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MessaggioInviato: 20/11/2009, 8:54 
 Oggetto del messaggio: Taglio coda? Il governo all'assalto degli standard di razza
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http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori ... PDL0029610


FEDERFAUNA NEWS

COSA SI NASCONDE SOTTO IL DDL DI RATIFICA DELLA CONVENZIONE EUROPEA? ...
17-11-2009


Cosa si nasconde sotto il Ddl di ratifica della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia? Nel titolo c’è già la risposta!: le “norme di adeguamento dell'ordinamento interno”.
Adeguamento a che cosa? Alla Convenzione? No!
a quella, tra la Legge 281/91 e le varie norme di recepimento, l’Italia in molti casi ne ha addirittura superato le previsioni minime. Per FederFauna, l’adeguamento è alle istanze del “…mondo animalista o ambientalista di un certo tipo, del quale fa parte anche il sottosegretario Martini…”, citato da un Deputato, venerdì scorso alla Camera. Facciamo un piccolo passo indietro: quando il 20 luglio 2004, venne promulgata la Legge 189 "Disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali, nonché di impiego degli stessi in combattimenti clandestini o competizioni non autorizzate", alcune piccole associazioni animaliste criticarono le modifiche apportate dal Senato al testo licenziato dalla Camera il 15 gennaio 2003, perché, per fortuna secondo FederFauna, queste spostavano l’oggetto della tutela sul sentimento umano verso gli animali anziché sugli animali stessi (che non possono parlare), salvaguardavano attività umane legali tramite l’ art. 19-ter. - (Leggi speciali in materia di animali) e, tramite i requisiti necessari della “crudeltà”, della “non necessità” (Art. 544-ter.) e del “produttive di gravi sofferenze” (Art. 727.CP) rendevano il maltrattamento un atto “volontario” e “oggettivamente” condannabile. Ciò ha anche permesso, negli anni, che un notevole numero di padri di famiglia, ingiustamente, “soggettivamente” e in maniera arbitraria, accusati di maltrattamento, in genere sempre dagli animalisti, potessero poi essere assolti. Chi esultò, invece, per la promulgazione di questa legge, furono le grandi associazioni animaliste, LAV e WWF in particolare. L’iter burrascoso aveva comunque “salvato” l’art. 19-quater. - (Affidamento degli animali sequestrati o confiscati) e quindi, da allora, “Gli animali oggetto di provvedimenti di sequestro o di confisca sono affidati ad associazioni o enti che ne facciano richiesta individuati con decreto del Ministro della salute, adottato di concerto con il Ministro dell'interno”. Che è successo da allora? Tantissime storie di denunce fatte da associazioni animaliste che portavano a sequestri di animali e all’affidamento degli stessi alle medesime. Giunti a sentenza ed appurato che di maltrattamento non si trattava, solo animali scomparsi. Siccome tali storie si assomigliano un po’ tutte, ci si limita a citarne una. Nel 2005 un commerciante di animali esotici viene accusato e il NIRDA gli sequestra una cinquantina di pappagalli pregiati, che vengono portati in un noto centro di recupero animalista. Nel 2007, il commerciante viene assolto ed il Giudice impone che gli animali li vengano restituiti. Gli animalisti si oppongono e si dovrà arrivare alla sentenza in Cassazione per obbligarli a rendere, a fine 2008, i pappagalli. E comunque con difficoltà, visto che più volte il centro non era accessibile o era chiuso (è successo anche che vi fossero motivazioni sanitarie in quanto erano stati ricoverati animali malati insieme a quelli sani). Ma è a questo punto che per il commerciante arriva la doccia più fredda perché apprende che nel frattempo, i pappagalli sono notevolmente diminuiti di numero. Primo, perché gli agenti che avevano prelevato gli animali avevano commesso diversi “errori di conta” (fatalità i pappagalli venivano a mancare sempre a coppie, maschio e femmina) e secondo, perché era entrata al centro “una faina”, che ne aveva ucciso degli altri (fatalità mordendoli proprio sulla zampa che recava l’anello identificativo rendendoli, di fatto, irriconoscibili). Che problema c’è per gli animalisti? Il centro avanza comunque, nei confronti del commerciante, una richiesta di centomila euro per il mantenimento degli animali…. Di cosa avrebbe bisogno dunque un’ipotetica organizzazione che ipoteticamente volesse sfruttare il “super business dei sequestri”? Di una legge che sancisse definitivamente la liceità dell’affidamento a lei degli animali, che togliesse di mezzo quegli elementi di oggettività che “rischiano” di far scagionare dalle accuse di maltrattamento l’indagato innocente e che imponesse che le spese per il mantenimento degli animali sotto sequestro siano a carico di chi il sequestro l’ha subito, in modo che, anche nella sempre più remota ipotesi di assoluzione, chi non fosse in grado di sostenere tali spese, possa farlo rinunciando definitivamente agli animali… Leggete prego tutto il testo del Ddl 2836 e in particolare l’articolo 3 comma 1 punti “a” e “b” , l’articolo 4 commi 5 e 6 e l’articolo 7 comma 3. (a pensar male si fa peccato ma….) FederFauna, che auspicherebbe piuttosto la previsione di pene severe anche per chi denunci maltrattamenti opinabili o inesistenti, facendo nel contempo spendere un fiume di denaro alla collettività e danneggiando spesso imprese che creano sana economia, si limita oggi a chiedere alle Commissioni Esteri e Giustizia e ai Parlamentari tutti di “pensare un po’ male” e non credere che tutto ciò che viene propagandato come in funzione del “benessere animale” vada effettivamente in quella direzione. Se di ratifica di Convenzione europea si vuol parlare, di quella si parli, non di una modifica peggiorativa della già brutta legge 189/04. Il testo originale dell’87 tradotto, c’era. Perché non è stato preso quello?



