Home Etologia Educazione
10 | 02 | 2012
Menu Principale
Articoli
Contributi
Recensioni
Utilità
Seguici su...
NEWSLETTER
Join Our Newsletter
Supportaci

Supporta i progetti di Cinomania.net con una piccola donazione.

Importo: 

Statistiche
Notizie flash

Super Dog

Educazione PDF Stampa E-mail

Scritto da Cinomania   
Giovedì 29 Maggio 2008 16:20

caneNon vogliamo parlare qui di quei cani che vengono addestrati a compiere gesti ‘ da uomo ‘, portare oggetti pesanti, cercare cose smarrite o far altri servizi. Vorrei d’altra parte chiedere al felice possessore di un cane capace di simili bravure, quante volte il suo animale ha avuto in pratica occasione di far uso delle sue arti. Per quanto mi riguarda, posso dire che mai finora un cane mi ha salvato da qualche pericolo.

 

Tratto da "E l'uomo incontrò il cane" di Konrad Lorenz

 

 

III CAPITOLO

 

 

È pur vero che una volta accadde che Pygi II, la figlia di Stasi, richiamasse la mia attenzione toccandomi col naso e, quando mi chinai verso di lei, vidi che mi porgeva, stretto fra i denti, un guanto perduto. Può darsi benissimo che un barlume di intuizione le abbia fatto pensare che quell’oggetto che si trovava sui miei passi e aveva il mio odore mi appartenesse, non lo so. Certo è che dopo di allora, per quante volte lasciassi cadere un guanto, Pygi non lo degnò mai di uno sguardo. E quanti cani, perfettamente addestrati al “ cerca e trova ‘, hanno mai riportato di loro iniziativa, senza cioè aver ricevuto prima il relativo ordine, qualcosa che il padrone aveva perduto sul serio?

Qui non vogliamo perciò occuparci di questi addestramenti, tanto più che su questo tema c’è già una vasta e ottima letteratura, ma desideriamo piuttosto chiarire alcune regole educative che rendono tanto più tacile a ogni padrone la convivenza con il suo cane. Mi riferisco ai comandi più normali : ‘ a terra! ‘, ‘ a cuccia! ‘, e ‘ al piede! ‘.

addestramentoPrima dirò tuttavia qualche parola a proposito di premi e castighi. È un errore molto diffuso ritenere questi più efficaci di quelli. In molti interventi educativi, soprattutto per quanto riguarda la pulizia in casa, è molto meglio, quando si può, evitare di giungere ad azioni punitive. Se si prende dal canile una bestiola di tre mesi e la si porta in camera, è consiglia bile sorvegliare attentamente il nuovo arriva to almeno per le prime ore e interromperlo non appena si accinge a deporre un corpus delicti di natura solida o liquida. Lo si porti quindi il più in fretta possibile all’aperto e – questo è molto importante – sempre allo stesso posto. Se fa lì quello che deve fare, gli si prodighino espressioni di lode e di ammirazione, come avesse compiuto l’impresa più eroica. Trattato così, il cucciolo capirà con stupefacente rapidità come sta la faccenda. Se poi si riesce a mantenere un orario fisso per queste ‘ uscite ‘, in brevissimo tempo non ci sarà più nulla da pulire.


cane guidaPer quanto riguarda il castigo, si ricordi soprattutto questo: quanto più immediatamente esso segue la colpa, tanto più è efficace. Già pochi minuti dopo non ha alcun senso picchiare un cane: non ne sa già più la ragione. Soltanto in casi di troppo frequenti recidive, cioè quando il cane ha ormai capito benissimo perché viene punito, allora anche un castigo ritardato ha un senso. Naturalmente ci sono delle eccezioni. Quando, ad esempio, uno dei miei cani uccideva un animale nuovo del mio allevamento solo perché non lo conosceva ancora, cercavo di fargli comprendere come quel che aveva fatto fosse proibito battendolo insieme con il cadavere della sua vittima. L’importante in questo caso non era tanto di rinfacciare alla bestia la sua colpa, bensì di darle il disgusto per un determinato oggetto. Totalmente sbagliato è voler insegnare a un cane l’ubbidienza per mezzo del castigo, come pure batterlo dopo che ci è scappato durante una passeggiata, attratto da qualche animale selvatico. Con questo sistema non gli si farà mai perdere l’abitudine di scappare, ma tutt’al più quella di tornare indietro, poiché questa è l’azione più vicina nel tempo al castigo e, come tale, viene ad essa immancabilmente associata. L’unico sistema per curare in modo radicale un cane dal vizio di allontanarsi è sparargli dietro con una fionda ogni volta che sta per scappare. Il colpo gli deve arrivare del tutto inatteso e la cosa migliore è che non si accorga che quel fulmine a ciel sereno è partito dalla mano del suo padrone. Proprio perché è inspiegabile, quell’improvviso dolore fa così impressione sul cane. Un altro vantaggio di questa punizione a distanza è che, in tal modo, il cane non impara a temere la mano del padrone.

