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I Cani, gli Uomini, l’Intelligenza PDF Stampa E-mail

Scritto da Cinomania   
Lunedì 23 Novembre 2009 01:19

I Cani, gli Uomini, l’IntelligenzaOgnuno di noi sarebbe pronto a giurare sulle particolari, straordinarie doti del proprio cane, ma a cosa ci riferiamo concretamente quando tessiamo le lodi della sua intelligenza? A prima vista la risposta sembrerebbe ovvia, ma se ci fermiamo a riflettere ci accorgiamo che, come per molte altre questioni, l’apparenza inganna e ciò che pare semplice risulta assai più complicato. Al pari della sua utilizzazione in campo umano, il termine “intelligenza” può avere molti significati e viene impiegato per definire un’ampia gamma di comportamenti, attitudini e capacità anche molto divergenti all’interno della stessa specie.

Un alto livello di intelligenza è, in campo umano, quello che permette al poeta di assemblare delle parole che già esistono in un modo nuovo, nonché emozionalmente significativo, come quello che serve, per esempio, a formulare una nuova teoria scientifica, a gestire un’azienda, a dipingere un quadro, a inventare un aggeggio meccanico per rendere meno faticoso il lavoro manuale, ad accostare colori e suoni, a inventarsi un lavoro che prima non esisteva, ecc.

Anche applicato al cane “intelligente” può voler dire, nel linguaggio di tutti i giorni, molte cose diverse: significa che il nostro amico è capace di imparare, di ubbidire ai nostri ordini, di capire che cosa gli stiamo chiedendo, di percepire le nostre sensazioni e i nostri stati d’animo, di agire nel modo giusto nel momento giusto (per esempio, sapendo distinguere le effusioni, anche fisiche, di un amico, dall’aggressione di un malintenzionato), di trovare soluzioni utili a risolvere problemi, di farsi amare, di capire cosa pensiamo e di agire di conseguenza...

 

I diversi tipi di intelligenza canina

Cane alla TVIl rapporto tra uomini e cani si basa sulla capacità di questi ultimi di svolgere funzioni per noi utili, sia perché funzionali a particolari necessità, sia perché connesse ad aspetti personali, psicologici e affettivi. Tra le funzioni utilitaristiche più comuni ci sono la protezione di proprietà e persone, la caccia, la conduzione delle greggi e delle mandrie, la cerca di oggetti o persone in difficoltà, il salvataggio in caso di disastri, ecc. Ma la più semplice tra le funzioni del cane è quella di esserci compagno, di condividere la nostra quotidianità rendendoci così la vita un po’ più degna di essere vissuta: negli ultimi anni, questa funzione è stata ampiamente riconosciuta e, oltre ai compiti tradizionalmente affidati ai cani, viene sempre più apprezzato il loro ruolo nel trattamento di alcuni disturbi psicologici umani, nel sopperire alle carenze “affettive” della nostra società riempiendo la solitudine di tante persone anziane, nell’aiutare i bambini a diventare individui responsabili e consapevoli e così via.

Benché estremamente riduttivo, questo elenco riesce a darci un’idea di quante diverse capacità siano necessarie al nostro amico per restarci accanto. Alcune si fondano sulla sua origine di animale selvatico e sfruttano la sua natura di predatore, mentre altre, come la conduzione dei non vedenti, per esempio, implicano un intenso addestramento specifico. Tutte queste capacità possono essere ricondotte a tre grandi tipologie di intelligenza: l’adattativa, la lavorativa e l’istintiva.

 

L’intelligenza adattativa

Comunemente, identifichiamo l’intelligenza con l’abilità a imparare e a risolvere problemi. Alla capacità di apprendimento attribuiamo un grado maggiore o minore in base al numero di esperienze di cui ha bisogno un individuo per codificare qualcosa nella sua memoria, cioè gli individui con buone capacità hanno bisogno di poche esposizioni a una particolare situazione per formare memorie e associazioni utilizzabili. La capacità di risolvere problemi viene identificata con l’abilità a superare ostacoli mentali, a mettere insieme pezzi di informazioni che conducano a una risposta corretta oppure a scoprire nuove strade per utilizzare le informazioni apprese in precedenza reagendo agli stimoli di nuove situazioni ambientali: gli individui considerati più bravi a risolvere i problemi sono quelli che richiedono meno tempo per giungere alla soluzione.

