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L'intelligente è il cane PDF Stampa E-mail

Scritto da Renata Fossati   
Lunedì 09 Febbraio 2009 13:11


L'intelligente è il cane     Il cane moderno vive accanto all'uomo. I lupi vivevano nella foresta, lontano dagli uomini. Sembra davvero riduttivo leggere le capacità intellettive e relazionali dei cani solo attraverso la teoria etologica sviluppata studiando animali privi di socializzazione nei confronti degli umani. Storia di un rapporto che ha attraversato intere epoche. Recenti studi offrono un panorama del tutto diverso sulle capacità cognitive e comportamentali dei cani e mette in luce aspetti del rapporto uomo-cane ancora poco conosciuti ma facilmente riscontrabili osservando i cani nell'applicazione della Pet Therapy. Da Lorenz a Popper; da Dehasse a Ballarini, pensatori e ricercatori appartenenti a diverse discipline concordano pienamente nel riconoscere al cane qualità di pensiero e di coscienza molto vicine a quelle dell'uomo.



di Renata Fossati


LE SEDUTE DI PET THERAPY

Osservare il comportamento di un cane impiegato in un progetto di pet therapy è assolutamente illuminante per comprendere quanto sia raffinato il suo intelletto e quanto possa essere intensa la sua sensibilità. Se è pur vero che tutti i cani impiegati sono preventivamente preparati e addestrati, questo non toglie che il loro comportamento riesca sempre a sorprendere. Infatti, un conto è vedere un cane compiere bene il suo lavoro, un altro è vederlo assumere in proprio delle iniziative che mirano a risolvere una data situazione. Per esempio, durante le sedute presso una Casa di Riposo di Boario Terme, la mia femmina di samoiedo salutava in maniera diversa gli Ospiti che per la prima volta partecipavano all'incontro. Mentre faceva il giro di ricognizione per farsi coccolare, si soffermava con precisione sui nuovi arrivati: li annusava da cima a fondo fermandosi a leccare le parti violacee della loro pelle. Ad ogni seduta, il rito si ripeteva tanto che, per sapere se c'era un nuovo arrivato, bastava osservare il suo comportamento. In un Istituto Residenziale per Disabili, nella città di Brescia, è in atto da mesi un progetto di Pet Therapy che vede come protagonisti principali dei cani. Si tratta di sedute individuali dove i pazienti, persone adulte con gravi problemi psichiatrici, vengono invitati ad accarezzare gli animali e, possibilmente, ad interagire con loro. Osservando le videoregistrazioni di uno di loro con gravi problemi relazionali, si può notare chiaramente che il comportamento del cane Mitti, una femmina di 18 mesi, varia a seconda delle situazioni. Infatti, se il paziente non vuole interagire, lei si sposta appena un po' dal divano, ma continua ad osservarlo; non appena allunga una mano verso di lei, si posiziona vicino e si lascia accarezzare. Se il paziente sorride, allora gli lecca il viso scodinzolando vistosamente. E' importante notare che il conduttore di Mitti (che siede anche lui nella stanza) non impartisce alcun ordine ma si limita a tenere d'occhio la situazione. Naturalmente questo comportamento si è affinato nel tempo e sembra destinato a riservare altre sorprese. Ma quello che più conta è l'osservazione dell'evoluzione del rapporto che viene gestito con destrezza e naturalezza da Mitti . Si tratta di movimenti mirati ad assecondare le richieste, per lo più paraverbali e gestuali, provenienti dal paziente, che vengono compiuti in perfetta sintonia. Tutto questo risulta essere il frutto di un atteggiamento derivante da una "deduzione ambientale", fatta in proprio, dal cane stesso. Infatti i due esempi citati hanno come protagonisti dei cani "sociali", affettuosi e disponibili ma privi di un particolare addestramento dato che hanno ricevuto solo una semplice educazione di base.

 

