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Cane e Padrone PDF Stampa E-mail

Scritto da Cinomania   
Sabato 07 Giugno 2008 20:56
caneMolti e diversi tra loro sono i motivi che possono spingere la gente ad acquistare e a tenere un cane, e non tutti sono buoni. Innanzi tutto, tra gli amici dei cani vi sono anche coloro che cercano rifugio in un animale soltanto a causa di amare esperienze personali. Mi rattrista sempre sentire quella frase malvagia e totalmente falsa: «Le bestie sono migliori degli uomini ».Non lo sono affatto! Certo, la fedeltà di un cane non trova facilmente l’equivalente tra le qualità sociali dell’uomo.

 

Tratto da "E l'uomo incontrò il cane" di Konrad Lorenz

 

 

IV CAPITOLO

 

 

In compenso, però, il cane non conosce quel labirinto di obblighi morali, spesso in contrasto tra loro, che è proprio dell’uomo, non conosce, o soltanto in misura minima, il conflitto fra inclinazione e dovere, insemina tutto ciò che in noi poveri uomini crea la colpa. Anche il cane più fedele è amorale, secondo il significato umano della responsabilità.

caneUna chiara ed esatta conoscenza del comportamento sociale degli animali più evoluti non conduce, come molti credono, a ridurre le differenze fra uomo e animale, ma al contrario: soltanto un buon conoscitore del comportamento animale è in grado di valutare la posizione unica e più elevata che l’uomo occupa fra gli esseri viventi. La comparazione scientifica fra l’animale e l’uomo, su cui si basa tanta parte del nostro metodo di ricerca, non implica affatto — come del resto l’accettazione della teoria sull’origine della specie — una diminuzione della dignità umana. È nella natura del processo evolutivo il dar vita a forme sempre nuove e più elevate che non erano in alcun modo prestabilite, e neanche solo contenute, negli stadi precedenti da cui esse hanno avuto origine. È pur vero che ancora oggi nell’uomo c’è tutto l’animale, ma non certo tutto l’uomo è nell’animale. Il nostro metodo filogenetico di indagine, che necessariamente parte dal gradino più basso, cioè dall’animale, ci mostra con particolare evidenza proprio l’elemento essenzialmente umano, cioè quelle alte creazioni della ragione e dell’etica che non sono mai state presenti nel regno animale, e questo appunto perché noi le poniamo in rilievo staccandole da quello sfondo di antiche, storiche qualità e capacità che ancor oggi l’uomo ha in comune con gli animali più evoluti. Dire che gli animali sono migliori degli uomini è semplicemente una bestemmia; anche per la mente critica del naturalista, che non nomina con futile presunzione il nome di Dio, quella frase rappresenta un satanico rifiuto dell’evoluzione creativa nel mondo degli organismi viventi.

canePurtroppo una schiera terribilmente numerosa di amici degli animali, ma soprattutto di coloro che li proteggono, insiste su questo punto di vista eticamente tanto pericoloso. Invece l’amore per gli animali è bello e nobilitante soltanto quando nasce dal più vasto e generico amore per tutto il mondo vivente, il cui nucleo centrale e più importante deve rimanere l’amore per gli uomini. < Io amo ciò che vive >, fa dire J.V. Widmann al Redentore nella sua leggenda drammatica “II Santo e gli animali”. Solo chi è in grado di dire lo stesso di sé può dare senza pericolo morale il suo cuore agli animali. Ma colui che, deluso e amareggiato dalle debolezze umane, toglie il suo amore all’umanità per darlo a un cane o a un gatto, commette senza dubbio alcuno un grave peccato, vorrei dire un atto di ripugnante perversione sociale. L’odio per l’uomo e l’amore per le bestie sono una pessima combinazione.

