| La Genealogia |
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| Scritto da Roberto Leotta |
| Giovedì 15 Gennaio 2009 00:06 |
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Le decisioni tratte dallo studio della genealogia sono state la base del miglioramento ottenuto fino alla fine del secolo scorso, prima dell’avvento delle valutazioni basate sulle performances dell’individuo e successivamente su quelle dei collaterali e della progenie. A questo proposito, dobbiamo tenere presente che tutte le valutazioni genotipiche operate in genetica quantitativa sono indirette, cioè ottenute da misure rilevate su parenti degli individui da valutare ed elaborate tenendo conto della parentela che li lega. Attualmente, pur con i notevoli passi compiuti nel campo delle cosiddette biotecnologie non esiste un modo di valutazione diretta del genotipo. di Roberto Leotta L’esame della genealogia è tuttora indispensabile perché permette di quantificare la consanguineità dell’individuo (livello di omozigosi dovuto alla parentela presente tra i genitori) e la parentela con altri animali attraverso diversi coefficienti che tratteremo di seguito. La genealogia o pedigree di un individuo è la sequenza degli individui che hanno in comune con esso una parte del loro patrimonio genetico perché ne sono gli ascendenti, i collaterali o i discendenti. L’albero genealogico è la rappresentazione grafica del pedigree e ne esistono vari tipi: 1) quelli che elencano due genitori, quattro nonni, otto bisnonni, ecc. ![]() 2) quelli con diagrammi a frecce (in cui gli individui si ripetono) ![]() 3) quelli con diagrammi a frecce (in cui gli individui non si ripetono) ![]() 4) quelli usati per visualizzare alcuni processi ereditari in cui compaiono animali che presentano ‘anomalie’ ed animali ‘normali’. Questi sono molto comodi e necessari quando non è possibile fare prove di accoppiamento, perché moralmente condannabili (specie umana), o perché costosi e difficoltosi (cavallo, specie esotiche, ecc…). In questi casi, l’esame del pedigree può aiutare a determinare se ‘l’anomalia’ è dominante o recessiva e se essa è dovuta ad una singola coppia di geni (Robinson, 1990 e 1991; Nicholas, 1988). Viene adottata una simbologia particolare, ma ormai ben diffusa tra i genetisti e della quale un esempio è quello riportato nella figura 1. I pedigree del tipo 1 (e 2) sono comunemente riportati nei certificati genealogici adottati dalle varie associazioni di razza. Sono più intuitivi rispetto al terzo, ma a scopi di calcolo non servono e devono essere trasformati in quest’ultimo. I pedigree del tipo 3 sono quelli più facili da seguire e sono necessari per il calcolo dei coefficienti di parentela e di consanguineità con il metodo del “tracciare le vie”. Le frecce partono dal genitore e arrivano alla sua progenie. In generale, un individuo è originato da due frecce, provenienti dai genitori. Quando ad un individuo arriva una sola freccia, significa che non se ne conosce l’altro genitore. Si parla di parenti di un individuo, in linea diretta [genitori, nonni, bisnonni, figli, nipoti (figli dei figli)], o di collaterali [fratelli-pieni (con entrambi i genitori in comune), mezzi-fratelli (con un solo genitore in comune), cugini, zii, nipoti (figli di un fratello)]. ![]()
Tratto da "Elementi di Miglioramento genetico in cinologia" di Roberto Leotta. Facoltà di Medicina Veterinaria - Università di Pisa. Aggiungi questo articolo ai tuoi social bookmarks preferiti |