Dosare l’entità del castigo richiede molta delicatezza e una grande conoscenza dell’animale. La sensibilità alla punizione varia moltissimo da un soggetto all’altro; per un cane di animo tenero pochi colpetti leggeri possono rappresentare una punizione più grave che non delle severe bastonate per il suo fratello psicologicamente più robusto. Sul piano puramente fisico il cane è di solito assai poco delicato e se proprio non lo si colpisce sul naso è ben difficile riuscire a fargli male usando le sole mani. Ma quando un cane è di animo molto sensibile e per di più fisicamente delicato, come avviene per certe razze, ad esempio negli spaniel, setter e simili, allora bisogna essere estremamente guardinghi con le punizioni corporali se non si vuole spaventarlo del tutto, togliendogli ogni gioia di vivere e ogni senso di sicurezza. Nei miei incroci di chow con cani da pastore — soprattutto nei primi tempi, quando gli incroci conservavano ancora una forte percentuale di sangue di pastore —si ebbero, alla rinfusa, sia esemplari straordinariamente sensibili ai castighi, ‘ fragili ‘, sia altri, invece, straordinariamente ‘ duri ‘ e poco sensibili. Stasi era una ‘ dura ‘, Pygi II particolarmente fragile. Quando erano entrambe colpevoli di qualche marachella, spesso la mia ingiustizia indignava il pubblico, dato che battevo la madre mentre mi contentavo di sgridare la figlia, dandole tutt’al più qualche leggero colpetto con la mano. Il fatto è che entrambe ricevevano una dose di punizione di uguale efficacia.

La punizione di un cane non agisce tanto per il dolore fisico che procura, quanto per la manifestazione di potere del padrone. Ma è necessario che l’animale comprenda questa manifestazione di potere. Per i cani — come del resto anche per le scimmie — che nelle loro lotte per stabilire l’ordine gerarchico in seno al gruppo non si percuotono ma si mordono, le percosse non rappresentano una punizione nè adeguata nè significativa. Un mio amico ha trovato che per la scimmia un leggero morso, che non lascia traccia, sul braccio o sulla spalla, impressiona l’animale in maniera assai più duratura di una gragnuola di colpi. Naturalmente non è cosa da tutti dar morsi alle scimmie. Con il cane, invece, si può imitare il sistema di punizione usato dal capo branco: prendere l’animale per la collottola, sollevarlo e scrollarlo ben bene. Questa è per il cane la punizione più dura e più sentita che io conosca, e non manca mai di fare un profondo effetto. In realtà, un lupo capo branco capace di sollevare di peso un cane pastore adulto e di scrollarlo di santa ragione dovrebbe essere davvero un superlupo, e come tale è sentito dal cane anche il padrone che lo punisce.

A noi questa forma di castigo appare meno brutale delle frustate o dei colpi di bastone, ma occorre raccomandare di farne un uso molto cauto e limitato.

addestramentoIn tutte le forme di addestramento che richiedono una partecipazione attiva da parte del cane, non si dimentichi mai che anche il migliore dei cani non conosce alcun ‘ senso del dovere ‘ e sta al gioco soltanto fin che ci trova gusto. In questo campo ogni forma di punizione è del tutto fuori luogo e priva di qualsiasi efficacia. Solo l’abitudine spinge alla fine il cane ben addestrato a riportare la lepre, a seguire una pista o a saltare un ostacolo, anche se non ne ha voglia. Specialmente all’inizio di questo addestramento, quando non è ancora subentrata l’abitudine a fare ciò che viene ordinato, si limitino gli esercizi a pochi minuti e si interrompano appena si nota che l’entusiasmo del cane diminuisce. L’importante è che rimanga in lui l’impressione che fa l’esercizio in quanto gli è concesso di farlo e non in quanto vi è costretto.