SONO I POTERI FORTI A FAR SCODINZOLARE I CANI?...
06-11-2009

.....
Di seguito riportiamo l’intervista rilasciata a FederFauna dalla Dott. Agr. Elettra Grassi, zoonomo, specializzata in cinotecnia, 2 master Scivac in management dell’allevamento canino, Perito del Tribunale di Ravenna, autrice del primo libro italiano sul Kennel management per Il Sole 24 ore – Edagricole, relatrice in diversi seminari sul tema “etica e selezione”, premio S. Francesco 2009.

Caudectomia si caudectomia no…

EG: negli anni 80 la mia famiglia era felice proprietaria di un dobermann..integro!! si negli anni 80 quando questo era oltre l’insolito, diciamo che siamo stati antesignani. Ma io sono favorevole al taglio della code nei cani da caccia, perché non è una questione estetica ma funzionale. Chi ben conosce il lavoro del cane da caccia, soprattutto in macchia o in Appennino, sa che questa prassi in uso da sempre, trova le sue fondamenta nel lavoro che il cane deve e ama svolgere (un cane ama sempre fare ciò per cui è nato!!) e nella tutela del cane stesso. La caudectomia perderebbe di senso solo nel caso in cui il cane da caccia “ rimanesse disoccupato”, ovvero si proibisse il cane come compagno di caccia. Ma in zootecnia una razza disoccupata è una razza estinta, quindi una irreparabile perdita della biodiversità. Il lavoro nobilita l’uomo e, aggiungo io, preserva l’animale dall’estinzione.

Cosa significa conservare una razza canina?

EG: conservare una razza canina ed in senso lato, un animale di razza, significa preservare un patrimonio di storia e cultura di un popolo, significa preservare la vita, significa tramandare alle generazioni future biodiversità che è la ricchezza di un popolo, perché è la ricchezza della vita. Ogni qual volta si pongono le basi per estinguere un animale, e, facendo un parallelismo, l’estinzione di una razza equivale all’estinzione di una specie o varietà selvatica, si pongono le condizioni per una lotta contro gli animali e contro le famiglie che ad essi si dedicano. Gli animali di razza vanno preservati, le zootecnie vanno preservate, perché con la loro tutela si tutelano gli animali e le famiglie. Favorire l’allevamento significa favorire la biodiversità. Molte specie selvatiche si sono salvate dall’estinzione grazie all’allevamento in cattività. Persino per il Panda è questa la via intrapresa per la conservazione. Gli animali domestici non fanno eccezione: la conservazione avviene attraverso l’allevamento, e si può allevare solo qualora questi animali abbiano un ruolo attivo e gradimento nella società. Le razze estinte sono le razze che hanno perso la ragione e la funzione per essere allevate. Una volta un amico zootecnico fece questa considerazione amareggiato(parlavamo di bovini all’epoca):” L’Italia è il paese con la più grande biodiversità e quindi più grandi patrimoni zootencici al mondo, e per questo siamo anche i più grandi distruttori di patrimoni zootecnici”. Io vorrei pensare che sia una frase detta in un momento di sconforto, e non una realtà…

E quindi quali sono i risvolti che certe normative possono avere sulla selezione?