Questi due aspetti dell’intelligenza, che sono quelli che vengono codificati sulla pagella di uno scolaro umano, negli animali costituiscono l’intelligenza adattiva in quanto consentono all’individuo di adattarsi all’ambiente. Se in campo umano, esempi quotidiani di intelligenza adattiva potrebbero essere la capacità di imparare come vendere meglio un prodotto o cucinare un piatto speciale, per l’animale selvatico, si traducono nell’abilità di seguire tracce di una preda per cibarsene. Quando i problemi capitano sovente, la loro soluzione si imprime nella memoria in modo che l’individuo possa, successivamente, trovare la risposta migliore più rapidamente. Così l’apprendimento e le capacità di soluzione interagiscono per portare a un comportamento più efficiente.

 

L’intelligenza lavorativa

Parlando di intelligenza canina, viene spontaneo pensare ai soggetti capaci di eseguire con precisione e serenità alcuni esercizi, anche molto complessi, previsti nelle gare di lavoro o in alcuni sport canini, come l’obedience, oppure alle prestazioni di animali addestrati a compiti particolari, come la guida dei non vedenti, o a “recitare” in un film. Ma un’altra intelligenza è necessaria anche ai cani da pastore, per esempio ai nostri Bergamaschi: la loro stupefacente capacità di attendere i segnali del conduttore per agire è, dal loro punto di vista, solo un altro problema da risolvere.

Cane guidaGli addestratori sono coscienti che la parte più difficile del loro lavoro è quella di fare in modo che il cane capisca cosa ci si aspetta da lui: in assenza della possibilità di comunicare tramite il linguaggio, possiamo dare al cane solo una serie di indizi, lasciandogli il compito di risolvere il problema. Se pensiamo alla vita con i nostri cani, ci rendiamo conto che anche nella quotidianità, poniamo continuamente loro dei problemi che loro cercano di risolvere. In assenza di un linguaggio comune, il processo di comunicazione diventa per il cane una specie di quiz, uno di quelli che prevedono una serie di risposte per ogni domanda. Per trovare la strada verso la soluzione, il nostro amico può contare solo su una serie di indizi che noi gli forniamo con il nostro comportamento. Un addestratore abile è in grado di dare indizi migliori, ma il cane deve comunque interpretarli e trovare da sé la soluzione per impararla ed essere capace di recuperarla dalla memoria quando ne avrà bisogno in seguito.

Cane a lavoroL’intelligenza adattiva però non è in grado, da sola, di far sì che il cane reagisca ai nostri comandi come desideriamo. La qualità in più che gli serve è la disponibilità a ripetere gli esercizi imparati e il desiderio di risolvere i problemi per farci piacere. Ha bisogno della volontà a lavorare e questa è una qualità da ricercare nella personalità di ogni soggetto, piuttosto che nella sua intelligenza. Inoltre, il cane deve essere dotato di una capacità di attenzione durevole per potersi concentrare sul compito: la sua attenzione non deve solo focalizzarsi su quanto gli è stato richiesto, ma essere persistente, cioè consentirgli di non annoiarsi né sentirsi frustrato facilmente. In sintesi, il cane deve possedere una mente flessibile che gli permetta, quando le prime risposte a una particolare richiesta non vengono ricompensate dal conduttore, di cambiare strategia senza limitarsi a riproporre la risposta precedente. Strettamente collegata alla flessibilità e altrettanto necessaria è l’abilità a non farsi distrarre, cioè a trascurare gli impulsi verso altre attività che gli giungono tramite segni, suoni e odori interessanti dell’ambiente che lo circonda. L’abilità a escludere le distrazioni è una delle caratteristiche che gli psicologi identificano negli umani più intelligenti.

Lavorare sotto la direzione di un istruttore umano implica anche complessi scambi interspecifici di conseguenza il cane deve possedere una buona capacità di comunicazione, deve cioè saper capire che il suo istruttore sta cercando di comunicare con lui per rispondere adeguatamente ai suoi messaggi verbali e non verbali.

L’intelligenza lavorativa non riguarda ovviamente solo i cani domestici, ma prevede una componente connessa alla socialità della specie: infatti, quello che per noi si traduce in vantaggio è semplicemente la risposta di un individuo a un altro che riconosce come suo capo branco. La maggior parte dei canidi selvatici caccia in gruppo: le attività sono coordinate dall’animale dominante e ogni componente del branco impara proprio da questo a giocare il suo ruolo nell’attività comune.

 

L’intelligenza istintiva

Questa forma di intelligenza, poco considerata in campo umano, include le abilità e i comportamenti che fanno parte del programma genetico di ogni individuo e, nel caso del cane, è responsabile di una parte notevole delle sue abilità.