Dopo questo breve accenno alle regole fondamentali, ritorniamo a quei tre punti dell’educazione canina che ogni padrone dovrebbe conoscere. Secondo me il più importante è l’ordine ‘ a terra! ‘. Il cane deve imparare a stendersi a terra, e a rialzarsi soltanto dopo averne ricevuto l’ordine. Ciò presenta parecchi vantaggi, sia per l’animale che per il suo padrone. In questo modo si può lasciare il cane in qualunque posto e intanto occuparsi dei propri affari, sbrigare commissioni; d’altra parte il cane che ubbidisce bene a questo ordine ha una vita assai più felice, perché il padrone non è mai costretto a chiuderlo in casa. Insomma, serve ad addolcire la pratica dell’ubbidienza : a nessun cane fa piacere dover soffocare il suo impulso a seguire il padrone. Al comando ‘ alzati! ‘, ‘ vieni! ‘ è comprensibile che l’animale avverta un senso di liberazione, ma proprio il mettersi prima a terra da poi al ‘ vieni! ‘ un’intonazione affettiva del tutto diversa: il cane non deve venire, ma glielo si concede. Con i cani che non dimostrano una naturale ubbidienza si può arrivare ad ottenere che rispondano puntualmente alla chiamata del padrone solo passando per l” a terra! ‘. Egon von Boyneburg, uno dei migliori addestratori che io conosca, preferiva infatti dare maggiori cure a questo insegnamento che alle altre regole dell’ubbidienza. Insegnava ai cani a mettersi a terra e a restarvi dando il comando in qualunque situazione o momento, anche in piena corsa. Uno dei suoi cani si disponeva, ad esempio, a stanare della selvaggina: il barone Boyneburg non lo chiamava indietro in modo diretto, diceva soltanto: “ Down “. Allora si vedeva un gran nuvolone di polvere sollevato da una violenta frenata e poi, quando la nube si era dissipata, in mezzo c’era il cane che faceva da bravo il suo ‘ down ‘.

addestramentoInsegnare a un cane a mettersi a terra è talmente semplice che chiunque ci può riuscire, anche se non è particolarmente dotato per queste cose. In generale si comincia quando l’animale ha da almeno sette a undici mesi; nelle razze precoci anche prima, e più tardi per quelle a sviluppo più lento. Un inizio troppo prematuro è crudele, poiché è chiedere davvero troppo, a un cucciolo che ha l’argento vivo addosso, di stare immobile a comando. Si comincia portando il giovane animale su un bel prato asciutto, cioè in un posto dove si sdraierebbe comunque volentieri. Poi lo si prende per la collottola e per le reni e lo si preme delicatamente sul terreno, pronunciando contemporaneamente l’ordine. Non importa se la prima volta bisogna usare un po’ la forza. Ci sono cani che afferrano gli ordini più in fretta, altri meno, altri ancora si irrigidiscono come muli e capiscono la faccenda soltanto quando gli si piegano le zampe posteriori e poi quelle anteriori. Di regola, però, ci si stupirà di quanto poco tempo occorra perché un cane intelligente capisca che cosa si vuole da lui e si presti a mettersi a terra a comando. Fin dalla prima prova è tuttavia molto importante impedire al cane di rialzarsi se non ha ricevuto il relativo comando. È del tutto errato volergli insegnare i due tempi dell’esercizio in due lezioni diverse.

All’inizio gli si sta di fronte, ben vicini, agitandogli le dita davanti al naso, così che non gli viene neppure in mente di alzarsi. Poi, di improvviso, si grida « vieni! » e ci si allontana di qualche passo, e infine lo si accarezza e si fa giocare, insomma si cerca di ricompensarlo per il fastidio che gli è stato arrecato.

Se il cane da l’impressione di essere stanco e mostra un certo desiderio di sottrarsi al padrone per evitare di ripetere l’esercizio, meglio interrompere subito e rimandare la lezione al giorno seguente. È bene aumentare i tempi della posizione ‘ a terra ‘ solo per gradi, e ci vuole sempre una certa sensibilità per trovare il giusto mezzo fra severità e dolcezza. L’addestramento non deve mai trasformarsi in un gioco; giocare è permesso soltanto a esercizio compiuto, come ricompensa. Perciò, ad esempio, è da evitare che al comando ‘ a terra! ‘ il cane si sdrai sulla schiena come fa appunto se vuoi giocare.