EG: talvolta potremmo riprendere il detto “la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni.” Molte vie intraprese in nome del benessere animale possono sembrare più che lodevoli, ma talvolta hanno la pecca di essere filosoficamente (nda, forse qualcuno direbbe “ideologicamente”) ortodosse e con il grande demerito di dimenticare una visione più completa e tecnica, sopratutto asettica da obiettivi tesi a vincere battaglie o guerre di categorie. Certe normative, talvolta, più che una tutela del benessere sembrano tese a scoraggiare l’attività di allevamento in se. Questa sarebbe più una posizione di matrice ideologica che tecnica. E’ interesse degli animali avere un futuro, ed è interesse di un paese avere zootecnie forti, sia le classiche ( animali da reddito), che le minori (es. pet, acquacultura, ecc.). Pertanto le normative dovrebbero ritrovare in primis come VERO obiettivo il favorire l’allevare e l’allevare bene. Obiettivo che, paradossalmente, sembra in contrasto con molti di coloro che si occupano di benessere animale. Nei cani per esempio gli oneri di strutturazione per le realtà medie e piccole sono altissimi ed ad alto impatto ambientale. Non giustificabili per un range di attività modesta, e in opposizione con il concetto di “sostenibile” che è la cultura della agro- zootecnia moderna. Nei cani, in Italia, per assurdo, siamo un po’ nella fase dell’incentivare l’allevamento intensivo e le macrostrutture, in netta controtendenza rispetto agli altri paesi.. E’ un fenomeno unico in Europa, come unico è il fenomeno dell’abusivismo. E’ difficile non supporre che normative non sostenibili o fortemente ideologizzate o eticamente corrette ma tecnicamente insufficienti, non abbiano avuto effetti negativi nel settore se non addirittura paradossali. Le realtà estere che ben conosco, specie delle cinofilie evolute come Gran Bretagna e Svezia favoriscono strutturazioni eco-compatibili , con autorizzazioni snelle e semplici e quindi per gli enti territoriali facili controlli degli operatori su parametri del benessere oggettivi.Questo ha favorito l’allevare e il ben allevare, creando una cinotecnia sana e sostenibile.

Quale è la situazione europea?

EG: E’ un fatto che la Germania sia stato il primo paese a dirigere la selezione canina verso il cane integro, in maniera forte ed efficace. E’ pur vero che è stato anche il primo paese a stabilire “una deroga permanente” per i cani da caccia nazionali e per i cani destinati all’attività venatoria. I patentini da caccia in sostanza sono delle deroghe automatiche alla Caudectomia. Di fatto in praticamente tutta Europa le code vengono tagliate a tutt’oggi, anche in quei paesi che hanno posto il divieto, perché gran parte dei paesi hanno derogato i cani da caccia. Girando per esposizioni in nord Europa ho sempre visto cani da caccia con code tagliate. Questo perché il taglio della coda non viene ritenuto a fine estetico ma a fine precauzionale per l’incolumità del cane che svolge attività venatoria. Credo che sia opportuno che chi si sta occupando del DDL prenda in considerazione anche questo aspetto. Se il modello deve essere quello Europeo lo sia in toto, non in stile groviera, con dei buchi qua e là. Se passasse un DDL senza deroga per i cani da caccia saremmo ancora una volta una anomalia in Europa e non in bene, perché l’interesse generale in queste normative deve essere la tutela degli animali.

Perché sulle orecchie il divieto di taglio non è così mal recepito?

EG: in realtà, tranne rari casi come nei cani da guardiania delle greggi, le orecchie tagliate avevano finalità estetiche-comunicative strettamente legate alla funzione di guardia-difesa. Funzioni che richiedevano anche un aspetto u po’ marziale del cane, perché l’aspetto stesso era un deterrente. Questa funzione col cambiamento del ruolo sociale del cane è divenuta sempre più marginale. Il cane inteso come “cane di famiglia” o “pet” entrato sempre di più nell’immaginario collettivo ha favorito ed educato ad una visione dell’animale “soft”. Il cane oggi piace nei suoi aspetti più “infantili”, quindi neotenicamente il cane vincente è quello che riprende il più possibile i tratti somatici, le movenze, del cucciolo.Che i retriver siano oggi così popolari non è un caso. Ma è pur vero che questo spostamento del gusto, se è la fortuna per alcune razze, ha creato difficoltà in altre. Proprio il Dobermann in Germania ha subito un tracollo. Eppure è il medesimo cane sensibile e dolce anche da integro. Questo a riprova che le persone scelgono il cane ad un primo impatto non tanto per la sua indole(questo apprezzamento viene in genere DOPO aver conosciuto/posseduto una razza), ma per l’aspetto. E il cane integro in certe razze proprio non piace, sarà un motivo futile ma la risposta popolare, quella vera inconfutabile dei numeri dati dalla gente, è questa: certe razze integre no e tagliate si. Pertanto viene un pò il dubbio che alcune scelte politiche non siano risposte ad un sentimento popolare diffuso.

Faccia una proposta.

EG: Che il cane integro come cane del futuro e del presente sia ormai una realtà in tutti i paesi con cinofilie evolute mi trova d’accordo, ma il rispetto dell’animale è alla base dell’allevare. Non possiamo dimenticare che il taglio della coda nei cani da caccia non è una questione estetica ma funzionale e pertanto, in linea proprio con la Germania, pioniera del cane integro, la caudectomia deve essere derogata per i cani che siano allevati per svolgere attività venatoria. La tutela dei cani e soprattutto dei Ns cani e delle Ns razze nazionali può essere fatta solo da normative che trovino nell’allevare e nel ben allevare la soluzione. Per ben allevare l’animale deve avere un ruolo sociale e una funzione: il cane da caccia esprime se stesso, fisicamente ed etologicamente, nella caccia, pertanto devono essere preservate le condizioni ottimali per una sana attività sportiva-venatoria del cane. Non dimentichiamo quindi che il taglio della coda è funzionale e non estetico.

_________________
Renato Fongaro http://www.fongaros.it


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