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La compagnia di un cane PDF Stampa E-mail

Scritto da Renata Fossati   
Giovedì 30 Aprile 2009 17:04

Il cane moderno fa parte di una "famiglia allargata". A sostegno di questa tesi ci sono le cifre dell'indotto commerciale che ruota intorno ai cani. Tra crocchette, scatolette, spazzole, guinzagli, cappottini e cure mediche, vengono snocciolati dati da capogiro, in costante aumento da un anno con l'altro, anche nel nostro Paese. Tuttavia, a fronte di questa immagine consumistica e trendy, rimane pur sempre il triste record dell'abbandono, che ci fa apparire più che un Paese sottosviluppato dal punto di vista cultural-cinofilo, un Paese di gente superficiale (almeno in parte), che acquista o si porta in casa un cane per poi mollarlo in strada al primo inconveniente.

di Renata Fossati

Se è pur vero che durante l'estate si raggiungono picchi di vergogna, con migliaia di cani abbandonati ovunque capiti, non bisogna dimenticare che durante il resto dell'anno è un continuo stillicidio, tanto che i ricoveri scoppiano e le riprese televisive ci raccontano, con drammatica quotidianità, di situazioni spaventose nelle quali versano centinaia di cani rinchiusi nei canili municipali.

Ci sono decine di volontari che prestano un'opera insostituibile e preziosa ma, nel complesso, pare una goccia nel mare dell'ignoranza, della cattiveria e del cinismo profittatore di troppa gente che specula anche sulla pelle dei randagi. Va da sé che il super affollamento dei canili è la diretta conseguenza di un abbandono, e che il fenomeno non sembra subire la benché minima flessione: come a dire che le cause non sono mai state né indagate né, tanto meno, affrontate in maniera adeguata. In questo contesto si potrebbero individuare almeno tre cause principali; la prima legata alla motivazione della scelta: perché si porta in casa un cane? La seconda: ci sono le condizioni per potergli offrire una vita dignitosa? Ed infine: perché lo si abbandona?

Possono essere differenti le motivazioni che sollecitano la scelta di acquistare o adottare un cane: per fare la guardia; per compagnia; perché è di moda; per compassione; per fare dello sport e quant'altro. Ma, qualunque sia l'origine della scelta, la prima causa ci rimanda direttamente alla seconda, che cerca di indagare sui fattori essenziali che possano garantire al cane una vita soddisfacente.

Per esempio, sulla disponibilità di tempo da potergli dedicare. E' un'idea ormai obsoleta pensare che un cane sia felice per il solo fatto che possa disporre di un giardino tutto per sé: ci sono dei cani che vivono in appartamento e che sono felici perché possono godere della compagnia del loro padrone e, al contrario, dei cani che vivono in giardino e non sanno nemmeno cosa sia una carezza: tutto dipende dallo stile di vita. Prendersi cura di un cane significa soprattutto dedicargli del tempo.

Per la sua educazione, che dovrebbe incominciare già dal primo giorno in cui entra in casa. Perché l'organizzazione della giornata è importante: gli orari per il cibo; per le passeggiate; per il gioco; per il sonno. Così come mettere in atto un comportamento coerente: ciò che è consentito fare oggi, lo sarà anche domani. E' inutile e dannoso permettere al cucciolo di disporre in tutta libertà dell'ambiente che lo circonda poiché il suo istinto lo porterebbe a curiosare dappertutto, ed il metodo comprende anche il rosicchiare tutto ciò che è alla sua portata; così come soddisfare i bisogni fisiologici in ogni dove, preferibilmente sui tappeti. Oltretutto, cercare di porre rimedio alle cattive abitudini non sarà impresa da poco.

Molte volte il sistema usato è quello di rinchiuderlo sul balcone, tanto per vedere se si dà una regolata. Il risultato che ne deriva è, in genere, disastroso poiché, d'ora in poi, lo considererà un luogo ostile, prenderà ad abbaiare senza sosta o gratterà ostinatamente contro la porta per poter rientrare in casa. L'uso del balcone diventa redditizio solo se la sua conoscenza non sarà stata traumatica: per esempio, lasciare la porta aperta e consentirgli di andare e venire in tutta libertà; oppure restare con lui a giocare o fargli compagnia mentre mangia. L'uso di una "gattaiola" potrebbe risolvere il problema, sempre che il balcone sia sufficientemente ampio.

