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Cani e Bambini PDF Stampa E-mail

Scritto da Cinomania   
Mercoledì 18 Giugno 2008 20:23
Cani e BambiniIo ho avuto purtroppo un’infanzia senza cani. Mia madre apparteneva all’epoca in cui erano appena stati scoperti i batteri e in cui la maggior parte dei bambini di buona famiglia diventavano rachitici poiché, per timore dei microbi, si sterilizzava il latte fino a eliminarne tutte le vitamine. Potei così avere per la prima volta un cane soltanto quando fui abbastanza grande da ispirare sufficiente fiducia nella mia parola d’onore che non mi sarei mai lasciato leccare da quella bestia.

 

Tratto da "E l'uomo incontrò il cane" di Konrad Lorenz

 

 

V CAPITOLO

 

 

Purtroppo, però, l’animale in questione era un perfetto idiota, si trattava cioè di quel bassotto Kroki di cui ho già avuto occasione di parlare. Non c’è da stupire che quella bestiola del tutto priva di carattere abbia per un certo tempo raffreddato la mia passione per i cani.

Cani e BambiniI miei figli, al contrario, sono cresciuti con loro nel più intimo rapporto di cameratismo. Me li vedo ancora, quei bambinetti, andare in giro a quattro zampe sotto la pancia dei grossi cani da pastore — allora ne avevamo cinque —con grande costernazione della mia povera mamma. Quando mio figlio imparò a camminare, nei suoi tentativi di passare dalla locomozione a quattro gambe a quella a due, aveva l’abitudine di reggersi alla lunga coda di Tito, che se ne stava immobile, con infinita pazienza; ma quando il piccolo era finalmente in piedi e mollava la presa, allora la bestia scuoteva la grossa coda con immenso sollievo e con tanta energia che l’ometto, colpito sulla schiena o sul pancino, cadeva giù di nuovo come atterrato dal fulmine.

I cani sensibili e delicati sono bravissimi con i figli dell’amato padrone, poiché sanno quan to egli è affezionato ai bambini. Il timore che un cane possa far del male a un bambino è addirittura ridicolo; molto più giustificata è, semmai, la preoccupazione opposta, che cioè il cane si lasci troppo strapazzare dai bambini, contribuendo così a educarli a una totale mancanza di riguardo nei suoi confronti. Specialmente nel caso di cani molto grossi e bonari, come i San Bernardo o i Terranova, bisogna stare attenti che questo non succeda. In generale, però, i cani sanno destreggiarsi molto bene per sfuggire alle attenzioni troppo insistenti e fastidiose dei bambini, e proprio in questo vi è un alto valore pedagogico. I bambini normali, infatti, provano sempre gran gioia nella compagnia dei cani, e di conseguenza si rattristano moltissimo quando la perdono; in Cani e Bambinital modo i piccoli apprendono, si può dire da soli, come si devono comportare per esser loro graditi e conquistarne l’amicizia e l’affetto. I bambini dotati di un certo tatto istintivo imparano così, già nei primissimi anni, ad avere rispetto per le bestie, e questa non è una conquista da poco. Quando in casa d’altri vedo che un cane non scappa di fronte a un bambinetto di cinque o sei anni, ma al contrario gli si accosta amichevolmente e senza ombra di timore, subito aumenta la mia stima per il bambino e, insieme, per tutta la sua famiglia. Purtroppo devo dire che i figli dei contadini del mio paese sono piuttosto rudi con i cani. Da noi non capita mai di vedere bande di bambini in compagnia di un cane. Conosco, è vero, qualche singolo ragazzino molto affettuoso col cane di casa, ma non appena si forma un gruppo, ci sono sempre alcuni tipi brutali che riescono — e questa è la cosa peggiore — ad avere la meglio sugli altri. Comunque sia, il comune cane di paese della Bassa Austria scappa non appena vede avvicinarsi il contadinello della Bassa Austria. Non è giusto che sia così e per fortuna non è dappertutto così. Nella Russia Bianca, ad esempio, si vedono abitualmente bande ‘ miste ‘ di bambini e di cani che scorrazzano nei villaggi, per lo più bambinetti biondopaglia di cinque, sette anni, in compagnia di uno stuolo innumerevole di bastardi! I cani non hanno alcuna paura dei bambini, anzi, se ne fidano completamente, e da questa fiducia si possono trarre conclusioni di ampia portata sulle qualità morali di quei bambini. È certo il grande attaccamento alla natura dei figli dei contadini russi che li rende così affettuosi con i cani.