Quando finalmente si è riusciti a farlo stare in questa posizione un certo numero di minuti, ci si allontana pian piano, mantenendosi però nel suo campo visuale. Se il cane resta lì da bravo per parecchi minuti aspettando l’ordine di alzarsi, ci si può di solito arrischiare a lasciarlo e ad andarsene. Gli si può facilitare il compito mettendogli vicino degli oggetti che conosce come appartenenti al padrone. Quanti più sono, tanto più facile sarà per lui restarsene lì tranquillo. Se si è portato con sé il cane in una gita col canotto pieghevole e gli si lascia vicino tenda, canotto, materassini di gomma, coperte, ecc., l’animale aspetterà il padrone con ubbidienza esemplare. Se poi un estraneo tentasse di portar via uno degli oggetti che ha intorno, il cane si infurierà: non perché abbia un qualche concetto della proprietà, o senta come suo compito proteggere quegli oggetti, ma perché hanno l’odore del padrone e rappresentano quindi per lui, in un certo senso, la casa. Quando si vedono dunque cani ben addestrati a mantenere questa posizione che sembrano far la guardia alla borsa del padrone, la situazione psicologica è all’incirca questa : l’oggetto è per il cane un simbolo fortemente ridotto della casa, e il padrone non ha messo lì il cane a custodire la borsa, bensì la borsa a trattenere il cane. Se si lascia il cane disteso ad aspettare in una località che non conosce, si cerchi di scegliere il posto con qualche riguardo per la povera bestia; lasciare a lungo un cane molto sensibile su un marciapiedi affollato e rumoroso è una vera crudeltà; si cerchi piuttosto un angolino tranquillo con una possibilità di riparo. Sono precauzioni necessario, perché una lunga sosta è fonte per il cane di un notevole sforzo psichico. Se l’animale tuttavia è stato bene educato, questo sforzo è più che compensato dal piacere di poter accompagnare dovunque il proprio padrone, ciò che, per ogni cane che si rispetti, rappresenta la massima felicità della vita.

Quando il cane è molto intelligente, col tempo si può allentare la disciplina dell’addestramento, che all’inizio impone regole necessariamente rigide. Stasi, che era una vera maestra nell’arte di mettersi a terra, sapeva ad esempio benissimo che non me ne importava nulla se lei, mentre era in attesa accanto alla mia bicicletta, non se ne rimaneva tutto il tempo immobile come una sfinge egizia, ma si muoveva liberamente in un raggio di qualche metro. Aveva afferrato benissimo il senso della cosa. Eravamo persino arrivati a stipulare una specie di tacito accordo (senza volerlo, naturalmente): se la lasciavo senza bicicletta o la borsa, lei aspettava una decina di minuti circa e poi se ne tornava a casa per conto suo. Se la lasciavo con uno dei due oggetti, mi avrebbe aspettato fino al giorno del giudizio! Stasi aveva perfezionato a tal punto tale arte, che andava a mettersi da sola in posizione. Durante il mio soggiorno a Posen, la cagna ebbe dei piccoli, figli del dingo del giardino zoologico di Kònigsberg. Un amico medico aveva messo a disposizione un bei recinto per crescervi i cuccioli. Ma Stasi vi rimase solo tre giorni. Al quarto, uscendo a mezzogiorno dall’ospedale militare, la trovai distesa accanto alla mia bicicletta, come al solito. Ogni tentativo di riportarla ai suoi figli fallì; la bestia voleva a ogni costo riprendere il suo abituale ‘ servizio ‘. Ciò nonostante rimase una madre coscienziosa: due volte al giorno, al mattino presto e nel tardo pomeriggio, traversava di corsa alcune strade della città per andare ad allattare i suoi piccoli. Ma dopo una mezz’ora era di nuovo accanto alla bicicletta.