La questione della mole è un altro fattore da tenere in seria considerazione, poiché i cani di taglia medio alta e gigante hanno bisogno di un esercizio fisico quotidiano affinché le articolazioni e la muscolatura si sviluppino in maniera corretta. Senza contare che un cane di grande mole ha bisogno di spazi anche all'interno della casa, senza che ogni sua mossa metta a rischio le suppellettili.

L'attaccamento al padrone accomuna, invece, tutti i cani. Dal piccolo chihuahua al grande alano, tutti i cani pretendono attenzioni e affetto in eguale misura, e a nessuno di loro piace restare per lunghe ore da soli: sia in casa che in giardino. L'ansia da separazione è uno dei malesseri psicologici che i veterinari si ritrovano a dover curare sempre più spesso.

E' assurdo pensare di lasciare un cane solo per otto ore al giorno poiché si sentirà abbandonato e, nel migliore dei casi, dovrà trovare la maniera per far passare il tempo: abbaiando o rosicchiando, sino ai casi estremi in cui appaiono chiari segni di autolesionismo: leccamenti ostinati ai metacarpi, alle cosce e quant'altro. In questo caso sarebbe meglio rinunciare e aspettare tempi più adeguati per poter godere in santa pace della compagnia di un cane. Un cane malgestito diventa un problema che troppe volte viene risolto con il sistema più incivile e indegno: quello dell'abbandono.

Chi abbandona un cane crede, in perfetta malafede, di risolvere un problema. Il fatto di non sapere che fine farà, permette a certa gente di lavarsi la coscienza. Anche se le motivazioni possono essere diverse (si abbandona un cane perché semplicemente non serve più, perché abbaia troppo, perché si cambia casa, perché si va in vacanza, perché è cresciuto troppo, perché è stupido e non sa ubbidire, perché ringhia o perché al contrario, non è capace nemmeno di fare la guardia, perché perde il pelo, perché non ha mai imparato a fare i suoi bisogni fuori casa, perché quando gioca fa cadere i bambini, perché mangia troppo e costa da mantenere, ecc.) la sostanza non cambia: si manda il cane incontro ad una sorte orribile.

Può morire investito, causando anche gravi incidenti; può morire di fame e di stenti; può trovare rifugio nei boschi degli Appennini, dove lo aspetta una vita drammatica alla continua ricerca di cibo, privo di qualsiasi riferimento sociale dentro cui poggiava la sua esistenza; può finire in un canile e rimanerci per il resto dei suoi giorni.

E' infinitesimale la parte di cani che vengono adottati rispetto a quelli che vengono abbandonati. Recentemente ho avuto occasione di parlare con una signora finlandese che da qualche tempo vive in Italia. Mi ha raccontato che in Finlandia il problema del randagismo non esiste, non perché i cittadini finlandesi siano più o meno bravi di quelli italiani. Semplicemente, è talmente severa la pena inflitta dalla legge per questo tipo di reato che è sconsigliato provarci. Forse nel nostro Paese manca proprio questo: la certezza della pena. Eppure già nel '700 Cesare Beccarla insegnava….

La compagnia di un cane è un elemento prezioso per il benessere psicologico delle persone, soprattutto per bambini e anziani. Ma la gestione del rapporto deve essere responsabile. Solo il frutto di un'azione intelligente e a lungo ponderata consentirà di stabilire un equilibrio, all'interno della famiglia, che rispetti le esigenze di entrambe le parti. Un cane ben educato crescerà sereno e si abituerà ben presto al ritmo di vita famigliare, purché gli venga consentita una vita dignitosa e soddisfacente.

I cani hanno l'abitudine di affezionarsi a noi in maniera incondizionata, cerchiamo di ricambiare, almeno in parte.

 

 

 

Tratto da "I nostri cani" Enci, Gennaio 2004



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