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Una dieta genetica per cani PDF Stampa E-mail

Scritto da Cinomania   
Sabato 23 Ottobre 2010 02:04

Una dieta genetica per caniIl migliore amico dell’uomo è da diverso tempo al centro di uno studio focalizzato sulla nutrizione clinica. I cani e l’uomo hanno un numero simile di geni – circa 23.000 – e molti di questi sono condivisi dalle due specie come afferma il Dr David Sargan, docente di patologica molecolare e genetica molecolare presso il Centro di Scienza Veterinaria all’Università di Cambridge. Attraverso gran parte delle sue ricerche, il Dr Sargan ha cercato di far luce sul tipo di relazione che c’è tra le malattie genetiche che condividiamo con la specie canina.

I risultati ottenuti dal Dr Sargan, attraverso i suoi studi nel campo della genomica nutrizionale (nutrigenomica) in cui sono state analizzate le relazioni tra nutrizione, geni e malattie, suggeriscono che la dieta può essere la vera chiave per la prevenzione e la cura di numerose malattie dell’uomo e del cane, dato che l’influenza nutrizionale sul patrimonio genetico pare essere stata ampiamente confermata.

Gli studi d’avanguardia sul genoma canino, nei quali la nutrizione degli individui esaminati è stata modificata per influenzare l’espressione del codice genetico, ne è un esempio. Le applicazioni della tecnologia nutrigenomica (supportate da studi clinici, su un campione di 249 cani alimentati con una specifica formula mangimistica per 450 giorni) sono state sfruttate in un primo momento dai ricercatori per comprendere meglio l’interazione tra alimentazione e malattie genetiche, influenzando successivamente il mercato mangimistico.

Si è visto che in appena 21 giorni la mobilità dei cani esaminati è migliorata notevolmente ed è stato ridotto il dolore artritico grazie ad una dieta mirata.

 

L'importanza dell'interazione "Geni-Nutrizione"

La nostra salute non è influenzata esclusivamente da ciò che mangiamo, né tantomeno dai geni soltanto: ciò che determina le nostre condizioni di salute è l’interazione tra le due cose. Gli studi evidenziano una relazione tra geni e nutrizione, attraverso la quale alcuni alimenti sono in grado di alterare il funzionamento del nostro genoma. Per esempio, il the verde e i broccoli potenziano l’azione dei geni protettivi, mentre altri cibi ne riducono l’espressione.

“I principi nutritivi dei mangimi formulati per la prevenzione delle patologie articolari, bloccano letteralmente i geni che producono alcuni enzimi responsabili del deterioramento cartilagineo e sono quindi efficaci nella protezione delle articolazioni,” spiega il Dr Guy Fyvie, consulente veterinario della Hill's Pet Nutrition. Secondo il Dr Fyvie, la formulazione di nuovi alimenti basata su questi risultati è un passo importante per comprendere meglio il concetto di terapia nutrizionale nel trattamento di patologie debilitanti dell’uomo e del cane.

 

Un nuovo approccio terapeutico delle patologie croniche

Il Dr John Innes, del Dipartimento di Clinica Veterinaria dell’Università di Liverpool, è del parere che l’applicazione della nutrigenomica segna un nuovo punto di partenza per l’identificazione e il trattamento di molte patologie croniche sia umane che canine. Gli studi a tal proposito prendono spesso in esame i cani visto il ridotto intervallo di generazione e i più numerosi nati per parto della specie canina rispetto a quella umana, spiega il Dr Innes.

Fino ad oggi, sono state identificate circa 400 malattie genetiche canine, che variano a seconda della razza. “La scienza della nutrigenomica fornisce indizi importanti per comprendere come e perché alcune razze canine sono maggiormente predisposte a determinate patologie e ci aiuta a creare nuovi mezzi per la prevenzione e la cura delle malattie”, afferma il Dr Innes.

Si stima che il 20% dei cani soffre di osteoartrite e questa patologia è la causa più comune di dolore cronico nei cani adulti. La nuova formula mangimistica per la prevenzione delle patologie osteoarticolari è stata lanciata sul mercato nel 2005 in Sud Africa dalla Hill’s, ed è la prima dieta canina di cui è stata clinicamente provata l’efficacia nella modificazione dell’espressione genica.

La formula contiene livelli elevati di acidi grassi Omega 3 e più precisamente di EPA (acido eicosapentaenoico), il quale interagisce con i geni per rallentare il decorso dell’artrite.



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