| Di razza è meglio |
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| Scritto da Renata Fossati |
| Mercoledì 07 Gennaio 2009 16:19 |
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Nel nostro Paese l’applicazione della pet therapy - ridefinita con il termine AAA/T/E: Attività e Terapie Assistite con Animali & Educazione - ha trovato grande consenso. Sono molteplici gli ambiti nei quali viene praticata: dagli ospedali alle Case di Riposo; dalle scuole alle carceri, sino alle comunità di recupero di vario indirizzo. I cani restano ovunque grandi protagonisti, e i cani di razza restano di gran lunga i più impiegati. Le motivazioni sono molto semplici: forniscono migliori garanzie sotto il profilo comportamentale e possiedono caratteri costituzionali, riconducibili sia al ceppo d’appartenenza che alla selezione recente. di Renata Fossati Quando si sceglie un cane per l’applicazione delle AAA/T/E si dovrebbero considerare alcune variabili sia comportamentali che morfologiche. L’indole mite e disponibile è uno dei caratteri indispensabili che il soggetto deve presentare, unito a una buona capacità di apprendimento, una disponibilità alla manipolazione, uno spiccato senso del gioco e del riporto. Come abbiamo visto, i campi d’applicazione della pet therapy sono sostanzialmente tre: sanitario e socio-educativo. Ne consegue che le strutture coinvolte sono molto differenti tra loro per il tipo di utenza ospitata, per l’organizzazione interna complessiva e per le caratteristiche degli edifici entro i quali operano. Per esempio, si può anche solo immaginare quanto possa essere differente lavorare in una scuola, o in un ospedale psichiatrico, oppure in una residenza per anziani, utilizzando un cane. In ragione di queste realtà sostanzialmente differenti, sono stati considerati, a livello internazionale, almeno 3 livelli di preparazione. I cani impiegati in questi compiti di “presenza e interazione con l’uomo” vengono definiti “cani sociali o d’assistenza”. Livello 1: soggetti adatti a svolgere compiti relativamente semplici, quali presenza e interazione con adulti o bambini, da svolgersi in ambienti poco affollati e poco rumorosi, per esempio residenze per anziani; piccole unità scolastiche. Livello 2: soggetti adatti a svolgere compiti quali presenza e interazione con adulti e bambini in ambienti affollati, rumorosi e particolarmente impegnativi, quali ospedali, comunità di recupero e carceri. Livello 3: registra l’intervento di cani particolarmente temprati e preparati a lavorare in ambienti difficili quali, per esempio, ospedali psichiatrici giudiziari. I cani sociali o d’assistenza: una preparazione differenziata La preparazione dei cani è differenziata a seconda dei compiti che dovranno svolgere. Fatto salvo le caratteristiche già elencate riguardanti l’indole, ecco le principali doti richieste dai protocolli internazionali. Per i cani di livello 1: è necessaria un’educazione di base che comporti la rispondenza ai comandi, seduto, terra, resta; una regolare condotta al guinzaglio; una buona indifferenza ai rumori improvvisi e ai piccoli assembramenti. La disponibilità a farsi accarezzare dolcemente e rudemente; a farsi palpare; a farsi spazzolare. La disponibilità a rimanere in posizione seduto o a terra, con o senza guinzaglio, in presenza dell’educatore, anche per diversi minuti. Per i cani di livello 2: oltre a quanto richiesto per i cani di livello 1, viene richiesta un’assoluta indifferenza ai rumori violenti e improvvisi (per es. il rovesciamento di un tavolo metallico); il cane, per quanto possa sobbalzare, non deve allontanarsi dal luogo, non deve agitarsi né compiere movimenti scomposti. Inoltre un’assoluta indifferenza ad assembramenti rumorosi; la capacità di saper rimanere in resta, allorché gli venga ordinato, anche in assenza dell’educatore cinofilo, per diversi minuti. Per i cani di livello 3: la caratteristica