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La scoperta del sè attraverso il cane - Introduzione PDF Stampa E-mail

Scritto da Francesca Ralli   
Sabato 27 Settembre 2008 23:39

Dall’esperienza personale rispetto l’attività cinofila e psicoterapeutica che ho vissuto per quasi dieci anni, con quattro cani diversi sia come razza che come carattere, che come vissuto individuale, ho tratto risultati che hanno modificato sensibilmente il mio rapporto con loro e con l’ambiente esterno, dalla cui analisi posso comprendere quanto di questo risultato posso attribuire all’uno o all’altro percorso.

di Francesca Ralli

Sono in grado di affermare che il “campo” di addestramento è stato sempre lo specchio del mio cammino di crescita e che i miei cani mi hanno accettato con tutti i cambiamenti, accettando di buon grado la crescita di un “gregario” a “capobranco”.

Forse lì sta il senso dei cani e di tutto il mondo animale

La “palestra” rappresentata dall’attività cinofila e dal rapporto con l’istruttore è corrisposta al procedere dell’analisi, come uno specchio costante delle difficoltà di contatto e del “sentire”. Le qualità che ho scoperto e le capacità di sentire sono in relazione al rapporto con i miei cani, ma mi appartengono come persona indipendentemente dalla relazione.

1. Recupero dell’istinto e dell’immediatezza dell’azione-reazione

2. Emozione nella simbiosi e nella separazione

3. Accettazione e rispetto dell’individualità nella coppia

4. Maggior fermezza nello stabilire confini

5. Percorso dalla passione all’emozione

6. Modifica nei tempi di apprendimento, dilatazione di spazi e finalità limitate all’azione presente

7. Qui ed ora

8. Progettualità

9. Capacità di condurre il gioco e divertirsi nel gioco

10. Sicurezza e stima rispetto le potenzialità dell’uomo e del cane)

Il lavoro sulle barriere di comunicazione mi porta ad approfondire il tema perché possa diventare una strada percorribile volta all’accettazione delle difficoltà individuali di comunicazione e al superamento delle barriere, in questo caso rappresentate dal rapporto con il cane visto come esclusivo e usato come alibi per la non-comunicazione con altri umani.

Al cane ci si avvicina con scarsa consapevolezza della sua realtà biologica, diventa il centro delle proiezioni e dei bisogni, e viene utilizzato come schermo rispetto alla dichiarazione del bisogno di calore uomo-uomo.

Un’altra difficoltà è data dal ritenere l’universo di comunicazione non verbale del cane, come rappresentazione univoca delle richieste e dei bisogni reciproci, proiettando questa “credulità” sull’uomo. L’etologia si faccia da parte, il mio cane è speciale, gli manca la parola! Dietro questa affermazione si costruisce un grattacielo di speranze e ci si chiude sempre più dietro la convinzione che “l’animale è migliore dell’uomo”.

Barriera spaventosa, quanto comprensibile per chi scrive, che ha a che fare con quattro cani.

Il cane è migliore solo perché si adatta al branco in cui vive, spogliandosi del suo istinto, schiacciandosi sotto le insicurezze di falsi capobranco. E’ la difficoltà ad accettare lo scambio, il rapporto alla pari, il conflitto, l’incapacità dell’altro a rispondere esattamente come vogliamo a fare di noi dei pessimi conduttori di cani e dei pessimi amanti.

Il lavoro cinofilo è un percorso, ma non basta, è necessario acquisire la consapevolezza delle capacità individuali, lavorare affinché escano allo scoperto, e intraprendere la strada del "gioco" al posto della strada iniziale della “disperazione”.

 

 

 

Tratto dalla "Tesi finale del 1° anno del Corso intensivo biennale in Psicologia della Comunicazione - Le barriere della comunicazione" di Francesca Ralli.

Puoi contribuire allo sviluppo del DTG, scaricando e completando il questionario e inviandolo successivamente a Francesca Ralli (l'indirizzo e-mail lo trovi nel file).



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