Non è proprio come una formula matematica ma comunque serve a ridurre il margine di errore. Che in cinofilia, ricordiamolo, quando accade è sempre e comunque deleterio. Le caratteristiche genetiche infatti hanno una notevole influenza sulle attitudini venatorie. E questo dimostra quanto sia importante la selezione e fondamentali le caratteristiche del segugio “cacciatore”, cioè del cane che impiegato sul terreno rivela tutte le sue doti. Si ritorna quindi all’assunto del bravo e del bello insieme Lo dimostra anche una ricerca fatta su numerosi segugi. E la matematica ed i principi della genetica anche in questo caso non sono proprio un’opinione.
Per ogni soggetto sono stati raccolti i dati identificativi (nome e numero di iscrizione al LOI/LIR) per i genitori e i nonni sia materni che paterni. Questo ha consentito di ricostruire i gradi di parentela tra i vari soggetti, anche di allevamenti diversi e di studiarne la consanguineità .
E’ noto che fra gli allevamenti c’è un’ampia interazione e condivisione dei patrimoni genetici, tanto che si possono identificare, sul territorio italiano, alcuni ceppi genetici ben noti agli specialisti. Il numero di soggetti da noi raccolti non ha consentito di ricostruire compiutamente tali rami familiari. Tuttavia è stata possibile l’analisi delle parentele approfittando dell’informazione raccolta nei pedigree. Poiché per alcuni soggetti sono stati raccolti questionari anche sui genitori, per tali ceppi familiari è stato possibile ricostruire l’informazione sulle parentele fino alla quarta generazione e, in rari casi, fino alla quinta.
Lo studio della consanguineità è fondamentale in zootecnia per individuare l’ effetto dell’omozigosi sulla performance dei soggetti per i vari caratteri. Questo effetto è noto e studiato per i caratteri riproduttivi ma, nella comune concezione zootecnica, l’aumento di omozigosi porta ad una riduzione più o meno sostanziale delle performance sia produttive che riproduttive. Questo è contraddetto dal comune sapere degli allevatori cinofili che persistono negli accoppiamenti tra soggetti con simile patrimonio genetico.
Se ne deduce quindi che esiste un forte impatto della consanguineità sull’espressione genetica dei caratteri. E’ necessario pertanto considerare tale effetto nelle nostre analisi statistiche per correggere le valutazioni genetiche per tale informazione.
L’archivio dei soggetti per lo studio del patrimonio genetico è stato quindi creato a partire dalle schede fornite dai proprietari/addestratori. In totale l’archivio così creato conteneva informazioni relative a 537 soggetti a partire dai 163 studiati.
Il contributo di informazione per ciascuna generazione è il seguente:
Allegato:
scovatore.jpg
L’effetto della consanguineità per attitudine assumendo il 10% di omozigosi ha i seguenti valori.
Cercatore 0,10
Accostatore 0,56
Scovatore 0,06
Inseguitore 0,17
In sintesi sembra che l’effetto dell’omozigosi non porti ad una diminuzione del valore genetico per le attitudini studiate: valori alti di consanguineità sembrerebbero portare a combinazioni favorevoli dei caratteri di studio.
Nel caso dell’attitudine da accostatore semba addirittura molto marcato in senso positivo, ovvero incroci tra consanguinei favoriscono la trasmissione a generazioni successive di questa attitudine, rimane però da verificare se queste stime possano essere confermate con campione più ampio che dia una più elevata attendibilità della stima stessa.
Per l’analisi è stato utilizzato il software MTDFREML,(Boldman et al,1993). Il software richiede di individuare degli “effetti fissi” e un modello di analisi per stimare l’incidenza di ciascun componente di varianza sulla valutazione per ciascuna attitudine.
Gli effetti fissi considerati sono stati allevamento e sesso del soggetto. È stato inoltre inserito il coefficiente di consanguineità (calcolato come consanguineità dei soggetti presi in esame per ciascuna attitudine) come covariata lineare, ovvero come peso aggiuntivo alla valutazione. Il programma è in grado, a partire dall’archivio di dati e parentele di ricostruire le soluzioni per gli effetti fissi considerati e le componenti di varianza genetica additiva, ed ambientale per le caratteristiche considerate facendo ricorso ad un modello animale univariato.
Il modello finale è una combinazione lineare delle componenti che possono influenzare il voto e può essere semplificato nell’equazione
y = Xh + Za + e
dove y è il voto ottenuto per l’attitudine presa in esame e viene così scomposto in addendi: Xh racchiude gli effetti fissi, sesso e allevamento d’appartenenza, con X funzione degli effetti fissi e h peso di questi sulla valutazione, Za racchiude gli effetti genetici, con Z funzione delle parentele tra i soggetti in esame e a peso dell’effetto genetico, ed e termini residui aggiuntivi da attribuirsi alle condizioni ambientali.
Invertendo il problema e risolvendo il sistema contemporaneamente per tutti i soggetti in esame, per ogni singola attitudine si ricavano valori di h, a ed e.
Da questi fattori si ricavano rispettivamente, ereditabilità, varianza genetica e varianza ambientale, ovvero gli indici di quanto ciascuna componente influisca sulla qualità espressa da ciascun soggetto per ogni attitudine. Tanto più i valori sono alti quanto più l’incidenza è significativa.
I risultati così ottenuti sono riportati di seguito:
Allegato:
scovatore2.jpg
Ne consegue che per cercatori e scovatori la componente ambientale è il fattore di maggiore incidenza sull’espressione dell’attitudine (quasi trascurabili invece nel caso degli inseguitori). Fattori istintivi di origine genetica sono i fattori di maggiore incidenza nell’espressione di attitudini da accostatore e inseguitore.
Marcello Massardi
Fonte:
http://www.enci.it