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La diversità genetica dei cani africani PDF Stampa E-mail

Scritto da Cinomania   
Venerdì 14 Agosto 2009 00:48
 
La diversità genetica dei cani africaniI cani presenti nei villaggi Africani non sono il frutto di incroci tra razze pure, ma pare che discendano in linea diretta da un gruppo ancestrale di cani indigeni come viene confermato da uno studio diretto dal Cornell's Center for Vertebrate Genomics, su centinaia di soggetti locali semi-selvatici. Ciò significa che i cani trovati nella maggior parte delle regioni Africane sono geneticamente differenti dalle razze canine non native e dagli incroci tra queste. Questa differenziazione genetica dipende anche dal fatto che tali soggetti non sono stati sottoposti a selezione artificiale come accade per le altre razze, e dunque il loro pool genetico mostra molta più variabilità.
 
Lo studio, pubblicato il 3 Agosto sul sito Proceedings of the National Academy of Sciences, potrebbe far luce sulla storia dell’addomesticamento del cane, rispondendo alle tante domande alle quali gli studiosi non sono ancora riusciti a dare risposta. In futuro sarà forse possibile chiarire quali furono i tempi ed i luoghi dell’addomesticamento canino e come questa specie sia riuscita ad adattarsi all’ambiente Africano, agli insediamenti umani ed ai diversi tipi di alimentazione.
 
“I geni delle moderne razze canine costituiscono un piccolo gruppo, ma i cani Africani che abbiamo analizzato mostrano una diversità genetica molto più grande” afferma l’autore Adam Boyko, ricercatore associato al laboratorio di Carlos Bustamante, professore di Biologia, Fisica e Chimica alla Barkeley University in California.
 
I ricercatori dell’Università della California (Davis), impegnati nel “Village Dog Genetic Diversity Project”, insieme ad altri ricercatori e a dei veterinari locali, hanno esaminato 318 cani provenienti da sette regioni dell’Egitto, Uganda e Namibia.
 
Sono stai inoltre analizzati soggetti di razza, tra I quali quelli che presumibilmente provengono dall’Africa, quelli Portoricani e gli incroci tra razze pure ottenuti negli Stati Uniti. I ricercatori ed i veterinari hanno raccolto foto ed informazioni sul peso, sull’età, sul colore dei mantelli e sulle misure corporee dei cani; hanno poi inviato ad analizzare i campioni alla Canine DNA Bank del Baker Institute for Animal Health che gestisce un archivio in crescita di DNA proveniente dai cani di tutto il mondo.
 
Boyko, Bustamante e gli altri colleghi si sono serviti di un programma per PC al fine di monitorare la diversità genetica dei campioni. Hanno così scoperto che i cani dei villaggi Africani, sono un mosaico di soggetti indigeni discendenti dai primi individui apparsi nel continente e di razze miste non native. Pare che alcune razze Africane come il Cane dei Faraoni ed il Rhodesian Ridgebacks non abbiano origini africane essendo geneticamente più simili alle razze non native.
 
Uno studio precedente suggerisce che il Cane Domestico probabilmente è stato originato dai Lupi dell’Eurasia, circa 15.000-40.000 anni fa e riporta che i cani dell’Est Asiatico presentano la più grande differenziazione genetica tra tutte le razze e ciò indica che l’addomesticamento sia partito proprio nell’Est Asiatico. Tuttavia, i soggetti africani analizzati in questo studio rivelano una simile diversità genetica che solleva dubbi riguardo l’area d’origine di questa specie.
 
Il team è attualmente impegnato a raccogliere campioni di DNA da cani di tutto il mondo, inclusi gli Stati Uniti. Gli studiosi cercheranno di scoprire le origini delle razze moderne e quanta diversità genetica è stata persa a causa della rigida selezione artificiale.
 
I ricercatori sono interessati a lavorare con i veterinari locali e con i proprietari al fine di ottenere il più grande numero possibile di campioni da ogni angolo del mondo.
 
Tra i co-autori Heidi Parker ed Elaine Ostrander, genetisti al National Human Genome Research Institute; Rory Todhunter, professore di scienza al Cornell's College of Veterinary Medicine; Paul Jones, genetista e ricercatore al Waltham Centre for Pet Nutrition nel Regno Unito.
 
Lo studio è stato finanziato dal Cornell's Center for Vertebrate Genomics, dipartimento del Clinical Sciences and Baker Institute of Animal Health; dal National Institutes of Health e dalla National Science Foundation.
 
 
 
 

Fonte: ScienceDaily

Traduzione a cura di Nicola Cacciola



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