GLI STUDI SULL'EVOLUZIONE DEL COMPORTAMENTO CANINO

Per cercare di comprendere al meglio il funzionamento del processo cognitivo dei cani sono stati fatti numerosi studi che, nel corso degli anni, hanno portato a scoperte sensazionali. Per riallacciare il filo conduttore della ricerca è necessario ripercorrere brevemente la storia. E' noto che nel corso dei secoli, il rapporto tra l'uomo e il cane si è modificato in maniera significativa. Ogni volta si aggiungevano delle "specializzazioni" che il cane assolveva con impegno e devozione nei confronti dell'uomo: la guardia, la difesa, la caccia, il traino, la pastorizia e la compagnia. Gli innumerevoli studi, estesi nel tempo, portati avanti da scienziati e ricercatori sull'evoluzione del comportamento canino (fatti, studiando prevalentemente i lupi) ci hanno svelato in ogni particolare le strutture sociali che garantivano al branco la sopravvivenza della specie ma, per vari motivi, non hanno mai potuto spiegare in che modo le informazioni provenienti dall'ambiente venivano elaborate dai componenti del branco stesso. E' risaputo che i comportamenti messi in atto erano condizionati da una rigida scala gerarchica e riferiti alla riproduzione, al procacciamento del cibo e alla difesa della prole; nel complesso, un comportamento che permetteva la sopravvivenza della stessa specie. Ma, ai giorni nostri, tutto questo ragionamento non risponde in pieno alla condizione di vita del cane dato che il suo ruolo sociale è cambiato. Egli vive, infatti, una condizione sociale che poco si accosta a quella del branco dato che molto diverse sono le sue relazioni sociali e le sue aspettative di vita. Innanzitutto, nel rapporto con l'uomo viene meno una delle aspettative che costituivano una parte integrante della scala gerarchica dei lupi: "l'aspettativa sessuale". Il cane sa perfettamente di appartenere ad un' altra specie; tende a fuggire quando sente l'odore di una cagna in calore, perché vuole raggiungerla; è disposto ad aspettare per giorni e giorni nei pressi dell'abitazione dell'amata, anche senza mangiare, nella speranza di potersi accoppiare. E ancora, il procacciamento del cibo non è più legato alla sopravvivenza dato che l'uomo provvede con generosità, tanto che in molti cani è subentrato quello che si potrebbe definire un concetto di golosità, ovvero, di netta preferenza di un cibo piuttosto che un altro. Nei riguardi della prole si è molto attenuato l'istinto di difesa e di protezione visto che l'uomo, generalmente, è in grado di manipolare i cuccioli in qualsiasi momento senza suscitare le ire della madre; anche il rigurgito del cibo pre-digerito ai cuccioli, è alquanto raro da osservare nelle moderne fattrici. Riassumendo, si potrebbe definire quella del cane di oggi una condizione di vita sociale privilegiata rispetto al passato, che vede l'uomo come un partner sociale di riferimento e non un comune componente del branco dato che il cane sa perfettamente che si tratta di un'altra specie; e con aspettative riferite non solo al soddisfacimento dei bisogni primari (come la fame e la sete) bensì mirate alla ricerca di cure relazionali, come l'affetto, la considerazione, la protezione e l'interazione. Nella memoria genetica del cane entrano quindi a far parte questi nuovi aspetti relazionali che, se dovessero venire a mancare del tutto, potrebbero causargli notevoli sofferenze a livello soprattutto psicologico.

 

IL CANE DI PAVLOV ERA MOLTO PIU' ABILE

Tra gli studiosi che si sono occupati del comportamento dei cani troviamo personalità molto differenti tra loro. Per esempio, K. Popper (1989), annoverato tra i più grandi pensatori del Novecento, esprime concetti alquanto logici e lineari riguardanti l'elaborazione delle informazioni da parte dei cani. Dice Popper "…Anche gli animali hanno un linguaggio ma non possono produrre proposizioni descrittive, possono solo manifestare il loro stato interiore e tale manifestazione può provocare una reazione negli altri animali. Noi invece possiamo formulare linguisticamente le nostre teorie…Il famoso cane di Pavlov, che si pretende abbia imparato mediante il riflesso condizionato, era, come tutti i cani, attivamente interessato al suo cibo. Se non lo fosse stato, non avrebbe imparato nulla. In tal caso, ha stabilito la seguente teoria: quando il campanello suona, arriva il cibo. Questa è una teoria, e non un riflesso condizionato."
E' noto che gli esperimenti di Pavlov, fatti in laboratorio, vennero svolti tenendo i cani imbracati ad una apposita apparecchiatura. Se fossero stati liberi, al suono del campanello non avrebbero certamente perso tempo a salivare ma sarebbero corsi in direzione del cibo.
Nel famoso libro di K. Lorenz (1973) "E l'Uomo Incontrò il Cane" c'è un intero capitolo dedicato alla comprensione del linguaggio umano da parte del cane. Dice Lorenz: ..." E' un errore molto diffuso credere che i cani afferrino il significato di un vocabolo solo con l'intonazione della parola. Uno studioso di psicologia animale, Sarris, lo ha dimostrato in maniera ineccepibile con degli esperimenti su tre cani da pastore. Erano tre maschi che si chiamavano Haris, Aris e Paris. Se il padrone ordinava: "Haris (o Aris o Paris), va' a cuccia!", immancabilmente ad alzarsi e andarsene triste ma ubbidiente verso la cuccia era solo quello chiamato. L'esperimento funzionava persino quando il comando veniva dato da una stanza adiacente, escludendo quindi ogni eventualità di un gesto anche involontario. Talvolta mi sembra persino che questa comprensione delle parole si estenda anche a frasi intere, quando si tratta di un cane intelligente che ha un rapporto affettivo molto profondo con il padrone."

 

 

 


Tratto da "I nostri cani" Enci, Giugno 2003



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