Naturalmente non c’è nulla di male nel fatto che una persona molto sola, che per qualche sua personale ragione sotfre della mancanza di contatti umani, si prenda un cane per soddisfare un intimo bisogno di dare e ricevere amore. Davvero non ci si sente più soli al mondo se c’è almeno una creatura che ci fa festa quando torniamo a casa.

caneEstremamente istruttivo sul piano della psicologia umana e animale, e talora anche divertente, è lo studio dell’armonico adattamento reciproco tra cane e padrone. Già sulla scelta stessa del cane, ma ancor più sul successivo sviluppo dei rapporti, si possono fare constatazioni interessanti. Come nella vita degli uomini, anche qui sono tanto i contrasti più estremi quanto le più grandi affinità che conducono a una felice convivenza. Nello stesso modo come capita di ritrovare in coppie anziane tratti somiglianti tali da far pensare che siano fratello e sorella, così anche fra il padrone e il cane, col passar degli anni, si possono notare nei gesti somiglianze che sono commoventi e, al tempo stesso, comiche. Nel caso di conoscitori esperti, naturalmente, queste somiglianze si rafforzano, in quanto la scelta della razza e del singolo cane è di solito determinata dalla simpatia per una creatura affine. Le cagne chow, che si sono regolarmente susseguite la una all’altra accompagnando l’esistenza di mia moglie, sono un tipico esempio di questa forma di ‘ simpatia ‘ o di ‘ risonanza ‘. Anche a me, in linea di massima, succede la stessa cosa, tanto che per i nostri amici, che conoscono bene sia noi che i nostri cani, è sempre fonte di ilarità trovare nelle nostre bestie il riflesso dei nostri tratti di carattere. I cani di mia moglie sono sempre estremamente puliti e hanno uno spiccato senso dell’ordine: evitano di loro iniziativa le pozzanghere e si muovono sui più piccoli viottoli, fra aiuole di fiori e ortaggi, senza mai calpestare niente. I miei, al contrario, si rotolano per principio in ogni pozza che trovano e portano in casa un sudiciume indescrivibile: insomma, tra i nostri cani ci sono le stesse diversità che fra me e mia moglie. Molto di ciò si spiega col fatto che mia moglie ha scelto, fra i cani del nostro allevamento, solo quei cuccioli in cui prevalevano i caratteri ereditari del chowchow, cane discreto, di una pulizia felina, e nel complesso ‘ più nobile ‘, mentre io, invece, ho sempre avuto una predilezione per gli animali in cui è chiaramente riconoscibile la natura più allegra e vitale, indubbiamente anche più ordinaria, della mia vecchia cagna da pastore Tito. Un altro parallelo sta nel fatto che, nonostante la stretta parentela, i cani di mia moglie sono sempre di appetito moderato e di gusti delicati, mentre i miei si abboffano senza alcun ritegno. Come ciò possa avvenire, francamente non lo saprei spiegare.

caneSecondo me, l’avere un cane che presenta caratteri simili a quelli del padrone è prova di un certo equilibrio psichico di quest’ultimo, direi quasi di una certa soddisfazione di sé. Anzi, un rapporto come quello che si forma fra cane e padrone in questi casi ha come premessa che entrambi siano contenti di sé. Diversamente stanno le cose nel caso tipologicamente opposto al ‘ cane affine ‘, e che io definirei come il ‘ cane complementare ‘. Non che qui il rapporto fra cane e padrone sia meno felice e affettuoso, al contrario, può essere persino migliore, come avviene in un’amicizia fra uomini quando i due caratteri si compensano e si completano a vicenda. Ci sono d’altra parte casi in cui il rapporto di complementarità assume aspetti sgradevoli. Mi è capitato ultimamente di osservarne uno per la strada. Un signore pallido, dal torace stretto, con una espressione preoccupata e astiosa, camminava per la strada avvolto nei panni della sua meschina rispettabilità, con tanto di colletto duro e bombetta, insomma il classico tipo dell’impiegato o del piccolo funzionario; un grosso pastore tedesco, visibilmente denutrito, gli si trascinava accanto con aria depressa, standogli ben stretto alle calcagna.. L’uomo, che teneva in mano un pesante frustino, improvvisamente si arrestò, e il cane, superando solo di pochi centimetri l’invisibile linea fissata dall’addestramento, si fermò a sua volta. L’uomo battè allora con forza, molto duramente, il manico della frusta sul naso del cane. L’espressione del suo volto rivelava in quel momento un tale abisso di tensione e di odio che solo a fatica riuscii a trattenermi dal fare una scenata per strada. Scommetterei mille contro uno che quell’infelice animale aveva nella vita del suo ancor più infelice padrone esattamente lo stesso ruolo che questi aveva, in ufficio, nei confronti del suo diretto superiore, probabilmente un altro essere degno soltanto di compassione.



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