educazioneStrettamente imparentato con il comando ‘ a terra! ‘ è l’altro: ‘a cuccia! ‘. Se il primo è, per così dire, ad uso esterno, quest’ultimo riguarda la vita fra le pareti domestiche e serve quando per un certo tempo non si vuole avere accanto il cane. Infatti l’ingiunzione ‘ vai via! ‘ non la capisce neppure il cane più intelligente, la parola ‘ via ‘ è troppo astratta per lui. Al cane occorre dire in maniera molto più concreta dove deve andare. A questa esigenza risponde la cuccia, che non deve affatto essere un vero giaciglio, un cesto o qualcosa di simile, ma soltanto un angolino adatto che il cane, per conto suo, ha già forse eletto a rifugio. Al comando ‘ a cuccia! ‘ il cane deve ritirarsi nel suo angolo, e non deve più allontanarsene senza aver ricevuto il relativo ordine. Non altrettanto facile è il terzo esercizio nell’addestramento di un cane, sintetizzato nel comando ‘ al piede! ‘. Imparato bene, rende del tutto superfluo il guinzaglio. In questo esercizio, che bisogna ripetere abbastanza spesso, si impone al cane, tenuto al guinzaglio, di camminare vicinissimo al padrone, non importa se sulla sua destra o sulla sua sinistra purché, una volta scelto il lato, sia sempre lo stesso. La testa dell’animale deve trovarsi sempre sulla stessa linea delle gambe del padrone, di modo che il cane possa tempestivamente adeguarsi a qualsiasi mutamento di velocità nel suo passo. Ben pochi sono i cani che in questo esercizio mostrano la tendenza a restare indietro, la maggior parte, invece, tende piuttosto a correre avanti, cosa che deve essere ogni volta punita con una strappata al guinzaglio o con un colpettino sul naso. Anche a ogni svolta il cane deve restare ben vicino alle gambe del padrone, quasi ‘ a contatto ‘. Il modo migliore per riuscirci è camminare per i primi giorni leggermente chini, tenendo con una mano il guinzaglio e con l’altra premendo l’animale contro le proprie gambe. Ci vuole molta pazienza per arrivare a ottenere che il cane stia al piede in maniera soddisfacente. Anche qui sono necessari due ordini distinti: uno per comandare all’animale di stare al piede, e un secondo per scioglierlo da quell’obbligo. Questa è una cosa molto difficile da far comprendere a un cane. All’inizio sarebbe consigliabile arrestarsi mentre si ha il cane al piede, poi dare l’ordine ‘ corri! ‘ e aspettare fino a quando si è allontanato. Se se ne va senza aver compreso l’ordine, potrà solo credere che la cosa è lasciata alla sua discrezione. Ma ogni infrazione di questo genere danneggia i risultati che già si sono ottenuti con l’addestramento. Poiché il cane avverte la presenza o meno del guinzaglio, se questo c’è, è relativamente facile ottenere che ubbidisca all’ordine; ma se si sentono sciolti, molti cani, specialmente quelli intelligenti, non si preoccupano affatto dell’ordine. Se non si vuoi essere costretti a ricorrere alla frusta o alla fionda, mezzi educativi che non amo, rimane una sola possibilità: tenere il cane legato con uno spago sottile, che esso non avverta. Il cane è totalmente incapace di comprendere il nesso causale: ad esempio Stasi, da principio, ubbidiva all’ordine soltanto quando aveva il collare e si trascinava dietro un pezzo di guinzaglio, non importa di che lunghezza, o se lo tenevo in mano o no, e neppure a che distanza essa fosse da me. Ma quando era senza guinzaglio ‘ si sentiva libera ‘ e non si sognava neppure di ubbidire. Per altro tutto ciò divenne ben presto inutile perché Stasi, qualsiasi situazione si presentasse, si metteva, per così dire, da sola al guinzaglio, cioè stava al piede in modo esemplare, e questo specialmente quando sentiva sorgere in sé la tentazione di fare cose proibite. Quando, ad esempio, passavo per una fattoria sconosciuta, dove l’apparizione di quel lupo fulvo seminava il panico fra gli animali domestici e la povera bestia era terribilmente tentata da galline starnazzanti e agnellini belanti, subito, senza che glielo chiedessi si stringeva contro il mio ginocchio sinistro e mi stava al piede per non soccombere alla tentazione: tutta tremante di eccitazione, le narici dilatate e le orecchie dritte, mi camminava accanto. Si vedeva chiaramente quanto fosse teso l’invisibile guinzaglio al quale lei stessa si legava. Un tale comportamento non sarebbe stato naturalmente possibile se la bestia non avesse in gioventù imparato lo ‘ stare al piede ‘ secondo tutte le regole.

Io trovo molto bello che il cane non ripeta con l’automatismo dello schiavo un comportamento appreso, ma lo elabori e lo modifichi con intelligenza, si sarebbe quasi tentati di dire con spirito creativo.

 
Sondaggi
Cosa andrebbe rivisto nella cinofilia italiana?
 
Advertising
Chi è online
 18 visitatori online
Articoli più commentati
Sponsor
Copyright  |  Disclaimer  |  Privacy  |  Contatti  |  Pubblicizzati  |  Sitemap  |  FAQ