si dice frontale, laterale, subfrontale, semilaterale ed ultralaterale. Per definire la posizione si misura l’angolo che si crea tra l’asse palpebrale e l’asse longitudinale mediano della testa. Quindi, quando l’angolo si avvicina a novanta gradi si dice frontale, con angoli di dieci/quindici gradi subfrontali, venti/trenta gradi semilaterali. Gli standars trattano anche del colore. Il color bruno (con le sue sfumature) è il più comune, ma ogni standard fa riferimento per ogni razza.
LE PALPEBRE Le palpebre (formazione cutaneomembranose che ricoprono gli occhi per proteggere e distribuire il liquido lacrimale), devono essere aderenti col bulbo oculare e non devono presentare malformazioni congenite quali ectropion od entropion. I margini palpebrali debbono essere pigmentati (difetto da squalifica) e provvisti di ciglia. La forma dello spazio tra le palpebre, detta rima, è dettata dalla posizione dell’occhio sul cranio. Si dice rotonda quando l’occhio si trova in posizione frontale, ovalizzata quando in posizione subfrontale ed a fessura (più o meno larga) quando l’occhio è in posizione laterale (fino ad ultralaterale). - Entropion: Il margine palpebrale dell’occhio si riavvolge verso l’interno. Spesso si tratta di una malformazione congenita. Generalmente si manifesta entro l’anno di età, con maggiore frequenza nel cucciolo. Può causare danni alla cornea. Quasi sempre è necessario l’intervento chirurgico.
- Ectropion: La palpebra inferiore è lassa e si abbassa, rovesciandosi verso l’esterno. Sovente causa una congiuntivite cronica. Nei casi più lievi è sufficiente intervenire con colliri e con una normale pulizia e igiene dell’occhio. Nei casi più gravi, invece, subentra un’ipertrofia della ghiandola di Harder: in tal caso è necessario un intervento chirurgico.
I DENTI Il muso del cane è formato da ossa più grandi nella parte superiore (mascelle superiori) che danno impianto ai denti molari superiori ed ai canini. La mandibola è invece costituita da un osso impari a forma di “V” e dà impianto a tutta la dentatura dell’arcata inferiore.
Il cane presenta due tipi di dentatura: la prima destinata a cadere è detta da latte (o decidua), la seconda definitiva (o permanente) e sostituisce la precedente tra il quinto e il sesto mese di vita dell’animale. Il numero dei denti da latte è di trentadue, mentre quello definitivo del cane adulto è di quarantadue (venti nell’arcata superiore e ventidue in quella inferiore). I denti sono organi duri deputati alla prensione ed alla masticazione degli alimenti. Nei cani la dentizione è di tipo eterodonte, cioè si osservano denti con forma diversa con funzioni diverse. Ciascun dente è contenuto in un alveolo alle cui pareti è strettamente articolato per sindesmosi (gonfosi). Nel dente si individuano una parte che sporge nella cavità orale (la corona) ed una compresa nell’alveolo (la radice), le due porzioni sono collegate da un colletto. All’interno del dente vi è una cavità detta cavità della polpa nella quale si trova un tessuto connettivale molle: la polpa dentaria con vasi e nervi.
I denti sono formati per gran parte da dentina su cui è applicato, a livello della corona, uno strato di smalto. Sulla radice può trovarsi una lamina di cemento che in alcuni denti si spinge fino a ricoprire la corona. La formula dentaria indica i denti presenti in ciascuna emiarcata: i tipi morfologici sono indicati come incisivi, canini, premolari, molari. L’eruzione dei denti decidui inizia intorno al ventesimo/venticinquesimo giorno di età e si completa intorno al trentacinquesimo. I primi a comparire sono gli incisivi centrali, gli intermedi ed i canini, seguiti poi dagli incisivi laterali e successivamente dai premolari. All’età di due mesi circa gli incisivi iniziano a cadere mentre spuntano quelli definitivi. A quattro mesi i canini definitivi sono presenti sopra e sotto ed a sei mesi la bocca è completa.
LE MALAOCCLUSIONI Le malaocclusioni derivano dell’errata chiusura delle arcate dentarie. Vengono anche detti difetti di chiusura. Solitamente, dato che osserviamo con occhio di riguardo la nostra amata razza (Setter Inglese), la chiusura corretta di un mesocefalo è chiamata a forbice, cioè dove gli incisivi superiori si accavallano a quelli inferiori. Se così non fosse, si parla di chiusura incrociata, a tenaglia, prognatismo ed enognatismo.