Fin dall’inizio della storie del cane domestico, l’uomo si accorse che accoppiando soggetti che presentavano particolari e desiderabili aspetti del comportamento avrebbe potuto ottenere altri cani con le stesse caratteristiche comportamentali. Approfittando di questo, è riuscito nel corso dei secoli a scolpire non solo la forma “fisica” della specie canina, ma anche quella comportamentale perché le abilità che un cane eredita, sia attraverso deliberati accoppiamenti voluti dall’uomo, sia attraverso la selezione naturale, determinano le caratteristiche e le differenze tra le varie razze.

Queste abilità geneticamente determinate e queste predisposizioni comportamentali costituiscono l’intelligenza istintiva del cane, cioè quegli aspetti della sua mente che possono essere trasmessi da una generazione all’altra attraverso i meccanismo dell’eredità genetica. Alcuni aspetti dell’intelligenza istintiva possono essere molto specifici, altri possono essere più generici e riguardare la capacità del cane di risolvere problemi, di obbedire e così via. Sono molti i comportamenti che possono essere geneticamente determinati tramite un adeguato programma di selezione. Il latrato, per esempio, può esserlo, cioè un cane che abbai oppure no, quanto spesso e in quali circostanze lo faccia sono tutti elementi che stanno sotto un alto grado di controllo genetico.

 

Una “ricetta” sofisticata

Quali di questi tre tipi di intelligenza (adattiva, lavorativa, istintiva) è più importante nel determinare il comportamento del cane?

Come detto prima, un certo livello di intelligenza adattiva è necessario per fare funzionare l’intelligenza lavorativa, ma qualora un cane possieda un livello bassissimo di quest’ultima non significa che abbia anche poca intelligenza adattiva. Il modo in cui l’intelligenza istintiva interagisce con le altre dimensioni dell’intelligenza è molto complesso.

La maggior parte delle razze canine possiede qualche forma di intelligenza istintiva che le rende speciali e che si riflette in un particolare intreccio di abilità, capacità, predisposizioni comportamentali e così via. Qualche cane sembra essere più dominato dalla sua intelligenza istintiva di altri e, per molte razze, l’intelligenza istintiva non sembra produrre una singola capacità predominante.

Spaniel a cacciaAlcune razze come il Dobermann e il Barbone, per esempio, hanno un’alta intelligenza adattiva e lavorativa. Eppure, chi provasse ad addestrare i Dobermann per condurre le pecore o i Barboni per riportare la selvaggina, scoprirebbe che sono sì in grado di farlo, ma la loro prestazione non potrebbe essere paragonabile a quella di un Pastore Bergamasco o di uno Spaniel per i quali questi compiti non sono un problema. Inoltre, sia il Bergamasco sia gli Spaniel desiderano fare questi lavori e cercano ogni occasione per farli se questo significa, per il pastore, intestardirsi a tenere raggruppati i componenti della famiglia quando si avviano all’auto parcheggiata! Per questi compiti specifici, il Bergamasco e gli Spaniel, non hanno bisogno di un addestramento particolarmente impegnativo e le loro capacità emergono naturalmente.

Sembrerebbe esistere una certa relazione nel modo in cui l’intelligenza istintiva e quella adattiva sono distribuite nelle diverse razze. Da un punto di vista generale, gli animali che possiedono livelli meno definiti di intelligenza istintiva sembrano compensarla con più alti livelli di intelligenza adattiva e, di conseguenza, i cani con una dimensione di intelligenza istintiva particolarmente alta sembrano essere spesso meno flessibili nel campo dei comportamenti possibili, cosa che appare che in un animale con più bassa intelligenza adattiva.

Sembra che l’uomo abbia preferito sacrificare parte dell’intelligenza adattiva di alcune razze pur di ottenere soggetti che avessero bisogno di poco addestramento per compiere bene certe funzioni. Il che significa che quando un cane è un vero specialista in qualche campo e possiede una forte intelligenza istintiva per certi compiti, potrebbe non essere adatto ad ambienti dove i suoi comportamenti istintivi non siano possibili o non siano tenuti in considerazione. D’altra parte, un cane che non emerga per le straordinarie capacità istintive della sua personalità potrebbe avere una migliore intelligenza adattiva e, in base alla sua personalità e a qualche altro fattore, potrebbe essere la scelta giusta in situazioni dove i compiti a cui è chiamato e l’ambiente richiedano una capacità di adattamento più complessa e varia.

 

 

Tratto da Monamì, n°6 Anno V


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