fondamentale è un’ottima tempra, oltre, naturalmente, ai requisiti richiesti ai cani dei livelli precedenti. Un’ottima tempra, ovviamente, non è direttamente correlata alla massa, anzi, in un progetto svolto per anni in Texas presso un carcere psichiatrico, è stato osservato che cani di razza bassotto (standard, a pelo raso) ,greyhuond e whippet, hanno dimostrato un’eccellente capacità di interazione con pazienti che presentavano movimenti stereotipati e manipolazioni inusuali. I segnali di stress codificati da esperti veterinari, quali agitazione immotivata; eccessiva salivazione; respiro affannoso; leccamenti esagerati; tremori; sbadigli continui; insofferenza al contatto; gemiti continui; apatia e pelo opaco, non sono mai stati rilevati in queste razze durante il progetto. Certamente il loro impiego è stato calibrato nel tempo proprio per non indurre l’insorgere di stimoli stressori. È stato però rilevato che cani di razza golden retriever, impiegati nello stesso progetto e con le stesse tempistiche, presentavano alcuni segnali di stress, come il respiro affannoso. Viene spontaneo pensare che cani generosi come lo sono tutti i retrievers, spendano maggiori energie nello svolgere i compiti loro assegnati al punto di anticipare le richieste ambientali dimostrando ingegnosità e capacità di critica. L’impiego dei cani di razza permette valutazioni di carattere generale (memoria di ceppo) e soggettivo (memoria genetica recente). La scelta della razza dovrebbe essere fatta in relazione al futuro impiego. A priori, nessuna razza viene esclusa, meticci compresi, ma il buon senso impone alcune riflessioni. Pertanto vengono ritenuti inadatti nell’applicazione delle AAA/T/E:
Sono invece ritenuti indesiderabili:
La ragione principale di questa elencazione di atteggiamenti inadatti o indesiderati sta nel fatto che anche caratteri ritenuti non particolarmente dannosi, come per es. la timidezza, finirebbero per essere amplificati dalla preparazione necessaria che i cani debbono conseguire e che poggia su pilastri costituzionali (pre - esistenti) atti a sorreggere lo sforzo educativo, mancando i quali si creerebbe una condizione di stress utile all’attivazione di uno stato di confusione mentale. In altre parole, senza basi sicure risulterebbe inutile e dannoso l’impiego di tali soggetti. Statisticamente parlando, le razze maggiormente impiegate sono i retrievers: golden, labrador, flat coated, poiché riassumono al meglio le doti richieste per l’applicazione delle AAA/T/E. La notizia che alcuni addetti ai lavori pratichino incroci tra queste razze al fine di ottenere soggetti sempre più redditizi dal punto di vista comportamentale non è confortante, poiché è difficile prevedere una garanzia di successo, specialmente tra le generazioni future. D’altra parte scombinare un corredo genetico su basi oggettive può sembrare interessante, ma l’esperienza insegna che la fissazione dei caratteri ereditari comporta lavori di decenni e, pertanto, si fatica a comprendere la necessità di “creare” nuovi incroci, disponendo, ad oggi, di un numero elevatissimo di razze pure selezionate per una svariata quantità di funzioni. L’impiego di un cane di razza, quindi, è sostenuto dalla possibilità di scegliere il soggetto adatto all’impiego futuro, sulla base di alcuni fattori, quali: 1) aspetto morfologico; 2) memoria di ceppo; 3) memoria di selezione recente; 4) soggettività correlata e ambientale/esperienziale. Al contrario, l’impiego di soggetti meticci provenienti dai canili non può che basarsi esclusivamente sull’aspetto morfologico e sulla soggettività che, non potendo essere conosciuta con certezza né correlata ai punti 2 e 3 , deve essere indagata da esperti veterinari e istruttori cinofili con grande attenzione, onde evitare l’impiego di soggetti inadeguati. Tratto da "I nostri cani" Enci, Maggio 2007
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