Ortognatismo o chiusura a forbice: Volendo dare una definizione agevole di ortognatismo, possiamo dire che si ha ortognatismo quando le mascelle del cane risultano di uguale lunghezza. Spesso si usa anche dire che la mascella (superiore) è di uguale lunghezza rispetto alla mandibola (mascella inferiore). Questa uguaglianza si intende principalmente in due modi:
- l’arcata superiore deve presentare i denti incisivi che coprano, toccandola con la loro faccia interna, la faccia esterna degli incisivi della mandibola. Perciò gli incisivi delle due arcate debbono essere impiantati in modo da formare una forbice e cioè la direzione degli incisivi superiori si protrae più avanti di quelli inferiori mentre le due mascelle restano di uguale lunghezza;
- gli incisivi superiori poggiano col loro fior di giglio sul fior di giglio degli incisivi inferiori: in tal caso è fuori di dubbio che le due arcate sono perfettamente uguali in lunghezza.
A questo punto è opportuno precisare che si può avere ortognatismo anche nel caso di una chiusura dentale cosiddetta a forbisce rovescia, vale a dire nel caso in cui la faccia esterna degli incisivi superiori tocchi la faccia interna degli incisivi inferiori. Il fatto che la chiusura sia a forbisce rovescia potrebbe essere un fatto accidentale che non inficia la uguale lunghezza delle mascelle. Bisogna però prestare molta attenzione a questo particolare tipo di chiusura in quanto a volte può essere l’anticamera del prognatismo essendo appunto dovuta a conformazione difettosa delle mascelle. Se la presa è la caratteristica qualificante della razza da caccia, ne consegue che l’apparato mascellare deve essere meccanicamente perfetto, il che vuol dire ortognato, cioè che le mascelle superiore e inferiore siano della stessa lunghezza e che la dentatura superiore combaci correttamente con quella inferiore. L’ortognatismo è anche la condizione dettata dalla Natura.
Chiusura a tenaglia: Chiusura richiesta in alcune razze, specie nei molossoidi ed accettata in altre in alternativa alla forbice. Gli incisivi delle due arcata dentarie chiudono fra loro direttamente sulla superficie di taglio del dente. La chiusura a tenaglia è una chiusura ove gli incisivi, a causa della loro contrapposizione, si usurano velocemente. Inoltre, mancando della funzione di guida, con il tempo spesso evolve in una chiusura a forbice rovesciata.
L’enognatismo: E’ l’opposto del prognatismo: la mascella è più lunga della mandibola. Gli incisivi inferiori risultano arretrati rispetto ai superiori. Nei casi di enognatismo pronunciato anche i canini inferiori risultano arretrati rispetto ai superiori e possono (ma non è detto) danneggiare il palato. Chiusura a forbice rovesciata o retroversione degli incisivi: Il margine anteriore della parte libera degli incisivi superiori tocca il margine posteriore della parte libera degli incisivi inferiori. In quest’ultima condizione è ancora ammesso un lieve prognatismo, dove cioè alcuni incisivi delle arcate opposte non sono a stretto contatto fra loro ma in ogni caso non sia deturpato l’aspetto esterno del profilo anteriore del muso. La chiusura a forbisce rovesciata, sia detto per inciso, non è necessariamente riconducibile al prognatismo (né può al limite esserne l’anticamera), perché è principalmente dovuta ad una deviazione degli incisivi dell’arcata inferiore. IL DIASTEMA In odontoiatria, la parola diastema è usata per indicare uno spazio che separa due denti. Lo stesso termine, ripreso dalla cinofilia, sta ad indicare più precisamente lo spazio libero che esiste tra gli incisivi superiori ed i canini superiori. Il diastema è molto importante in quanto permette l’esatto inserimento del canino inferiore nell’arcata superiore (durante la chiusura delle fauci) ed è metro di misura dello sviluppo coordinato tra mandibola superiore ed inferiore. Un altro parametro che permette la valutazione delle arcate dentarie in via di sviluppo è l’osservazione dei premolari. Questa osservazione permette di differenziare un prognatismo da una errata occlusione degli incisivi (ove la masticazione non è compromessa). Tratto da “La forma è solo l’espressione plastica della funzione?" di Renato Fongaro Fongaro’s, Cinotecnia.com e Dogbauer
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