Cani e BambiniMa il rapporto più singolare che io abbia mai visto fra un cane e un bambino — io stesso ero ancora un bambino a quel tempo — fu quello stabilitesi fra un gigantesco Terranova nero e Peter, il mio futuro cognato, rispettivamente cane di casa e figlio del padrone del vicino castello di Altenberg. Lord, così si chiamava il cane, che ho già citato altrove, era un animale coraggioso fino alla temerarietà, fedele, buono e di carattere molto fermo. Peter, invece, era uno dei monelli più pericolosi della zona. E fu proprio lui, allora ragazzino undicenne, a esser scelto come padrone da quel gigantesco animale, sebbene il cane fosse arrivato al castello già in età adulta. Ancora oggi non so spiegarmi che cosa possa aver mosso la bestia a quella scelta, poiché d’abitudine cani di simile carattere si legano d’affetto solo a degli uomini, normalmente al capo famiglia. Forse in questo caso i motivi furono di ordine cavalieresco, in quanto Peter era il più giovane e il più debole, non solo fra i quattro fratelli, ma di tutta la banda di scatenati ragazzini e ragazzine che a quel tempo rendevano malsicuri i boschi di Altenberg coi loro fortemente realistici giochi agli indiani e realissima polvere da sparo. Peter le buscava spesso, come del resto noi tutti nel corso delle nostre battaglie, ma lui più spesso di tutti gli altri, e a giusta ragione, secondo me. Lord, però, su questo non era d’accordo e mise fine alla cosa. Non che nel difendere il suo padroncino abbia mai fatto un graffio a uno di noi ragazzi, e tanto meno morsicato seriamente qualcuno. Ma chi si prova a picchiare un bambino quando si trova davanti un cane grosso come un Ieone e nero come la notte che gli mette due enormi zampe sulle spalle, che gli digrigna sotto il naso una chiostra di enormi denti candidi, accompagnando per di più il tutto con un ringhio che ha i toni profondi dell’organo? Peter ricambiava la protezione del cane con un grandissimo affetto, e i due erano inseparabili. Ciò complicò non poco l’educazione di Peter, perché persino il signor Niedermaier, l’energicissimo precettore, non poteva permettersi neppure di alzare la voce con il ragazzo. Subito, da qualche angolo, si levava un fragore cupo da organo e il Ieone nero si avvicinava maestoso, al che il signor Niedermaier alzava le spalle e lasciava perdere. Il confronto era troppo impari!

Io sono piuttosto prevenuto nei riguardi delle persone, anche bambini piccoli, che hanno paura dei cani. Indubbiamente si tratta di un pregiudizio ingiustificato, perché si dovrebbe considerare come una reazione del tutto normale che un bambino provi un impulso di timore, e si comporti quindi con prudenza, al primo incontro con un grosso animale da preda. Ma anche il punto di vista opposto, cioè la mia predilezione per i bambini che non hanno paura dei cani e sanno come comportarsi con loro, ha certo una sua ragion d’essere, in quanto la familiarità con gli animali presuppone un’intima confidenza con la natura. I miei figli, molto prima ancora di aver compiuto il loro primo anno di vita, erano così perfettamente abituati ai cani che a nessuno di loro venne mai in mente che uno di essi potesse far loro del male. Fu per questo che mia figlia Agnes mi procurò un grosso spavento quando aveva appena sei anni.

Agnes era andata nei prati in riva al fiume con il fratello, maggiore di lei di un anno e mezzo, a prendere per mio incarico dei vermi per i pesci. Quando i bambini tornarono a casa li seguiva un bellissimo cane pastore tedesco, molto robusto, che a mio giudizio doveva avere sei o sette anni almeno — ciò che era esatto, come si venne a sapere più tardi. L’animale dava l’impressione di essere depresso e un po’ impaurilo. Da me Cani e Bambinisi lasciò appena carezzare, piuttosto malvolentieri, mentre invece stava attaccato ai bambini con una devozione quasi morbosa. La faccenda non mi piaceva, tanto più che il cane mi pareva leggermente disturbato sul piano psichico. E poi, come mai il vecchio cane si era improvvisamente tanto affezionato ai due bambini? La spiegazione venne più tardi. Il cane era di Langenlebarn, un villaggio a una decina di chilometri, sempre sul fiume, e di là era fuggito spaventato dai colpi di mortaretti sparati durante una sagra di paese. Cosa strana, non aveva poi ritrovato la via di casa. I suoi padroni avevano due bambini, di età e aspetto molto simili ai miei. Probabilmente per questo, quando li aveva incontrati in campagna l’animale si era subito unito a loro. Ma tutto ciò a quel momento non lo sapevo ancora. I bambini mi avevano supplicato di poter tenere il cane, nel caso non si presentasse un legittimo proprietario a reclamarlo.

Un’altra complicazione nasceva dal tatto che il nostro cane di allora, Wolf I, era anch’esso affezionatissimo ai bambini, seppure con quello spirito d’indipendenza che è tipico del maschio di sangue lupino. Era quindi comprensibile che la presenza di quel docile schiavo, di quel maledetto intruso che gli toglieva il favore dei suoi padroncini lo urtasse profondamente, mandandolo su tutte le furie. Le mie minacce, rivolte a entrambi gli animali, impedirono in un primo momento un vero scontro, e in questo mi fu d’aiuto l’atteggiamento poco combattivo del nuovo venuto. Tuttavia non mi sentivo affatto tranquillo, e il peggio non tardò molto a verificarsi.

Cani e BambiniStavo giusto dedicandomi a una pacifica occupazione nel posticino più tranquillo della casa, quando i rumori inconfondibili di una zuffa tra cani e le grida acutissime di aiuto della mia piccola Agnes mi fecero sussultare. Sostenendo i pantaloni con le mani, corsi giù a precipizio per le scale e vidi i due cani che lottavano furiosamente, avvinghiati l’uno all’altro e sotto di loro le gambette della mia bambina! Afferrai contemporaneamente per la collottola i due animali e con uno sforzo sovrumano li separai per liberare la piccola. Agnes giaceva supina con le mani aggrappate, lei pure, al pelo di ognuno dei due cani. Come poi mi raccontò, mentre era seduta per terra aveva voluto accarezzare contemporaneamente le due bestie, nella speranza di riuscire in tal modo a riconciliarle. Naturalmente il suo gesto aveva ottenuto l’effetto contrario e i due si erano saltati addosso prendendosi alla gola sopra il corpo della bambina. Agnes aveva cercato di separarli, e non aveva mollato la presa neppure quando l’avevano buttata gambe all’aria, calpestando anche lei nella lotta. Neppure per la frazione di un secondo la bambina aveva pensato che uno dei due potesse farle qualcosa di male!



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