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Coefficiente di Inbreeding PDF Stampa E-mail

Scritto da Cinomania   
Venerdì 07 Novembre 2008 01:43

Anche se molti degli allevatori considerano un accoppiamento tra mezzi fratelli o cugini un inbreeding, la maggior parte di loro probabilmente non ha nessuna idea di quale sia la consanguineità più stretta. Una tale incomprensione nasce anche dal fatto che in alcuni testi appaiono definizioni non-standard del termine inbreeding (es. "Breeding Better Dogs" di Onstott).

La definizione standard di inbreeding definisce tale, ogni combinazione in cui il padre e la madre risultano avere ascendenti in comune. Molti allevatori usano il termine “inbreeding” per indicare rapporti di consanguineità più stretti rispetto a quelli del “linebreeding” ; essenzialmente però, non c’è alcuna differenza.

Il parametro usato per esprimere questo patrimonio genetico in comune, è chiamato coefficiente di inbreeding ed è stato proposto per primo da Sewell Wright nel 1922. Designato con F da Wright (ma più comunemente con IC o COI dagli allevatori), questo in teoria può oscillare tra lo 0 e il 100% e indica la probabilità che in un individuo due alleli di un gene siano identici per discendenza.

La prima conseguenza dell’inbreeding è l’aumento dell’omozigosi. Tuttavia il COI non è una misura diretta dell’omozigosi, dato che due alleli trasmessi da parenti diversi, possono comunque funzionare allo stesso modo. L’omozigosi inoltre può essere la conseguenza di geni ad un solo allele. Il COI indica quale proporzione restante, è stata resa omozigote dall’incrocio di consanguinei.

Il coefficiente di inbreeding è legato al numero e alla posizione degli antenati in comune in un pedigree e non al fatto che i genitori siano o meno inbred. Dunque, anche accoppiando due individui altamente inbred, con pochi avi in comune, produrremo una cucciolata con un COI molto basso. (Dal momento che il numero degli ascendenti raddoppia ogni generazione indietro, alla fine si arriverà ad un punto dove il numero degli antenati supera quello dei cani attuali. E’ quindi scontato il fatto di trovare antenati in comune se andremo a guardare sufficientemente indietro). Viceversa, è possibile accoppiare due cani altamente consanguinei, entrambi con un COI basso, e ottenere un COI molto più alto.

L’approccio maggiormente usato per calcolare il coefficiente di inbreeding, è il metodo del “tracciare le vie” di Wright, meglio illustrato con un facile esempio. Supponiamo di accoppiare due mezzi fratelli, dove il l’ascendente in comune, Anson, è il padre di entrambi. Don è il figlio di Anson e Bess; Eva è la figlia di Anson e Claire. Fred è uno dei loro figli.

Coefficiente di Inbreeding

















Per semplificare, non mostreremo gli ascendenti non condivisi:

Coefficiente di Inbreeding


Ora consideriamo un gene per il quale Anson porta due differenti alleli, a1 e a2. C’è un 50% di probabilità che l’allele di Anson, trasmesso a Don, possa essere passato a Fred. C’è anche un 50% di probabilità che lo stesso allele, sarà trasmesso da Anson a Eva, e un 50% di probabilità che verrà trasmesso da Eva a Fred, se Eva effettivamente lo possiede. Quando abbiamo a che fare con eventi contingenti, occorre moltiplicare le probabilità – in questo caso 0.5 x 0.5 x 0.5 = 0.125 (12.5%). Questo numero finale indica la probabilità che Fred possa essere omozigote per a1 o a2, a causa dello stesso nonno da parte paterna e materna.

In genere, il metodo di Wright determina il percorso da Fred all’antenato in comune, Anson, tornando poi indietro sull’altro lato del pedigree (Fred – Don – Anson – Eva – Fred), contando il numero di individui presenti sul percorso ed escludendo Fred (in questo caso 3, Don – Anson – Eva), per poi calcolare 1/2n , dove n è quel numero. Quindi nel caso specifico noi abbiamo( ½)3 o (½ x ½ x ½) = 1/8, o 12.5%. Se Anson è l’unico ascendente comune, il coefficiente di inbreeding per Fred, sarà 12.5%.

Adesso supponiamo che il comune ascendente sia uno dei nonni dei genitori (per esempio il bisnonno dei cuccioli). Questo aggiunge un individuo per ogni lato del pedigree, cosicché otterremo un percorso del tipo Fred-X-Don-Anson-Eva-Y-Fred, e l’inbreeding su Anson sarà (½)5 o 1/32 (3.125%).

Come molti altri calcoli genetici, il COI si basa sulle probabilità e non su certezze. Un individuo può essere più o meno inbred rispetto al valore elaborato.

Nel caso di un unico antenato in comune, il discorso è relativamente semplice. Tuttavia vi sono due complicazioni da affrontare. La prima riguarda il fatto che generalmente troviamo più di un ascendente in comune. Nel precedente esempio abbiamo calcolato l’inbreeding per un singolo soggetto condiviso. Nel caso di cugini primi che condividono due nonni, basta sommare semplicemente tra loro, i coefficienti dei due individui ottenendo 6.25%.

La seconda complicazione è che l’ascendente condiviso potrebbe essere lui stesso inbred. In questo caso dovrà essere calcolato anche il suo coefficiente di inbreeding. Dovremo poi moltiplicare il COI ottenuto per Fred, per (1 + FA) dove FA è il coefficiente di inbreeding calcolato per Anson. Per esempio, se Anson è il prodotto di un accoppiamento tra primi cugini, l’inbreeding totale per Fred sarà 0.125 x 1.0625 = 1.333 (13.3%) se non ci sono altri ascendenti condivisi nel pedigree.

Generalmente nei pedigree c’è sempre un gran numero di individui in comune, dunque è assai complicato calcolare il coefficiente di inbreeding totale per un cane; esistono però dei software capaci di elaborare i dati immessi e fornire il risultato finale. Calcolare l’inbreeding limitandosi alle prime generazioni non è molto utile. Se gli antenati in comune sono più di due in quattro o cinque generazioni, l’inbreeding è già probabilmente più alto del desiderabile. Bisogna tenere conto del fatto che anche non avendo antenati in comune sul pedigree, non significa che più indietro nelle generazioni non ci sia un abbondanza di consanguineità e pedigree di questo tipo raggiungono comunque coefficienti di inbreeding abbastanza alti. Inoltre, il numero degli ascendenti condivisi non ci aiuta se non è preso in studio insieme alla posizione occupata da questi nell’albero genealogico.




Dr. John B. Armstrong, Ph. D.
Professore di Biologia e Genetica
Ricercatore Genetico per la Salute del Cane

Con i ringraziamenti a Kathleen Armstrong

Testo tradotto da Nicola Cacciola



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